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Opinioni

Ci piacciono le cose impegnative (anche se facciamo finta di no)

Dire che “ci piacciono le cose impegnative” significa smettere di raccontarci che vogliamo solo comfort. Vogliamo senso. E il senso ha sempre un prezzo: tempo, pazienza, rischio

Ci piacciono le cose impegnative (anche se facciamo finta di no)

C’è una frase che spiazza più di uno slogan motivazionale: “ci piacciono le cose impegnative”. L’ha detta l’Arcivescovo Soricelli durante un’omelia nella giornata di ieri e l’ho raccolta a volo e mi sta facendo pensare molto. E no, non è una bugia devota da pulpito. È un fatto umano.

Viviamo nell’epoca della semplificazione compulsiva. Tutorial di trenta secondi, relazioni “senza complicazioni”, lavoro smart, cibo pronto. Tutto rapido, tutto leggero. Eppure, quando qualcosa è davvero facile, dopo l’entusiasmo iniziale resta una sensazione strana: vuoto. La verità è che non ricordiamo ciò che è stato comodo. Ricordiamo ciò che ci è costato.

Pensate allo sport, agli esami, a quella conversazione difficile che rimandi da settimane. Non sono esperienze piacevoli in sé. Eppure sono le uniche che ci cambiano. È come se l’essere umano fosse programmato per desiderare una soglia da superare. Senza attrito non c’è crescita. Senza salita non c’è panorama.

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Il punto non è amare la fatica per masochismo. Il punto è che l’impegno dà forma all’identità. Le cose impegnative ci costringono a scegliere, a restare, a non scappare. E in un mondo che offre infinite uscite di sicurezza, restare è rivoluzionario.

Forse per questo le storie che ci appassionano — nei film, nei libri, nella vita — non parlano di scorciatoie ma di attraversamenti. Nessuno si commuove per un talento sprecato in modalità “facile”. Ci emoziona chi cade, si rialza, insiste. Perché lì riconosciamo qualcosa di nostro.

Dire che “ci piacciono le cose impegnative” significa smettere di raccontarci che vogliamo solo comfort. Vogliamo senso. E il senso ha sempre un prezzo: tempo, pazienza, rischio.

La domanda allora non è se la vita sarà impegnativa. Lo sarà comunque. La vera domanda è: per cosa vale la pena faticare?

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Foto di Gennaro Pierri

Gennaro Pierri

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista…

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