Tra una settimana, ad oltre un mese dalla elezione del nuovo sindaco, avremo la prima seduta del Consiglio comunale. C’è voluto un po’, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Non vorremo essere frettolosi nei giudizi, ma avvertiamo la forte sensazione che questa nuova consiliatura sembra essere nata già con un suo preciso tratto distintivo: procedere con il si bemolle. Non è proprio quello che i cavesi si aspettano, ma ci conforta la circostanza che la nostra potrebbe rivelarsi un’impressione del tutto sbagliata, la quale, ci auguriamo, sarà smentita dai fatti.
Detto ciò, con l’insediamento di quello che, impropriamente, chiamiamo con una certa enfasi il nuovo parlamentino cittadino, avremo l’elezione del presidente del Consiglio comunale, una figura, ad onor del vero, che in molti ritengono del tutto inutile e decorativa. In parte, ciò è anche vero, tuttavia, il ruolo esiste e il presidente, soprattutto sotto certi aspetti, esercita poteri che alla fine possono incidere anche in modo rilevante e significativo sulla vita istituzionale e l’attività amministrativa.
In queste ultime settimane, non avendo di meglio, ci si è trastullato sul nome del nuovo presidente del Consiglio. La scelta, a quanto pare, ancora non è avvenuta in modo definitivo, ma, stando a quello che si è letto, ma anche all’inciucio dei portici, si fa il nome di Armando Lamberti, già candidato a sindaco e attualmente consigliere comunale.
Quella di Lamberti è indubbiamente una candidatura autorevole, trattandosi di un docente universitario e di una personalità politica di un certo spessore culturale. C’è da chiedersi, proprio per questo, ma davvero il professor Lamberti ambisce ad avere quello che potrebbe essere visto come un contentino, un premio di consolazione per la mancata elezione a sindaco? E ancora, ma il professor Lamberti, per la sua recente storia politica fuori dalla logica dei partiti e degli schieramenti, non sarebbe più utile alla città nel ruolo di consigliere comunale, quale pungolo dell’Amministrazione e garante del buon governo, piuttosto che non nella veste di presidente del Consiglio comunale, ruolo indubbiamente prestigioso ma che potrebbe rivelarsi, per come si è fatto conoscere il nostro, una insopportabile camicia di forza?
Non a caso, d’altronde, c’è chi attribuisce al sindaco Servalli l’idea di portare Lamberti alla presidenza del Consiglio. Sarà, ma riesce difficile capirne le motivazioni politiche. Il presidente del Consiglio comunale, per quanto garante dell’intero consesso, non può che essere organico alla maggioranza. Questo, per un insieme di motivi, ma soprattutto non fosse altro per evitare che una personalità forte nel ruolo di presidente, alla fine si trasformi nel contraltare del sindaco.
D’altro canto, però, non appaiono affatto verosimili alcune estrose narrazioni sentite in questi giorni. Tanto per essere chiari non è credibile, per quel po’ che si conosce dei due, che Servalli voglia Lamberti presidente del Consiglio per saldare un debito elettorale, in altre parole, il sostegno, peraltro possibile, ricevuto al ballottaggio. La cosa non sta in piedi, per il semplice fatto che qualora ci fosse stato un simile accordo sarebbe avvenuto alla luce del sole, anzi, ampiamente pubblicizzato con conferenze stampe, manifesti e comizi.
E allora? Non sappiamo cosa frulla nella testa dei consiglieri comunali di maggioranza in merito alla scelta del nuovo presidente del Consiglio. La logica politica consiglierebbe di scegliere nelle fila della maggioranza, soprattutto del Pd che, almeno per ora, nonostante un gruppo consiliare che rappresenta oltre un terzo del consesso comunale, ha avuto appena un vice-sindaco. E’ questo, in prospettiva, un pericoloso gap politico, che non potrà mai essere bilanciato dalle nomine nel sottogoverno o nello staff del sindaco. Si tratta, infatti, di due componenti diverse e non assimilabili, allo stesso modo con cui non possono essere sommati i pomodori ai peperoni.
Per la scelta del nuovo presidente del Consiglio, allora, forse questa maggioranza dovrà continuare nel segno del rinnovamento operando una scelta di rottura rispetto al passato. Perché, allora, non pensare ad una giovane donna? Sarebbe una ventata di novità e l’ulteriore tassello per dare vita ad una nuova stagione politica per la città.
D’altra parte, riprendendo uno degli slogan dell’ultima campagna elettorale, se non ora, quando? (foto Angelo Tortorella)