Politica, prospettive di svolta obbligata senza bluff

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(foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

L’inizio del “semestre bianco” è la stella di riferimento per la sopravvivenza dell’attuale compagine governativa che ha per Premier Giuseppe Conte.

Prima di tale data, che cade il prossimo 3 di agosto, è possibile andare alle urne per dare vita ad un nuovo Parlamento; altrimenti, sarà il prossimo Presidente della Repubblica a valutare se ci sono le condizioni per interrompere o far proseguire la legislatura fino alla conclusione naturale del 2023.

Per il momento, al di là dell’andamento della campagna vaccinale che dà ossigeno al premierato di Conte, ci sono sul tavolo altri dossier che glielo tolgono: dalla redazione e gestione del Recovery Plan ed accesso al Mes sanitario alla spinosa e sospettosa questione della tenuta delle deleghe ai servizi di sicurezza nazionale.

Si tratta di temi sui quali pesano le contestazioni di Matteo Renzi e covano inquietudini nel PD ed in alcune frange del M5S. Le contropartite, del tipo “non disturbare il conducente alla guida”, potrebbero essere le 500 caselle da riempire con nomine di competenza del Governo, la cui attivazione taciterebbero voci di dissenso dell’oggi e prefigurerebbe ancoraggi di potere per il domani.

Sull’oggi incombe una sorta di partita a poker tra Conte e Renzi (non sono esclusi bluff fino alla scoperta delle carte), sul domani è Conte che sta giocando una partita a scacchi con gli altri alleati, stante la popolarità che i sondaggi gli accreditano in misura doppia rispetto ai leader dem e pertastellati, e forte del consenso che gli viene attribuito nel caso di una sua discesa in campo elettorale.

Le relative potenzialità, stimate tra 8 e 10% da ricerche EMG e Demopolis, non intaccano la consistenza dell’elettorato del centro-destra ma sono il risultato di flussi provenienti dall’area di centro-sinistra. Da qui l’inquietudine di un amletico PD e di un ulteriore sbandamento dell’anima movimentista pentastellata. Volendo dare senso alle diverse prese di posizioni di loro esponenti, sembra che la discussione all’interno di ciascuna delle due forze politiche si dibatta tra la riconsiderazione delle rispettive identità e l’affidamento delle loro sorti alla leadership  di un papa straniero.

La strappo si presenterebbe più lacerante per il PD ma conseguente per i grillini che di Conte sono stati mentori. La sua candidatura non aggiunge voti al centrosinistra ma ne aggrega le diverse anime per contrastare l’alleanza di centrodestra data vincente in tutte le rilevazioni delle intenzioni di voto.

A fronte di una situazione così magmatica si capiscono gli orientamenti in atto degli opinionisti dei più diffusi ed influenti media: apertura di credito alla formazione di Giorgia Meloni, con invito ad essere più dialogante con gli attuali assetti Eu; introduzione nel sistema elettorale della possibilità di attivare prima del voto coalizioni e designazione di Premier.

Se non viene disarcionato, Conte ha le credenziali per presentarsi agli elettori come rappresentante di un’esperienza governativa antagonista del centrodestra a conduzione Salvini, anche se al momento tra i partiti della relativa area non è stato sciolto il nodo della leadership elettorale.

Si tratta di prospettive di svolta politica che va in maturazione nel 2021, a prescindere da bluff e dall’andamento della pandemia.

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