Cava, il comizio di Salvini sui social

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Sul comizio di ieri di Salvini a Cava ormai ne sono piene le cronache. Se è per questo abbiamo avuto anche l’onore, o meglio il disonore, delle pagine nazionali dei giornali e di alcune rete televisive. Come dire, ci siamo fatti conoscere.

Sui social, ovviamente, si è letto di tutto. C’è da dire, anzi, che chi ha maggiormente diffusa e commentata la notizia sono stati proprio i simpatizzanti di sinistra. Questo a dimostrazione che la sinistra si sa far male da sola, ha il masochismo nel suo dna costitutivo,  tirando così la volata elettorale, per eterogenesi dei fini, proprio a Salvini. In altre parole, il tafazzismo è indiscutibilmente una prerogativa della sinistra.

Ma veniamo ai post, diciamo così, tra i più interessanti e significativi o quantomeno che ci hanno più incuriositi.

Ha destato sorpresa e curiosità, tanto per cominciare, il post dell’assessore alla polizia municipale Giovanni Del Vecchio, il quale con sicurezza ha in un inciso scritto che i “contestatori non sono della nostra città e saranno tutti individuati dalle telecamere”. Un’affermazione precisa e preziosa quella dell’assessore Del Vecchio. Vivaddio, questi contestatori non sono cavesi, quindi almeno ci siamo tolti questa brutta onta dal groppone. Ma come avrà fatto l’assessore a ricavare che i contestatori non sono cavesi? Escludendo il caso che abbia chiesto loro di esibire i documenti, ma anche che non fossero ritenuti cavesi solo perché da lui mai visti (a Cava siamo 55 mila abitanti ed è impossibile conoscerci tutti anche per un assessore vigile e attento come Del Vecchio), dobbiamo presumere che forse il nostro Comando di Polizia Municipale è stato dotato di una sorta di riconoscimento facciale dell’identità come avviene in Cina. Però, c’è un però: l’assessore afferma che i contestatori saranno tutti individuati dalle telecamere. Insomma, resta il dubbio di come cavolo abbia fatto a capire che i contestatori non sono cavesi. Ce lo spiegherà di sicuro quanto prima.

Ad essere smentito da un paio di centinaio di suoi concittadini è stato il sindaco Vincenzo Servalli, che prima del comizio aveva postato:  «Un ingente spiegamento di forze dell’ordine è presente nella nostra città a garanzia del diritto della Lega cavese, del suo candidato sindaco e di Salvini di fare la loro manifestazione. Noi cavesi dobbiamo dimostrare, ancora una volta, che tale schieramento è superfluo. Dimostriamo chi siamo, la nostra civiltà, i nostri valori, la nostra identità e che tutto vada bene». Come dire, al di là delle buone e sincere intenzioni del nostro primo cittadino, possiamo dire che questo post va classificato tra “le ultime parole famose”. Magari solo per colpa dei contestatori venuti, a quanto sembra, da fuori Cava!

Gli fa rima, immediatamente, Filomena Avagliano, candidata a consigliere comunale con una lista di appoggio proprio al sindaco Servalli: «Mi auguro vivamente che lo spiegamento sia superfluo. Spiegamento pagato dai noi contribuenti, da tutti noi, per permettere anche agli odiatori di odiare, la democrazia. Non si scende nel fango con chi ci sguazza da sempre è il suo terreno. Gli avversari si avversano politicamente e l’intolleranza non è cavese, siamo il paese di Mamma Lucia». Belle intenzioni e nobili parole. Ma quanto sofisma, per non dire paraculaggine. Tradotto, significa che si spendono quattrini dei contribuenti, quindi nostri soldi, per consentire all’odiatore, immaginiamo Salvini, di odiare la democrazia. C’è solo, però, un particolare per nulla trascurabile, anzi: i quattrini dei contribuenti sono stati sì spesi, ma per tenere sotto controllo, a parte qualche sedia volata non per caso, gli amanti della pace e della democrazia che contestavano il comizio dell’odiatore Salvini, mentre quest’ultimo esercitava un diritto costituzionale, conquistato e difeso proprio da quei partigiani di cui ogni anno con retorico orgoglio si pianta a loro ricordo un albero nella villa comunale.

https://video.corriere.it/politica/salvini-manifestanti-anti-lega-lanciano-sedie-contro-polizia-tensione-cava-de-tirreni/0b0dbf6c-e7a6-11ea-a28c-2ebec2233fa4

E finiamo con il candidato sindaco del centrodestra Marcello Murolo, che è stato sul palco a fianco di Salvini durante il comizio di quest’ultimo, il quale esprime il «rammarico che ci sia stata una grande responsabilità di alcuni esponenti di questa amministrazione che hanno accuratamente preparato le condizioni affinché accadesse quello che oggi è accaduto e quindi ne portano tutta la responsabilità politica».

L’accusa è grave. Andrebbe circostanziata, indicando nomi e cognomi. Insomma, una cosa è censurare il comportamento di un centinaio di urlatori e le gesta di qualche teppista, altra cosa è accusare qualche amministratore comunale di aver fomentato, anzi, come par di capire, addirittura organizzato la contestazione al comizio di Salvini. Forse, ci sarà sfuggito qualche post sui social e per questo non riusciamo ad individuare questi “cattivi”. Di sicuro non ci pare che sia da annoverare tra i fomentatori il post di qualche giorno prima dell’assessore Nunzio Senatore, che era stato oggetto di critiche, apparse sinceramente eccessive, da parte della Lega.

In conclusione, su chi siano gli esponenti di questa Amministrazione che si siano attivati per contestare Salvini almeno per noi resta il mistero. Chissà se il candidato sindaco Marcello Murolo renderà nota la loro identità. Noi crediamo che non lo farà. In fondo, anche questa è politica. Magari non bella e neanche buona, ma questa è. (le foto all’interno di questo articolo sono di Antonio Carrano)

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