Cava de’ Tirreni, il movimento civico Cava Sia sui conti in rosso e responsabilità mancate: il caso Garofalo riaccende il dibattito sul disastro finanziario dell’Ente
Le dichiarazioni dell’ex Assessore al Bilancio confermano un quadro contabile critico, lontano dalle narrazioni rassicuranti della passata amministrazione. Cava SIA chiede trasparenza totale sui flussi finanziari e responsabilità politica piena per una gestione definita “opaca e fallimentare”
Un Comune in deficit strutturale: la realtà che smentisce la propaganda
Il lungo intervento del movimento civico Cava SIA sullo stato delle finanze comunali non lascia spazio a interpretazioni accomodanti: i numeri del Rendiconto 2025, forniti dalla stessa ex Assessore al Bilancio Antonella Garofalo, certificano che il Comune di Cava de’ Tirreni è tornato in deficit strutturale. Altro che risanamento: quattro parametri ministeriali superati, tempi di pagamento fuori controllo, riscossione paralizzata e un indebitamento cresciuto di 4 milioni di euro.
Un quadro che stride con le difese d’ufficio della precedente amministrazione Servalli e che, secondo Cava SIA, impone di riportare il dibattito politico “sui binari del rigore numerico”, smontando contraddizioni e narrazioni di comodo.
Le contraddizioni dell’ex Assessore: tra autocelebrazione e ammissioni involontarie
Il movimento civico, infatti, evidenzia una serie di cortocircuiti tecnici nelle dichiarazioni della Garofalo:
- La “vittoria” sui 5 milioni di disavanzo rivendicata senza aver ancora letto integralmente gli atti.
- L’illusione dell’uscita anticipata dal Piano di riequilibrio, promessa in contrasto con i vincoli della Corte dei Conti.
- La minimizzazione dei 74 milioni di residui attivi, presentati come “fisiologici” nonostante rappresentino un blocco strutturale della riscossione.
- La confusione sull’indebitamento, ridotto impropriamente ai soli mutui, ignorando debiti fuori bilancio, passività latenti e disallineamenti con le partecipate.
Cava SIA sottolinea come le stesse ammissioni dell’ex Assessore – “bisogna migliorare la capacità di riscossione” – contraddicano la narrazione di una situazione sotto controllo. Se tutto fosse davvero fisiologico, non ci sarebbe nulla da migliorare.
Cinque anni di gestione e nessuna soluzione: il nodo politico
Il movimento incalza: se la ricetta era chiara, perché non è stata applicata durante il mandato? Perché la città si ritrova con 74 milioni di crediti inespressi, tempi di pagamento sanzionati e un indebitamento in crescita?
Secondo Cava SIA, la passata giunta ha disperso risorse in interventi frammentati, senza strategia né investimenti strutturali, lasciando una pesante eredità alla nuova amministrazione.
I segnali ignorati e il silenzio che pesa
Il movimento chiede agli ex amministratori di spiegare perché le criticità emergano solo ora: per quale motivo si è proseguito con una linea gestionale ostinata, ignorando rischi tecnici ed economici che oggi ricadono interamente sulla comunità?
E soprattutto: perché non si è intervenuti sui segnali d’allarme che, secondo Cava SIA, erano evidenti da tempo?
Il punto più delicato: chiarezza totale sui flussi finanziari
La parte più incisiva del documento riguarda la vicenda dei mandati di pagamento e dei flussi di bonifici che hanno coinvolto la macchina comunale, culminando nel licenziamento di due dirigenti. Cava SIA chiede di fare piena luce su eventuali falle nei sistemi di controllo interno, perché la trasparenza – sostiene il movimento – non è un optional, ma un dovere istituzionale.
Ed è qui che arriva la stoccata finale, quella che sintetizza l’intero impianto politico del post: “La comunità non può farsi carico delle conseguenze di una gestione opaca e fallimentare senza pretendere che chi ha guidato l’Ente si assuma, finalmente, la piena responsabilità politica del proprio operato.”
Una frase che pesa come un macigno e che segna il passaggio dalla critica tecnica alla richiesta politica: non basta difendersi con gli atti, serve assumersi le responsabilità.
Conclusione
Il movimento civico Cava SIA non si limita a contestare numeri e procedure: chiede un atto di verità. Un chiarimento pubblico, politico e completo da parte di chi ha governato la città negli ultimi anni.
Perché – come sottolinea il post – senza trasparenza, il silenzio diventa ammissione.







