L’ARCHRITICO Le colpe dei padri

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il profeta Ezechiele – particolare della decorazione della volta della Cappella Sistina, M. Buonarroti, 1511

Risuona, oramai vanamente, il monito biblico “le colpe dei padri non ricadano sui figli” (Ezechiele 18.20) ma resta tenacemente attuale la versione nel libro dell’Esodo dove un Dio «geloso» suggerisce di obbedire alla legge divina piuttosto che trasgredirla.

D’altronde, nessuno discute l’imperitura modernità della Bibbia.

Grazie alla fedeltà saranno gli stessi padri a garantirsi “benefici per sé, per i propri figli, nipoti e pronipoti fino alla millesima generazione”.

Di tiranni e fedeli servi che si “sigillano” il futuro potremmo fare molti esempi.

Ma siccome non tutti i figli, nipoti e pronipoti sono uguali tocca nutrire una sana pietà per quei giovani che sono «meno uguali» degli altri. Specie in tempi di pandemia.

In costa d’Amalfi e in qualche altro comune vicino, non sono valse a nulla le promesse e le rassicurazioni degli adulti che, non più tardi dell’altro ieri, col cuore in mano, garantivano ai bambini che mai più sarebbero tornati a salutare la maestra dal monitor. Un provvedimento grottesco, senza nessuna legittimità amministrativa e coscienza, li ha nuovamente condannati a questa tortura alienante.

Così, dopo l’inevitabile bocciatura del TAR, quando il prefetto ha invocato di ripristinare la legalità e di riportare, gli alunni in classe come è, pur nelle difficoltà, avvenuto in tutta Italia, in Europa e nel mondo, i 13 Sindaci della “divina costa” gli hanno risposto con un’inappuntabile lettera con la quale hanno certificato, nero su bianco, un disastro a scala territoriale che nel caso di amministratori, o “governatori”, al secondo (o addirittura terzo) mandato, vale anche come fallimento personale.

Poiché incapaci di svolgere il loro unico compito per le vacanze: garantire la riapertura della scuole. In sicurezza e per tutti.

Non inaugurazioni, mostre, pose di bambinelli, rassegne teatrali, sfilate di zampognari eccetera.

A giustificare l’impotenza, una situazione sanitaria definita da “zona rossa” con (testuale): attività di tracciamento e di controllo dei contatti già da tempo estremamente lente e carenti. USCA ridotte all’osso in termini sia di personale che di attrezzature – Scuole (che) lamentano le inevitabili difficoltà cui andrebbero incontro in considerazione della accertata carenza di strutture e di personale – Problema dell’inadeguatezza dei controlli sui mezzi di trasporto pubblici, inidonei a fornire il livello di sicurezza.

A questo si aggiunga il ritardo, colpevole, con la quale è iniziata la campagna vaccinale, desolante per i minori di 12 anni e inspiegabilmente lenta per gli over 70.

Uno scenario da «terzo mondo», insomma. Ritratto di una terra che offre pochissime speranze ai giovani e nessuna opportunità ai loro meriti e che, goffamente, riesce persino a sottrargli il diritto all’istruzione.

La logica imponeva che quella missiva fosse seguita anche da qualche lettera di dimissioni, genere letterario in via d’estinzione al contrario dell’annuncio di propaganda, che gode sempre di ottima salute. Infatti, anche il rientro, ora definito “graduale”, degli studenti in classe, si sta trasformando in un tardivo ed avvilente spot d’”efficienza” e “prudenza”.

Intanto sui bambini, figli, cavie, ricadono, con effetti disastrosi, le colpe dei padri.

Con buona pace del profeta Ezechiele.

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