A colloquio con Luigi Petrone: “Il mio è un appello per la città agli uomini liberi e forti”

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Il voto unanime con cui il Consiglio comunale di Cava de’ Tirreni ha deliberato la richiesta di un nuovo ospedale per la città ha visto come vincitore politico Luigi Petrone, consigliere comunale di opposizione e leader de La Fratellanza, che alcuni mesi fa presentò la proposta di una nuova struttura ospedaliera. Lo incontriamo per parlare di questo e di altro ancora.

La maggioranza aderendo alla sua proposta di un nuovo ospedale è stata come San Paolo folgorata sulla strada per Damasco o è solo un espediente tattico per tappare la bocca a lei e a tutta l’opposizione?

Conto tanto, pure troppo, sulla buona fede e mi auguro che tutto sia stato fatto con chiarezza e che ci sia questo dialogo, perché in gioco non c’è qualcosa che possa interessare me, la Fratellanza, l’opposizione o, viceversa,  la maggioranza, ma il futuro della nostra città. Era importante uscire sul tema dell’ospedale compatti dall’assise consiliare. E’ qualcosa che interessa tutti ed ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. Certamente ora abbiamo il dopo. Dobbiamo già dalla settimana prossima fare il primo passo e contattare la Regione Campania. Non dobbiamo far passare troppo tempo. Il motivo è semplice: oggi c’è la possibilità delle risorse messe a disposizione dal Recovery Fund. E oggi c’è soprattutto l’entusiasmo per riprendere il camminino sanitario perché dopo la pandemia l’argomento viene visto diversamente, si ha paura di una ripresa del contagio e di nuovi problemi che possono presentarsi. Non sappiamo cosa ci riserva il futuro. Non è che noi ci ritroveremo dalla mattina a sera un nuovo ospedale, ma abbiamo bisogno di mettere un punto. E partire dal fatto che in Consiglio comunale è stato deliberato all’unanimità la richiesta di costruire un nuovo ospedale. Questo vale oggi, ma varrà anche in futuro come una scelta di fondo.

Bene. Ora una curiosità. E’ ricorrente la voce che il sindaco Servalli a più riprese le ha offerto di entrare nella sua Giunta come assessore. Cosa c’è di vero?

Io non ho mai detto bugie nella mia vita. Il sindaco Servalli più volte mi ha invitato ad entrare in Giunta e ricoprire il ruolo di assessore. Posso dirlo a testa alta: gli ho assicurato il mio contributo dall’esterno, anche con una buona opposizione, ma gli ho detto che è giusto che lui continui ad operare con i collaboratori che si è scelto. D’altro canto, e questo vale per tutti, ogni sindaco ha le sue cambiali elettorali da pagare, inutile nasconderselo. La mia presenza in Giunta creerebbe solo discussioni e disguidi. Noi, quindi, restiamo all’opposizione, dove cercheremo di contribuire al bene della città, ma per il resto non se ne parla proprio.

Ci dica la verità, ma lei ritiene che davvero il sindaco Servalli la voglia in Giunta e che non sia solo un espediente per tenerla buono?

L’azione è di chi la fa e non di chi la riceve. Io vedo sempre la buona fede. Se il Sindaco vede in me delle capacità nell’interesse della città mi fa piacere. Se poi lui lo fa per farmi stare buono, allora vuol dire che mi temono e va bene così, anche non ho fatto nulla per provocare questi timori.

In città si sussurra anche di un suo forte feeling politico del capogruppo del Pd, Luca Narbone. Cosa c’è di vero?

Nella vita, a volte, scattano delle amicizie che spesso neanche ce lo sogniamo. E l’amicizia è sempre bella quando è vera e disinteressata. L’ho conosciuto, lo stimo, mi sono affezionato, anche all’assessore Annetta Altobello. E quindi dialoghiamo, ci confrontiamo. Se qualcosa non va in Amministrazione ce lo diciamo. C’è  comunque una totale trasparenza. Voglio bene a Luca, come a tutti.

Si parla però anche di dialogo e di un ottimo rapporto con Antonio Barbuti, il leader dei moderati che sostengono il sindaco Servalli…

Prima di tutto io distinguo l’amicizia dalla politica. Io sono molto amico ad Antonio Barbuti, ad Adolfo Salsano, ma anche a Mandara, Gambardella e tanti altri. Sono cavese, alcuni mi hanno visto crescere, altri sono amici di famiglia, con altri siamo cresciuti nello stesso rione. Il rapporto di amicizia, quindi, prescinde dalla politica. Rispettiamo le idee di tutti e la diversità delle idee non compromette l’amicizia. Questo vale per tutti, anche per Antonio Barbuti.

Il suo Movimento politico La Fratellanza come ha vissuto e come vive le difficoltà dovute alla pandemia?

Il Covid ci ha frenato con i contatti con la gente, ma non i rapporti nell’ambito del gruppo consiliare della Fratellanza. Dal 28 giugno prossimo partono due iniziative, ogni lunedì i consiglieri comunali della Fratellanza, ovvero oltre a me, Bruno d’Elia  Pasquale Salsano, incontrano i cittadini presso il locale U Monaco, dalle 17 in poi. Il mercoledì e il venerdì dalle 10 alle 12 c’è un numero telefonico dedicato attraverso cui i cittadini possono rappresentare i loro problemi ad un addetto che li trasferirà ai consiglieri comunali. Dopo ferragosto vorremmo organizzare la Festa della Fratellanza, una festa aperta anche agli altri, a tutti, quindi una festa della buona politica partendo dal presupposto che i partiti non ci sono più. L’unanimità raggiunta dal Consiglio comunale sulla delibera dell’Ospedale ci spinge ancor più verso un nuovo movimento civico. Con la Fratellanza come movimento civico che  apre le porte a quelli della destra e della sinistra, aperti a tutti gli uomini di buona volontà per fare un cammino nuovo, per una politica sana, che oggi è fondamentale. E questo non significa per nessuno porre una candidatura a sindaco. La scelta avverrà a tempo debito, ora è necessario mettere insieme persone che abbiano capacità, entusiasmo, passione, zelo e abnegazione. Non contano le ideologie, il progetto civico deve mettere al centro l’uomo, le persone. E’ importante che si inizi oggi un nuovo cammino.

E la Fratellanza quale ruolo avrà?

La Fratellanza non è schierata né a destra né a sinistra, è un movimento libero e per la città. E’ nato così e così deve essere. Se poi da questo movimento si possono unire tutte le forze per creare un’alternativa veramente nuova, allora ben venga tutto ciò.

Insomma, ad un secolo di distanza fa suo l’appello di don Sturzo ai liberi e forti?

Don Luigi Sturzo è il prototipo della politica pura e sana. E credo che oggi andrebbe riscoperto il suo pensiero ed i suoi ideali. (foto Aldo Fiorillo)

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