Il Parlamento degli eletti, non dei cortigiani
Guglielmo Scarlato: “Presentato il ricorso contro lo Stabilicum per restituire ai cittadini il diritto di scegliere”
Ho presentato al Tribunale di Salerno un ricorso per la verifica della costituzionalità dello Stabilicum, la nuova legge elettorale, proseguendo una battaglia civile che viene da lontano e che non è ancora finita.
Lo faccio come presidente e portavoce dell’Associazione Vincenzo Scarlato, insieme con i tanti amici del Comitato per la Riforma della legge elettorale con i quali, da tre anni, ci battiamo prima contro il Rosatellum e oggi contro il cosiddetto Stabilicum o Melonellum. Lo faccio con la convinzione che ci ha accompagnato sin dal primo giorno: il diritto di voto non può ridursi alla facoltà di scegliere un simbolo, lasciando ai capi dei partiti il potere di decidere chi sarà eletto.
Una democrazia rappresentativa non può accontentarsi di elezioni formalmente libere se, nella sostanza, sottrae ai cittadini la scelta dei propri rappresentanti. Quando le candidature sono blindate, i capilista sono imposti e una parte dei seggi viene assegnata attraverso liste interamente bloccate, il Parlamento rischia di trasformarsi da assemblea di eletti dal popolo in un Parlamento di cortigiani, espressione delle oligarchie di partito.
È questo il nodo politico e costituzionale che abbiamo cercato di portare all’attenzione pubblica in questi anni, attraverso manifestazioni, convegni, incontri, occasioni di studio e un lavoro condotto con mezzi limitati, ma con una passione civile che non è mai venuta meno.
Oggi questo impegno approda al Tribunale di Salerno con un ricorso promosso da me, in nome di un percorso collettivo, per sottoporre al giudice ordinario questioni che riguardano il diritto del cittadino a un’effettiva espressione del voto e il rispetto dei principi della Costituzione nella formazione del Parlamento.
Non chiediamo al giudice di scegliere una legge elettorale secondo una preferenza politica. Gli chiediamo di verificare se la legge approvata dal Parlamento rispetti davvero la Costituzione. È una distinzione essenziale: le nostre convinzioni politiche appartengono al dibattito democratico; le questioni sollevate nel ricorso riguardano la legittimità costituzionale delle regole con le quali si formano le assemblee rappresentative.
Sono numerosi i profili sottoposti all’attenzione del Tribunale: i capilista bloccati e le liste bloccate per i seggi attribuiti con il premio di maggioranza; la dimensione del premio; l’insufficienza delle garanzie per l’alternanza di genere; le asimmetrie nel calcolo dei seggi per le liste che non raggiungono la soglia di sbarramento; il rispetto della base regionale nell’attribuzione dei seggi al Senato; l’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio e il possibile condizionamento delle prerogative attribuite al Presidente della Repubblica dall’articolo 92 della Costituzione; infine, l’onere delle firme richieste alle nuove liste, che rischia di trasformarsi in un ostacolo sproporzionato alla partecipazione elettorale.
Sono questioni tecniche, certo. Ma dietro ogni questione tecnica c’è una domanda profondamente democratica: chi deve scegliere il Parlamento, i cittadini o gli apparati dei partiti?
La nostra speranza è che il Tribunale ritenga non manifestamente infondate le questioni sollevate e che possa quindi rimetterle alla Corte costituzionale in tempo utile perché siano esaminate prima del prossimo appuntamento elettorale.
Il ricorso sarà patrocinato da me stesso, come consentito nel giudizio civile, ma, soprattutto, dal professor avvocato Sergio Perongini, dal professore avvocato Armando Lamberti e dall’avvocato Marco De Caro. Noi tutti ci avvarremo della consulenza del professor Giovanni D’Alessandro, docente di diritto costituzionale.
Non siamo soli. Sappiamo che una vasta rete di docenti, esperti, giuristi e rappresentanti della società civile sta promuovendo , con dovizia di competenze ed energie , iniziative analoghe in numerosi distretti giudiziari italiani. Guardiamo a questo lavoro con rispetto e con la consapevolezza che la difesa della rappresentanza democratica non appartiene a un singolo gruppo, ma è una responsabilità comune.
Noi abbiamo voluto compiere questo nostro passo singolare, davanti al Tribunale di Salerno, come coronamento di un cammino che viene da lontano. Un cammino nato dalla riflessione, dallo studio, dalla mobilitazione e dalla preoccupazione per una progressiva alterazione degli equilibri costituzionali e per il rischio di una deriva oligarchica delle assemblee rappresentative.
In questo percorso abbiamo scelto di non farci imprigionare dalle appartenenze. L’Associazione Vincenzo Scarlato e il Comitato che ha lavorato sulla legge elettorale hanno riunito persone di sensibilità diverse, provenienti da esperienze politiche differenti, talvolta persino lontane. Ci siamo incontrati non perché avessimo le stesse idee su tutto, ma perché abbiamo riconosciuto una priorità comune: la democrazia costituzionale viene prima delle convenienze di parte.
Ed è proprio qui che desidero fermarmi per esprimere la mia gratitudine.
Grazie a tutti coloro che mi hanno accompagnato in questi anni. A chi ha condiviso le prime battaglie contro il Rosatellum, a chi è rimasto anche quando l’entusiasmo iniziale avrebbe potuto cedere alla stanchezza, a chi si è aggiunto strada facendo, portando nuove energie e nuove competenze.
Grazie a chi ha organizzato incontri, partecipato alle manifestazioni, studiato le norme, discusso le sentenze, suggerito argomenti, corretto impostazioni, segnalato problemi. Grazie a chi mi ha consigliato con franchezza, a chi mi ha incoraggiato nei momenti difficili, a chi mi ha spinto a non fermarmi e a chi, magari lontano dai riflettori, ha contribuito con un gesto concreto, una presenza, una parola.
Grazie ai professionisti che hanno messo a disposizione la propria esperienza e il proprio sapere. E grazie soprattutto agli amici che hanno creduto, insieme con me, che anche un gruppo piccolo, senza grandi mezzi e senza apparati, possa fare la propria parte quando è mosso da una convinzione autentica.
L’Associazione Vincenzo Scarlato ha lavorato con risorse modeste, affidandosi a un’organizzazione artigianale, alla tenacia e alla forza delle relazioni umane. Ma non abbiamo mai pensato che il valore di un impegno civile si misuri con il denaro a disposizione o con il numero di persone che riesce a mobilitare. Ci sono battaglie che meritano di essere combattute proprio perché non promettono vantaggi personali e non garantiscono risultati immediati.
Forse ci muove anche il ricordo di una stagione della vita democratica italiana nella quale avvertivamo più forte il senso delle istituzioni e più profonda la consapevolezza della loro responsabilità costituzionale. Non per idealizzare il passato, ma per non rassegnarci all’idea che il Parlamento possa progressivamente allontanarsi dai cittadini senza che nessuno senta il dovere di reagire.
La battaglia, naturalmente, non è conclusa. Un ricorso non è una sentenza, e non sappiamo quale sarà la decisione del Tribunale né quale eventuale giudizio pronuncerà la Corte costituzionale. Ma abbiamo ritenuto nostro dovere fare tutto ciò che era ragionevolmente possibile per portare queste questioni nelle sedi competenti.
A chi mi è stato vicino dico che questo ricorso non è soltanto mio. È il risultato di un lavoro comune, di una fiducia reciproca e di una passione civile che appartiene a tutti noi.
Io ho assunto la responsabilità di sottoscriverlo e di sostenerlo davanti al giudice. Ma nessun percorso come questo si compie da soli. Se oggi siamo arrivati fin qui, è perché tanti hanno contribuito, ciascuno secondo le proprie possibilità, a trasformare una preoccupazione condivisa in un’iniziativa concreta.
Continueremo a batterci, senza pregiudizi e senza appartenenze obbligate, per un principio semplice, ma irrinunciabile: il Parlamento deve tornare a essere davvero espressione dei cittadini, non il risultato delle scelte insindacabili delle segreterie politiche.
Perché il voto non è una delega in bianco ai partiti. Perché la Costituzione non è un ostacolo da aggirare, ma la regola comune da rispettare. Perché una democrazia nella quale i cittadini non possono scegliere i propri rappresentanti rischia, poco alla volta, di conservare le forme e smarrire la sostanza.
A tutti voi, grazie. Di cuore, ma soprattutto con la consapevolezza che abbiamo ancora molto da fare.
La battaglia continua.
Guglielmo Scarlato
Presidente e portavoce dell’Associazione Vincenzo Scarlato
Ricorrente e patrocinatore di sé stesso nel giudizio davanti al Tribunale di Salerno







