Vai al contenuto

— Aggiornato alle

Pubblicità
SERI
Opinioni

Bella Ciao sotto le volte del Duomo: il funerale di Nogaro e l’Italia delle contraddizioni

Il canto partigiano intonato al funerale del vescovo emerito di Caserta diventa simbolo di un paradosso tutto italiano. Tra fede, impegno civile e memoria collettiva, la figura di monsignor Nogaro riapre il dibattito sui confini – sempre più sfumati – tra Chiesa, politica e umanità

Bella Ciao sotto le volte del Duomo: il funerale di Nogaro e l’Italia delle contraddizioni

«E quando uscirà quel feretro… si è levata Bella ciao.» Così raccontano alcuni resoconti di cronaca attorno alle esequie di monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta scomparso qualche giorno fa. È già immagine che fa discutere: nel Duomo di Caserta, dopo la liturgia funebre, dalla folla si è levato il canto partigiano legato alla Resistenza e, negli anni, a molte battaglie civili e politiche del nostro paese.

Questa coincidenza musicale sembra squadernare davanti agli occhi di tutti non soltanto il legame tra fede e politica, ma anche il senso profondo e contraddittorio della memoria pubblica italiana.

Nogaro non era un uomo qualunque: fu pastore appassionato in una terra difficile, denunciò con forza la camorra e le ingiustizie sociali, si fece interprete di un Vangelo “in uscita” che soffriva assieme agli ultimi. Ciò gli guadagnò rispetto e ammirazione, ma anche critiche da chi riteneva che il ruolo di un vescovo debba restare rigorosamente entro i confini della fede sacramentale e non scivolare in battaglie politiche identificate con questa o quella parte.

Pubblicità
Bifolco & Co. s.r.l.

Ed è qui che Bella Ciao diventa simbolo, o sintomo: non tanto un’invasione partitica al funerale di un uomo di Chiesa, ma la proiezione di un’Italia che non sa più distinguere – o non vuole più – tra memoria storica, impegno civile e luoghi religiosi. Per alcuni è gesto di gratitudine spontanea: un richiamo alla lotta per la dignità e la libertà. Per altri, un’intrusione inopportuna e politicamente schierata in un momento di dolore e raccoglimento.

La Chiesa di Caserta ha ricordato Nogaro come guida e uomo di pace e carità. Ma il dibattito resta aperto: cosa significa oggi commemorare un pastore che ha voluto essere vicino alle sofferenze di tutti? È possibile separare il cristiano dal cittadino, il simbolo dalla fede, il canto popolare dal rito sacro?

Forse la domanda più seria non è se si dovesse o no intonare quella canzone, ma perché sentiamo ancora il bisogno di etichettare ogni gesto umano come politico o dogmatico. Forse Nogaro, più di altri, ci invita a chiederci: dove finisce la semplice umanità e dove comincia la fede? E fino a che punto siamo pronti ad accogliere questa tensione senza rinnegarla?

Condividi

Foto di Gennaro Pierri

Gennaro Pierri

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista…

Tutti gli articoli →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Pubblicità
Cava Energia