L’ape e i fiori della città
Nel cuore di un alveare in festa, tra voli frenetici e fiori sempre nuovi, nessuno si chiedeva davvero cosa stesse diventando quel lavoro. Finché un vecchio bombo ricordò alle api che la vera ricchezza non è il movimento, ma il miele che si riesce a creare insieme
C’era una volta un alveare ai piedi di una collina, in una città bella e antica, ricca di storia, di tesori nascosti e di fiori ancora da scoprire.
Un giorno, l’ape regina annunciò che era arrivato il momento di dare nuovo slancio all’alveare. Le api si misero così a volare da un fiore all’altro: oggi un papavero, domani una margherita, dopodomani un girasole. Ogni spedizione veniva celebrata con entusiasmo, se ne annunciava il successo e si contavano le api che vi avevano partecipato.
L’alveare era in continuo fermento. Non passava giorno senza un nuovo volo, né stagione senza una nuova iniziativa.
Un vecchio bombo, che osservava tutto dal ramo di un tiglio, un giorno domandò:
«Ma quanto miele abbiamo raccolto?»
Le api si guardarono stupite.
«Miele? Abbiamo visitato tantissimi fiori!»
«Certo», rispose il bombo, «ma visitare un fiore non significa necessariamente raccoglierne il nettare. E raccogliere il nettare non basta: bisogna anche saperlo trasformare in miele.»
«E allora che cosa dovremmo fare? Smettere di volare?», chiesero le api.
«Niente affatto», sorrise il vecchio bombo. «Dovreste prima decidere dove volete arrivare. Scegliere i fiori più adatti, curare il prato, seminare ciò che manca e imparare a lavorare insieme. Perché un alveare non vive di voli, ma del miele che riesce a produrre.»
Le api tornarono al lavoro. Per la prima volta, prima di ogni partenza, si chiesero quali fiori valesse davvero la pena coltivare, quale nettare fosse più utile raccogliere e quale risultato volessero ottenere.
La stagione successiva organizzarono meno voli spettacolari e fecero meno annunci. Lavorarono con maggiore pazienza, scelsero con cura le loro mete e impararono a coordinare gli sforzi.
Quando arrivò l’inverno, le dispense dell’alveare erano finalmente piene.
Dal suo tiglio, il vecchio bombo sorrise.
Perché non è il numero dei voli a fare la ricchezza di un alveare, ma la capacità di trasformarli in miele.







