Perfida Albione e Paese spazzatura

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Chi non ricorda la frase “La perfida Albione”, che in parecchie occasioni il Duce usò contro l’Inghilterra colpevole di ostacolare il regime fascista?

La frase, nota per averla utilizzata il Duce, non fu farina del suo sacco in quanto sembra che sia stata coniata nell’antica Grecia; la sua canonizzazione viene invece attribuita al Marchese Agostino di Ximenes, un francese di origine spagnola, autore alla fine del Settecento di un verso che diceva “Attacchiamo la perfida Albione nelle sue acque”, e si trova per la prima volta in questa forma (fr. la perfide Albion) in una poesia pubblicata nel Calendrier républicain del 5 ottobre 1793.

Successivamente i francesi la usarono frequentemente nei confronti degli storici nemici inglesi, poi andò in disuso e venne utilizzata, come adesso, per lo più in senso ironico.

Oggi sembra che “la perfida Albione” sia qualunque “Agenzia di rating” che valuta e declassa il nostro paese, vittima delle scelte fatte dal governo giallo-verde.

Mi è venuta in mente leggendo articoli sulla stampa specializzata che riguardano proprio le “Agenzie internazionali di rating”, in allarme per la situazione del nostro paese, gravato dal peso di un debito pubblico enorme, che nessuno riesce a ridurre, ma che, ciononostante, è stato finora bene accetto dagli investitori, istituzionali e non, disposti a finanziarlo a condizioni molto favorevoli per noi debitori; in virtù di tale gradimento negli ultimi anni abbiamo pagato interessi molto contenuti, grazie anche ad una serie di circostanze e provvedimenti a noi favorevoli: prima di tutto lo “spread” (differenziale) con i titoli tedeschi che si aggirava intorno a 130/140 (ora è a quota 330/340, se non oltre); le massicce iniezioni miliardarie di euro che il Presidente Draghi ha fatto a tutti i paesi dell’UE per circa due anni, acquistando come banca centrale UE parte dei debiti pubblici dei vari stati membri.

Ma hanno altresì influito favorevolmente i buoni giudizi che le “Agenzie internazionali di rating” hanno riservato al nostro debito, anche per la credibilità degli ultimi governi (da Monti a Gentiloni) grazie ai quali il nostro paese, dopo Berlusconi, ha riacquistato credibilità sullo scenario internazionale.

Oggi, purtroppo, a causa della scarsa credibilità dell’attuale governo giallo-verde, non è più così, e le prospettive future sono tutt’altro che favorevoli per il nostro paese.

Prima di addentrarci in un discorso più specifico è opportuno conoscere almeno l’abc delle Agenzie di rating: chi sono, e come valutano il rischio paese.

Il rating, in italiano “classificazione”, è un metodo col il quale vengono valutati titoli obbligazionari e imprese sulla base del rischio finanziario cui sono esposti. È un indicatore dello stato di salute economico/finanziario di un Paese, o di una impresa (anche queste sono soggette al rating, specialmente quelle più importanti).

A dare le valutazioni sono appunto le cosiddette “Agenzie internazionali di rating”.

Le più importanti a livello mondiale sono quattro: la statunitense Fitch fondata nel 1914 a New York, con due rami a New York e a Londra; la statunitense Moody’s fondata nel 1909 a New York, dove ha la sede; la statunitense Standard & Poor’s, fondata nel 1949 a New York, dove pure ha la sede; la cinese Dagong Global Credit Rating, la più giovane, fondata nel 1994 a Pechino.

Le quattro Agenzie di rating sono tutte extraeuropee, il che le pone al riparo da facili critiche riguardanti un eventuale interesse nelle faccende europee che potrebbero aggravare la valutazione negativa data al nostro paese, ed è anche per questo che i giudizi da esse dati all’Italia debbono essere considerati attendibili.

Oltre al “rating” le Agenzie hanno anche un altro strumento di valutazione denominato «outlook», in Italiano “prospettiva”, che esprime un giudizio “in chiaro” che le agenzie emettono insieme al “rating” per definire meglio il rischio che un investitore corre.

Il “rating” viene espresso con lettere, numeri e segni aggiuntivi da AAA (il migliore) a D (il peggiore), scala ideata nel 1924 da Fitch e tuttora in uso.

Pochi giorni fa l’Agenzia Moody’s, ha emesso il più recente giudizio sul nostro paese, tagliando il rating da Baa2 a Baa3, con <<adeguata capacità di rispettare gli obblighi finanziari, ma in uno scenario di condizioni economiche avverse o cambiamenti delle circostanze che sono più facilmente associabili ad una minore capacità di adempiere agli obblighi finanziari assunti>>; contemporaneamente ha definito  “l’outlook stabile su debito elevato, ma prevede che il deficit aumenterà di molto mentre l’economia non decollerà”.

Il nuovo giudizio di Moody’s pone il nostro paese a un gradino sopra il livello minimo di valutazione, quello di “spazzatura”.

Negli anni precedenti e con i precedenti governi, il giudizio di Moody’s non era mai stato così negativo; si pensi che nel settembre 2011, all’epoca dell’ultimo governo Berlusconi, era fermo ad AA2 (immutato sin dal 2002) il che sta a significare che, nonostante tutto, con Berlusconi, pure tanto criticata in Europa e nel mondo, il nostro paese godeva di molta più fiducia rispetto a quanto ne goda ora con il governo Conte – Di Maio – Salvini.

Le altre Agenzie, pure se non si sono recentemente pronunciate, rimangono guardinghe e sono ferme ai rating BBB (S&P), BB (Fitch), BB+ (Dagong).

A titolo di paragone, i rating in corso da parte delle stesse Agenzie sulla Germania, sono rispettivamente di Aaa, AAA, AAA e AA+.

Quelli sulla Grecia oggi sono fermi a B3, B+, B e CC.

Non occorre essere esperti per comprendere come oggi il nostro paese sia valutato a livello internazionale, perché lo spread con i bund tedeschi sia così alto, quanto ci costa tutto ciò (c’è chi parla di 180 miliardi di euro che potrebbero andare in fumo), su chi gravi la responsabilità di questa situazione, e perché tanti grandi investitori abbiano preferito già spostare i loro capitali all’estero.

Questa è la situazione, ed è inutile che i nostri ignoranti governanti, nel senso che ignorano le regole della finanza e dei mercati (fatta eccezione per alcuni di essi che però vengono continuamente relegati in un cantuccio e costretti a giustificare scelte che non condividono, spesso arrampicandosi sugli specchi), urlino il loro sdegno non solo contro la matrigna Europa, ma anche contro le “perfidi Albioni” che oggi sembrano rappresentate proprio dalle Agenzie di rating.

Ultima considerazione: si può tentare di comprendere la pervicacia dei nostri governanti che, ignoranti della materia, e condizionati dalle promesse elettorali sulla base delle quali hanno ricevuto valanghe di voti, stanno facendo quadrato intorno alla loro manovra; non si comprende, invece, la loro difesa di tecnici ed esperti che pure nella loro area ci sono, e che, a mio avviso, sono in assoluto i più colpevoli dei disastri che si verificheranno.

Qualche perplessità sorge anche sulla firma che, proprio ieri, senza batter ciglio il Presidente Mattarella, massimo garante della Costituzione e delle regole che essa prevede anche in merito alla sostenibilità dei conti ed al pareggio di bilancio, ha posto sul Decreto fiscale, rendendolo operativo.

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