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Opinioni

Le paure non vogliono sparire: vogliono parlare

Il punto è che abbiamo imparato a trattare la paura come un errore di sistema. Qualcosa da correggere, da eliminare

Le paure non vogliono sparire: vogliono parlare

“Metterei le paure dentro le conchiglie…” scrive Alda Merini. Bellissimo. Ma falso. Le paure non si lasciano mettere da nessuna parte. Provaci: ignorale, coprile di musica, di scroll, di ironia. orneranno. Sempre. Magari non facendo rumore, ma cambiando forma: diventano procrastinazione, relazioni tiepide, sogni rimandati “a quando sarò pronto”.

Il punto è che abbiamo imparato a trattare la paura come un errore di sistema. Qualcosa da correggere, da eliminare. Ma se fosse, invece, un segnale preciso? La paura di non essere abbastanza non è debolezza: è fame di riconoscimento. La paura di fallire non è fragilità: è il segno che stai finalmente giocando una partita che conta. Il problema non è avere paura. È vivere vite abbastanza piccole da non incontrarla mai davvero.

E qui sta la provocazione: forse non dobbiamo ridurre le paure. Dobbiamo alzare la qualità delle nostre scelte. Perché una vita senza paura è spesso una vita senza esposizione, senza rischio, senza verità. Una vita anestetizzata. Comoda, sì. Ma dimenticabile. Allora no, niente conchiglie. Meglio imparare a stare in piedi mentre il mare dentro si muove. La domanda non è più “come faccio a non avere paura?”. Ma: vale abbastanza quello che sto vivendo da meritarsela?

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Foto di Gennaro Pierri

Gennaro Pierri

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista…

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