Amalfi, oggi il “miracolo della manna” di Sant’Andrea

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Sant’Andrea è talmente importante ad Amalfi da avere ben tre feste: 30 novembre (ricorrenza definita dal calendario), 8 maggio (arrivo da Costantinopoli) e 27 giugno (anniversario del miracolo che salvò la città di Amalfi dall’invasione del pirata Kair-Ad-Din detto Barbarossa nel 1544).

Nella prima e nell’ultima data, il pesante busto d’argento del Patrono dell’antica Repubblica Marinara esce dal Duomo nel quale è conservato, diviene il protagonista della solenne processione per la città, benedice il mare e, infine, corre sulle scale. A fine processione, infatti, il pesante busto argenteo del protettore d’Amalfi sale, trasportato dai portatori vestiti in rosso, fluttuando velocemente i 62 scalini che conducono all’ingresso del Duomo. Ad accoglierlo in cima il boato degli amalfitani e il suonare festoso delle campane.

Andrea (in greco Ανδρέας), fratello di Pietro, nacque a Betsaida il 6 a.C.. Predicò il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guidò i cristiani di Patrasso. Qui subì, il 30 novembre del 60 d.C., il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù a una croce in forma di X, quella detta poi “croce di S. Andrea”.

Nel 357 i suoi resti furono imbalsamati e portati a Costantinopoli. Nel 1208, durante l’occupazione della città (Quarta Crociata) il legato pontificio, cardinale Pietro Capuano di Amalfi, trasferì nella Repubblica Marinara (all’epoca in mano ai Normanni) le reliquie; l’8 maggio 1208 gli amalfitani le accolsero solennemente nella cripta del loro Duomo.

E’ in occasione dei festeggiamenti del 30 novembre che avviene il “miracolo di Sant’Andrea”, per tanti versi molto simile al miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. Dalla tomba in cui è conservato il corpo del santo, nella cripta del Duomo, viene fuori una sostanza oleosa, miracolosa, detta manna. Se l’evento non si verifica, superstiziosamente gli amalfitani (come i napoletani) pensano che il santo sia in collera, o qualcosa di grave stia per accadere.

Il miracolo della manna si rivelò ad Amalfi per la prima volta il 29 novembre 1304, circa un secolo dopo la traslazione del Corpo. Quel giorno, mentre si stava celebrando la Santa Messa nella cripta, un anziano pellegrino (secondo la leggenda aveva una fluente barba ed era lo stesso santo sotto mentite spoglie) si sporse al cancelletto posto al di sotto dell’altare, dopo di che si rivolse al sacerdote e gli disse: “Non hai visto il miracolo che c’è sotto l’altare?” . Il chierico si affacciò e vide che dal pozzetto scavato nel grosso masso marmoreo, che a suo tempo fu posto sull’urna argentea dove vengono custodite le sacre Reliquie, scaturiva del liquido.

La manna era talmente abbondante che poté essere passata sugli occhi di tutti i presenti; un uomo di Tramonti, cieco da sette anni, riacquistò la vista. L’unzione degli occhi divenne nel tempo un vero e proprio rituale. Il sacerdote bagnava una bacchetta d’argento nella manna e la passava sugli occhi dei fedeli, tracciandovi il segno della croce.

Le virtù miracolose della manna di Sant’Andrea erano molto celebrate in passato. Si sa in proposito che Torquato Tasso curò un suo male con il prezioso medicamento che gli era stato inviato dal Regno di Napoli. Il Tasso compose anche un sonetto intitolato Alla manna del glorioso apostolo sant’Andrea.

La manna si raccoglie sette volte ogni anno, in ricorrenze diverse: il 28 gennaio, il 26 giugno, il primo, il 21 e il 29 novembre, il 7 e il 24 dicembre. Se la “manna” è presente si canta il Te Deum, l’inno della lode e del ringraziamento; se la “manna” non è presente, si canta il Parce Domine, l’inno del pentimento e dell’implorazione del perdono.

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