Cava, bancario infedele truffa una famiglia per alcune centinaia di migliaia di euro

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Non è la prima e non sarà neanche l’ultima truffa che vede protagonisti funzionari di banca infedeli e clienti che con eccesso di amicizia affidano i lori risparmi a persone poco affidabili.

E’ il caso di quanto accaduto nella nostra città ad una giovane vedova Antonella, che all’indomani della prematura scomparsa del consorte nel 2005, affidava ad un amico di famiglia, un cavese, funzionario di un noto e importante istituto bancario i suoi risparmi, oltre che a quelli dei figli minorenni e di sua madre. In pratica, qualcosa come circa 1 milione di euro!

Senza entrare nel dettaglio di una vicenda puntualmente illustrata nella querela presentata dalla signora Antonella, dai suoi figli e da sua madre, dopo oltre dieci anni si scopre il raggiro di cui erano stati vittime: l’amico funzionario bancario aveva fatto sparire dal loro patrimonio di famiglia qualcosa come oltre 600 mila euro.

Il bancario, come si legge nella querela, ha saccheggiato i conti della signora Antonella e dei suoi familiari attraverso fraudolenti operazioni effettuate in filiali nelle quali ha prestato servizio. In particolare: per gli anni 2007/2012 nell’agenzia di Pontecagnano – Faiano; per gli anni 2012/2014 nell’agenzia di Salerno; per gli anni 2014/2018 nell’Agenzia di Scafati.

Nella querela vengono spiegati anche le modalità con cui il funzionario bancario ha sottratto il danaro “attraverso diversi sotterfugi” come l’apposizione di innumerevoli firme false, la consegna di documenti stampati su carta intestata con sigillo di garanzia della propria banca, attestanti falsamente lo stato degli investimenti in titoli di stato ovvero in libretti di risparmio, ma anche tramite operazioni bancarie mai autorizzate consistenti nell’apertura e chiusura di conti correnti/titoli ed illecito utilizzo di carta di credito, con quotidiani e modici prelievi di denaro per evitare eventuali segnalazioni o allarmi previste dalle normative di settore, infine, “a mezzo di fuorvianti ed ingannevoli telefonate e/o messaggi spediti dall’utenza di rete mobile” in uso al bancario infedele con cui lo stesso “dava conferma di operazioni in realtà mai eseguite”.

Insomma, una truffa in grande stile approfittando dell’ingenuità di persone che non avevano alcuna dimestichezza con le operazioni bancarie e la cui loro unica colpa è stata l’assoluta fiducia nell’affidarsi ad un bancario ritenuto amico e persona perbene, rappresentante però anche di un’istituzione bancaria prestigiosa la cui esistenza e ragione sociale poggiano esclusivamente su un rapporto fiduciario.

Saranno ora i magistrati del Tribunale di Salerno, dopo un’indagine della polizia giudiziaria durata circa un anno, a dare delle risposte di giustizia ai truffati di questa brutta e triste vicenda.

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