Lino Banfi e l’Unesco

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foto tratta da profilo fb

Parlare di UNESCO, senza sapere cosa essa sia, non ha senso, e sono certo che, pure se più volte viene menzionata, talvolta a sproposito, pochi effettivamente la conoscano e sappiano quali scopi si prefigge.

Eppure già nell’acronimo è indicato tutto: “United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura”: si può senz’altro dire che pochi acronimi sono più chiari.

L’UNESCO è l’agenzia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione, per conseguire “il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali”, così come sono definite e affermate nella “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” adottata poi il 10 dicembre 1948; il tutto per il bene ultimo della pace, della democrazia, della giustizia e dell’eguaglianza degli uomini.

L’Unesco fondata nel 1945, ad essa aderiscono 195 paesi ed ha sede a Parigi. Essa venne definita durante lavori preparatori svoltisi tra il 16 novembre 1945 e il 4 novembre 1946, nell’ambito della Conferenza dei Ministri Alleati dell’Educazione (CAME); ma questo gruppo di Ministri dei Paesi Alleati contro il Nazismo si era già riunito la prima volta a Londra nel 1942, in piena guerra mondiale, e si era reso conto che uno dei veicoli per evitare ulteriori catastrofi, come quella allora in corso, era la cultura, e che l’integrazione delle culture dei diversi paesi avrebbe potuto contribuire notevolmente ad evitare ulteriori guerre.

Per perseguire il suo fine, l’Unesco sponsorizza progetti di programmi scientifici internazionali di alfabetizzazione, tecnici e di formazione degli insegnanti, di progetti regionali e di storia culturale e di cooperazioni internazionali per la conservazione del patrimonio culturale e naturale del pianeta e per tutelare i diritti umani.

Ci troviamo, quindi, in presenza di una Organizzazione internazionale che ha uno scopo prevalentemente culturale, nella forma più ampia, e senza limiti di sorta, tant’è che, nella sua lunga attività, si è occupata in pratica di tutto.

Ovviamente ogni paese aderente ha uno o più rappresentanti all’interno della stessa, e si suppone che essi abbiano requisiti aderenti alle attività culturali e scientifiche da svolgere, relativamente alle quali ciascun rappresentante dovrebbe avere specifiche competenze: uomini di scienza, di lettere, di arte che possano scambiarsi le loro esperienze, confrontare le loro professionalità, discutere dei loro “prodotti” per giungere alla individuazione delle attività da porre in cantiere, o da integrare, per il raggiungimento degli scopi istituzionali.

E poiché a rappresentare il nostro paese è stato scelto qualche giorno fa dal M5s, in prima persona dal vice premier Luigi Di Maio, l’attore Lino Banfi, viene spontanea una domanda: ma cosa c’entra un attore comico con tutto questo?

Qualcuno dovrebbe spiegarlo, e non con battute che rasentano la idiozia, ma dando motivazioni all’altezza del compito che il nostro rappresentante dovrà (dovrebbe) svolgere, in relazione al prestigio che compete a un paese come il nostro, ricco di storia, di cultura e di tradizioni, che concentra, tra l’altro, le maggiori tracce del passato, la più grande quantità di resti di monumenti antichi, e tutte le vestigia di un’antica civiltà.

Sia chiaro che non c’è nulla da dire su Lino Banfi come attore comico, che ha fatto ridere e divertire almeno due generazioni, avendo iniziato quando la nostra, ora avanzata, era ancora giovane, ed avendo portato la sua arte e le sue “performance” a far divertire anche gli attuali giovani, e che ha spaziato tantissimo nel cinema, non sempre di qualità, pochino nel teatro, tanto nella TV, ma sempre rappresentando l’italiano medio, a volte di scarsa cultura, molto spesso “gallo”, e tale stereotipo gli è rimasto appiccicato anche in età avanzata; la cadenza pugliese del suo discorrere, nel mentre è piacevole in quanto ben si addice alla sua figura ed ai personaggi interpretati, lo limita e lo circoscrive ad un ambito popolar-godereccio che può essere gradito in quel momento, ma del quale nulla rimane allo spettatore se non il ricordo di aver trascorso qualche ora spensierata.

Lino Banfi è nato ad Andria l’11 luglio 1936 come Pasquale Zagaria (questo è il suo vero nome) che cambiò su consiglio di Totò.

Venne avviato dai genitori verso la vita del seminario, ma presto si rese conto la sua strada era un’altra e, a diciotto anni ‘emigrò’ a Milano per tentare la strada del teatro di varietà, dove iniziò a ottenere successo proprio grazie al suo inconfondibile dialetto di Canosa.

Successivamente il giovane Banfi si trasferì a Roma per tentare la strada della tv. Partecipò a ‘Bilioteca Studio Uno’ di Antonello Falqui (1964) e su Rai 2 a ‘Speciale per voi (1969), di Renzo Arbore, non disdegnando nemmeno il cabaret con Enrico Montesano e Lando Fiorini.

Dopo una serie di commedie in collaborazione con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia – da cui nasce ‘L’esorciccio’ (1975), un cult per gli amanti del genere – iniziò il decennio in cui la notorietà dell’attore barese esplose, nell’ambito della commedia sexy all’italiana.

Così, recitando al fianco di attori come Alvaro Vitali, Edwige Fenech, Gianfranco D’Angelo e Gloria Guida, Banfi diventa icona del genere, in pellicole quali ‘La liceale seduce i professori’, ‘L’onorevole con l’amante sotto il letto’, ‘La moglie in bianco… l’amante al pepe’, ‘L’infermiera di notte’ e ‘L’insegnante va in collegio’, ‘Vieni avanti cretino’; opere popolari che di cultura hanno ben poco, e che non a tutti sono gradite.

Verso la fine degli anni Ottanta, la carriera di Lino Banfi subisce una svolta, indirizzandosi sempre più verso il piccolo schermo. Nel 1987 gli viene affidata la conduzione di ‘Domenica in’, poi di ‘Stasera Lino’ (1989) e ‘Aspettando Sanremo’ (1990), in cui l’attore rivela ancde doti di intrattenitore e conduttore.

Dal 1998 al 2009 gli viene affidata una parte da protagonista nella fiction di grande successo ‘Un medico in famiglia’. Lì presta il volto a Libero, un nonno legatissimo a figli e nipoti che diventa il punto di riferimento di una famiglia allargata: un personaggio completamente diverso da quelli interpretati in precedenza, che in parte lo riabilita.

E fu proprio per questo ruolo che nel 2001 Banfi venne nominato ambasciatore dell’Unicef, la quale, come è noto, tutela e promuove i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza; e in quanto tale la nomina di Banfi non fa una grinza, anche perché la sua notorietà e la sua simpatia sono funzionali alla raccolta di fondi che periodicamente l’Unicef fa.

Ma un discorso è essere ambasciatore all’Unicef, altro è rappresentare il paese all’Unesco; probabilmente chi lo ha nominato ignora il ruolo diverso delle due organizzazioni.

Purtroppo oramai di questi episodi ce ne dobbiamo fare una ragione, da questi governanti non possiamo pretendere nulla di meglio.

Tutto sommato ha ragione Matteo Renzi il quale, a proposito della nomina di Banfi all’Unesco, ha commentato: “Fa meno danni Banfi di Salvini-Di Maio”.

Come dargli torto?

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