Cava de’ Tirreni, Enrico Polacco: “I cavesi hanno scelto il cambiamento e ora dobbiamo dimostrarlo”
Il responsabile cavese di Forza Italia analizza la vittoria del centrodestra e le sfide che attendono la nuova amministrazione Giordano. Un appello alla responsabilità di tutti: maggioranza, opposizioni e società civile
Cavese, sposato, padre di due figli e nonno di due nipoti, Enrico Polacco è da anni una presenza radicata e riconosciuta nella comunità metelliana e attualmente guida il partito di Forza Italia nella veste di Coordinatore cittadino. Laureato in Giurisprudenza, è da pochi giorni in pensione dopo aver svolto la sua carriera in Poste Italiane, dove ha maturato un senso profondo dell’organizzazione, della responsabilità e del lavoro ben fatto. Nel suo percorso pubblico ha ricoperto il ruolo di Consigliere comunale, capogruppo consiliare, presidente di commissioni consiliari ed ha partecipato in diversi Consigli di Amministrazione. Con lui Ulisse on line continua il viaggio per analizzare l’ultimo responso elettorale dei cavesi.
“Abbiamo vinto uniti e dobbiamo governare uniti”
Al di là del risultato del partito, proviamo a fare un’analisi del voto. In primo luogo, a suo avviso, qual è stata la chiave del successo del centrodestra cavese in queste elezioni comunali?
La vittoria del centrodestra a Cava de’ Tirreni non è stata un episodio improvviso né un semplice risultato numerico. È stata il punto di arrivo di un percorso politico, umano e organizzativo che ha trovato la sua sintesi in quattro elementi che, messi insieme, hanno cambiato il corso della competizione.
- Un candidato “civico” con un profilo che parla alla città
Raffaele Giordano non è apparso come il “politico di professione”, ma come un uomo che ha costruito la propria credibilità altrove: in sala operatoria, all’università, nel rapporto quotidiano con le persone. Cardiochirurgo, professore, ex consigliere comunale: un profilo che ha trasmesso serietà, competenza, affidabilità. Quando Edmondo Cirielli lo definisce “preparato, che ha dedicato la sua vita al sacrificio”, non fa propaganda: fotografa la percezione diffusa. E questa percezione ha aperto varchi dove la politica tradizionale non arrivava più: elettori delusi, voti trasversali, persone che cercavano un volto credibile più che un simbolo.
- Una coalizione che si presenta unita mentre gli avversari si dividono
Il centrodestra ha fatto ciò che per anni non era riuscito a fare: correre insieme. Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati hanno costruito un fronte compatto, riconoscibile, ordinato. Dall’altra parte, invece, il quadro era frammentato: quattro candidati a dividersi il 55% del primo turno, il centrosinistra fuori dalla partita già all’inizio e un ballottaggio che ha visto Giordano sfidare una lista civica, non una coalizione strutturata.
Il messaggio che emerge dai commenti post‑voto è sempre lo stesso: “Quando il centrodestra è unito, vince.” E a Cava questa unità è stata determinante.
- La narrazione del cambiamento dopo dieci anni
Per dieci anni la città è stata amministrata dal centrosinistra. La campagna di Giordano ha intercettato un sentimento che covava da tempo: la richiesta di una svolta, di una discontinuità, di un nuovo ciclo amministrativo. Il racconto è stato chiaro: “Cava merita un progetto serio, credibile, alternativo.”
Non uno slogan, ma una cornice narrativa che ha dato voce a un malessere diffuso. Non a caso, nel commento di Cava de’ Tirreni Live si parla di “nuova fase amministrativa per la città metelliana”. La vittoria non è stata solo un voto “contro”, ma un voto “per” un cambiamento percepito come necessario.
- Una presenza territoriale che ha fatto la differenza
La campagna non è stata solo comunicazione: è stata presidio. Presidio fisico, con comizi, incontri, piazze piene. Presidio politico anche con la presenza di figure autorevoli sul piano nazionali. Presidio digitale, con una comunicazione ordinata, riconoscibile, fatta di infografiche, caroselli, hashtag, video, contenuti costanti.
La combinazione di questi 4 elementi ha permesso la vittoria del centrodestra a Cava de’ Tirreni, che nasce dall’incontro di quattro forze: un candidato credibile, una coalizione finalmente unita, una città che chiedeva un cambio di passo e una macchina organizzativa che ha saputo presidiare territorio e comunicazione.
E quale ruolo ha avuto il fallimentare bilancio dell’Amministrazione Servalli nella vittoria del centrodestra?
Il voto di Cava de’ Tirreni è stato prima di tutto un voto per il futuro. I cittadini hanno scelto un progetto nuovo, unito e credibile, incarnato da Raffaele Giordano.
È innegabile che, dopo 10 anni di amministrazione di centrosinistra, una parte consistente dell’elettorato abbia chiesto un cambio di passo. Durante la campagna abbiamo raccolto preoccupazioni diffuse su temi concreti: pressione fiscale locale, stato del decoro urbano, lentezza su opere strategiche e servizi. Questa domanda di discontinuità ha certamente pesato.
Tuttavia, ridurre tutto a un ‘voto contro’ sarebbe un errore di analisi. Il malcontento da solo non basta a vincere. A fare la differenza sono stati tre elementi: l’unità del centrodestra, che ha presentato una coalizione compatta; la qualità del candidato, un professionista stimato che ha saputo parlare a tutta la città; e una proposta amministrativa chiara.
Servalli, tra l’altro, non era candidato. Il ballottaggio è stato con Luigi Petrone, consigliere uscente. Quindi i cavesi hanno giudicato anche l’idea di continuità che quella candidatura rappresentava, premiando invece la nostra proposta di cambiamento.
Nel governare la città del post-Servalli cosa dovrà temere di più la nuova maggioranza?
La sfida più grande, come primo rischio, per la nuova amministrazione non è l’opposizione, ma le aspettative. I cavesi ci hanno dato fiducia per cambiare davvero la città, e vogliono vedere risultati concreti su strade, commercio, sicurezza e tasse. Sappiamo che ereditiamo una situazione complessa e non bisogna usare il passato come alibi. Il secondo rischio è quello che ha fatto cadere tante amministrazioni prima di noi: le divisioni. Abbiamo vinto uniti e dobbiamo governare uniti. Raffaele Giordano deve essere garante di una squadra coesa, dove ognuno lavora per Cava e non per la propria bandiera. Il Terzo rischio: i conti. Dobbiamo fare subito un check-up trasparente del bilancio. Dove troveremo problemi, li diremo ai cittadini con chiarezza e indicheremo le soluzioni. La gente è stanca delle scuse: vuole serietà e competenza.
Il successo del governo cittadino dipende molto dalle scelte e dall’operatività del sindaco Giordano. Ecco, Lei si sente di dare un suggerimento, un’indicazione al nuovo sindaco?
Il sindaco Giordano parte da un vantaggio raro: non è un politico di professione e i cavesi lo hanno scelto proprio per questo. Il mio suggerimento è uno solo: resti fedele a quel profilo.
Primo: governi da medico. Diagnosi prima della cura. Nei primi 60 giorni faccia un check-up vero della macchina comunale e dei conti e lo renda pubblico. I cittadini capiranno i problemi se glieli spieghi con trasparenza, Ti perdoneranno i tempi lunghi perché si renderanno conto che si perde del tempo ma si affrontano tutte le problematiche con competenza e serietà.
Inoltre scelga 3 priorità visibili e le porti a casa entro un anno. Non 30 promesse. A Cava il decoro, la viabilità del centro e il rilancio del commercio sono emergenze percepite. Se a giugno 2027 i cittadini vedono un corso pulito, parcheggi che funzionano e negozi che riaprono, avrà vinto la sfida della credibilità.
Infine, tenga unita la coalizione, ma comandi lui. Le liste lo hanno sostenuto, ora tocca a lui fare il sindaco di tutti. Ascolti, ma decida. Una maggioranza divisa logora più di un’opposizione forte.
Ha 5 anni davanti. Non insegua il consenso quotidiano: costruisca risultati che restano.
Quali sono a suo avviso i tre punti programmatici da mettere in cima all’agenda delle cose da fare della nuova amministrazione?
Se dovessi indicare tre priorità per la giunta Giordano, direi: decoro, mobilità, commercio. Primo, un piano ‘Cava pulita’ in 100 giorni: strade, marciapiedi, illuminazione. La gente deve vedere il cambio appena mette piede fuori casa. Secondo, predisporre un piano di mobilità serio che tenga conto delle esigenze di chi vive al centro e soprattutto di chi vive in periferia e deve raggiungere il centro. Terzo, far riaprire le serrande: meno tasse per chi investe, più eventi per portare persone a conoscere meglio Cava. Credo che su questi tre punti si giochi la credibilità della nuova amministrazione nel primo anno.
Cosa si aspetta, ma anche cosa chiede alle opposizioni?
Dalle opposizioni mi aspetto quello che la democrazia prevede: controllo rigoroso, proposte alternative, difesa degli interessi che rappresentano. E lo dico senza ironia: un’opposizione forte rende migliore la maggioranza. Quello che chiedo è altrettanto chiaro: che il confronto resti nel merito e non scada nella propaganda permanente. Cava esce da una campagna elettorale lunga e divisiva. I cittadini ci hanno chiesto di cambiare pagina e di risolvere problemi, non di litigare altri 5 anni. Pertanto opposizione sì, ostruzionismo no. Se un atto va bene per la città, lo si voti anche dai banchi della minoranza. Il decoro, i parcheggi, il sostegno ai negozi non hanno colore politico. Inoltre basta alibi. Per 10 anni il centrosinistra ha governato. Oggi tocca a noi. Ma tra un anno nessuno accetterà più ‘è colpa di chi c’era prima’ come risposta. Vale per noi, deve valere anche per chi sta all’opposizione: si giudica su ciò che si propone, non solo su ciò che si contesta. Inoltre, ci tengo a ribadirlo dobbiamo usare il Consiglio comunale come luogo del confronto vero. Un porto aperto alle proposte delle varie commissioni, ai dati, alle audizioni. Ma pretendo rispetto per il lavoro degli uffici e per la dignità delle persone. Gli insulti non sono mai un argomento. Per cui mi aspetto vigilanza e chiedo responsabilità. Se l’opposizione farà la sua parte con serietà, Cava ci guadagna. Se sceglierà la strada del ‘tanto peggio, tanto meglio’, saranno i cavesi a giudicarla.
Qual è il messaggio che attraverso di noi vuole lanciare alla città, non solo al popolo di centrodestra, ma all’intera cittadinanza, alla società civile metelliana?
Oggi non bisogna parlare solo ad una parte politica, oggi bisogna parlare dei problemi e dei bisogni dei cittadini cavesi. Dobbiamo parlare a chi ci ha votato, ma anche a chi ha scelto altri, e soprattutto a chi non è andato a votare. Le elezioni sono finite. Da questo momento Raffaele Giordano non è il sindaco di una parte: è il sindaco di tutti i cavesi. E questa amministrazione non sarà la rivincita di qualcuno, ma deve essere l’occasione di tutti. So che una parte della città guarda con speranza, un’altra con scetticismo, un’altra ancora con delusione. È legittimo. Dopo 10 anni si cambia, e il cambiamento porta domande. La mia risposta è una sola: tiriamoci su le maniche e lavoriamo sodo per la nostra città e mettiamo da parte le bandiere per il bene di Cava. Alla società civile metelliana dico: abbiamo bisogno di voi. Delle parrocchie, delle associazioni, dei commercianti, degli artigiani, dei professionisti, dei giovani, degli anziani, delle frazioni. Cava riparte se ognuno fa la sua parte. Il Comune da solo non basta. Il Comune contro qualcuno non funziona.








