scritto da Guglielmo Scarlato - 09 Giugno 2026 14:39

La Repubblica dei Nominati

Una riforma elettorale che elimina la scelta degli elettori, amplifica artificialmente le maggioranze e altera gli equilibri costituzionali

Le leggi elettorali dovrebbero garantire rappresentanza e libertà di scelta. La riforma in discussione rischia invece di produrre l’effetto opposto.

Già oggi circa tre quinti dei parlamentari vengono eletti attraverso liste bloccate. Gli elettori non possono scegliere il candidato, ma soltanto il simbolo del partito.

La nuova legge farebbe un passo ulteriore: il 100% dei parlamentari sarebbe sostanzialmente selezionato dalle segreterie dei partiti.

Nessuna preferenza. Nessuna scelta diretta. Tutti nominati.

Un Parlamento composto da persone che devono la propria elezione non ai cittadini ma ai vertici politici che le hanno collocate nelle liste.

Ma il problema non finisce qui.

Accanto alle liste bloccate compare un premio di maggioranza particolarmente ampio, capace di attribuire a una coalizione una forza parlamentare enormemente superiore al consenso effettivamente ricevuto nel Paese.

Inoltre il meccanismo presenta evidenti anomalie territoriali: gli elettori del Trentino-Alto Adige verrebbero esclusi dal computo per l’attribuzione del premio, mentre il Molise ne subirebbe effetti differenti rispetto alle altre regioni. Una disparità difficilmente conciliabile con il principio costituzionale dell’eguaglianza del voto.

Ci troviamo quindi di fronte a una combinazione inedita e pericolosa: un Parlamento interamente nominato e contemporaneamente drogato da un forte premio di maggioranza.

Eppure quel Parlamento non si limita ad approvare le leggi.

Quel Parlamento elegge il Presidente della Repubblica. Elegge un terzo dei giudici della Corte costituzionale. Quel Parlamento concorre alla formazione degli organi di garanzia che dovrebbero restare indipendenti dalle maggioranze politiche del momento.

Per questa ragione la questione non riguarda soltanto chi governerà domani. Riguarda chi avrà il potere di influenzare gli equilibri istituzionali della Repubblica per molti anni.

A ciò si aggiunge la previsione dell’indicazione preventiva del candidato premier sulla scheda elettorale.

La Costituzione italiana non conosce l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. La nomina spetta al Presidente della Repubblica dopo il voto e in funzione della fiducia parlamentare.

Indicare sulla scheda un premier “già scelto” significa creare nell’opinione pubblica una pressione politica che rischia di comprimere, almeno sul piano sostanziale, una delle più importanti prerogative del Capo dello Stato.

Ma c’è un’ultima questione.

Nel 2024 la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa ha ricordato che le regole elettorali non dovrebbero essere modificate nell’anno precedente alle elezioni, perché la stabilità delle norme è una garanzia fondamentale della democrazia.

Le regole del gioco non dovrebbero essere cambiate a partita in corso. Soprattutto quando chi le cambia è anche il principale beneficiario del cambiamento. Una democrazia vive dell’equilibrio tra consenso, rappresentanza e garanzie costituzionali. Quando il consenso viene amplificato artificialmente, la rappresentanza viene sostituita dalla nomina e le istituzioni di garanzia rischiano di essere influenzate da una maggioranza sovrarappresentata, il problema non riguarda più una semplice legge elettorale.

Riguarda il futuro stesso della Repubblica. Perché una Repubblica di cittadini è una cosa. Una Repubblica di nominati è un’altra.

Guglielmo Scarlato, salernitano, avvocato cassazionista, deputato per tre legislature tra il 1983 ed il 1994. Studioso di diritto, è stato professore a contratto di Diritto Penale dell’ Economia presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno, ha pubblicato numerose monografie e saggi su diversi temi giuridici ed è l’autore di alcuni voci dell’Enciclopedia Giuridica Treccani, quali quella sui reati ministeriali, sulla responsabilità penale del Presidente della Repubblica e l’attentato ai ai diritti politici del cittadino.

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