I Beni Comuni… #ioamocava

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Pochi giorni fa, aspettando l’esito della votazione per la scelta della sede delle Olimpiadi Invernali 2026, assegnate poi al duo Milano-Cortina, venne intervistato il presidente di un ente di cui ignoravamo l’esistenza: Regole d’Ampezzo. Dalle sue affermazioni si capiva che si trattava di un’istituzione civica molto attiva, presente ed importante per Cortina d’Ampezzo, un comune veneto con meno di seimila abitanti chiamato “Regina delle Dolomiti”, ma che è a tutti gli effetti la capitale italiana del turismo invernale.

Incuriositi, abbiamo cercato notizie su queste Regole d’Ampezzo. Abbiamo così appreso che in molte località europee sopravvivono delle proprietà collettive. Nello specifico, a Cortina boschi e pascoli sono da secoli proprietà collettiva della comunità originaria. Questo, da un lato ha rappresentato per lunghi secoli la fonte essenziale dei mezzi di sopravvivenza per la popolazione ampezzana, ma ha anche  permesso un uso sostenibile del territorio naturale della valle. Fatto sta che dal 1990 le Regole gestiscono anche il Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo. Ad ogni modo, si tratta di un’istituzione antichissima, in pratica millenaria, visto che il primo documento in cui sono nominate le Regole risale al 1225.

Direte voi, ma cosa c’entrano le Regole d’Ampezzo con la nostra città, Cava de’ Tirreni? C’entrano, eccome, e cercheremo di spiegarlo, ci auguriamo nel migliore dei modi possibili.

Martedì scorso, infatti, il Consiglio comunale metelliano, dopo un lavoro intenso durato due anni, ha approvato il Regolamento sui Beni Comuni, promosso da una giovane associazione cavese presieduta dal professore Luigi Senatore. In estrema sintesi, il regolamento disciplina “tutte le forme di collaborazione tra i cittadini e l’amministrazione del Comune di Cava de’ Tirreni miranti alla cura, alla rigenerazione ed alla gestione condivisa dei beni comuni urbani”.

Due anni fa, commentando l’avvio dell’iniziativa scrivevamo che all’apparenza può sembrare “un tema astratto e lontano, al contrario, è molto probabilmente la possibile e auspicabile soluzione alle angustie politiche, finanziarie e amministrative che affliggono la Pubblica Amministrazione, e in particolare gli Enti locali, in primis i comuni. Ma è anche uno strumento formidabile per superare d’un colpo solo, ma non magicamente, la mala politica e la cattiva amministrazione, oltre che la demagogia populista e la crisi di credibilità della stessa politica e delle istituzioni. Insomma, un modo per recuperare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni”.

Ecco, da oggi, anche se con un millennio di ritardo (sebbene nella secolare storia della nostra città si annoverano diverse ed eccellenti testimonianze ed opere di cittadinanza attiva), possiamo avviare in un certo qual modo anche nella valle metelliana quel percorso virtuoso che è stato proprio delle Regole d’Ampezzo, partendo da una convinzione di fondo: i cittadini non sono solo portatori di bisogni, ma anche di capacità tali da contribuire a dare soluzione ai problemi cui attende la Pubblica Amministrazione.

Non ci illudiamo, ovviamente. Tutto ciò, inutile nasconderselo, richiede una buona classe politica, matura, sensibile ed aperta, ma soprattutto cittadini più attivi, più partecipi, più motivati rispetto a ciò che rappresenta il bene comune e la gestione dello stesso.

Tuttavia, una buona volta si doveva pure cominciare e farlo oggi, in questi tempi di scollamento sociale, politico e istituzionale, in questo martoriato, mortificato ed arretrato Mezzogiorno d’Italia, è per la nostra città un titolo di merito.

E’ questa, infatti, una conquista di civiltà che va oltre le contingenze della politica, bensì è un valore da preservare e un’opportunità da cogliere in prospettiva.

Certo, per noi meridionali, non tutti per grazia di Dio, spesso abituati a considerare ciò che è pubblico come un bene non nostro e quindi suscettibile di essere razziato, sporcato, maltrattato, sfasciato, occorrerà una rivoluzione culturale per ragionare in un’ottica di condivisione, di partecipazione, di rispetto. Così come operare in una logica dove l’avere, il prendere, l’ottenere, siano subordinati al dare, al contribuire, al rimetterci, ma anche entrare in una dimensione in cui l’interesse privato trovi la sua ragion d’essere nel perseguire i benefici collettivi e la soddisfazione degli interessi generali della comunità.

Insomma, il cammino è lungo e faticoso, come è del resto peri ogni conquista di civiltà.

Ad ogni modo, come ci ricorda nei suoi scritti il professore Gregorio Arena, che ha ispirato anche l’associazione di Senatore, la forza di una società è data dalla sua capacità di mettere insieme energie, competenze e forze rispetto alla soluzione da dare ai suoi più diversi e disparati problemi, perché mettendo insieme i “contributi non si dà luogo ad una semplice addizione di energie, bensì ad una loro moltiplicazione”.

Proviamoci, allora. Proviamo a valorizzare la sussidiarietà orizzontale, a sviluppare la civicness, a promuovere la solidarietà, la coesione sociale e il bene comune.

Come abbiamo già avuto modo di dire in altre occasioni, se vogliamo davvero bene alla nostra città, ai nostri figli, non possiamo continuare solo a chiedere, a pretendere, peggio ancora a non rispettare le regole di civiltà e a fare, come a volte lamentiamo, i nostri porci comodi, bensì impariamo responsabilmente a dare, in modo organico e strutturato, e non più sporadico e occasionale. Così come è doveroso e utile imparare a confrontarsi, smettendola di dare spazio e legittimazione all’egoismo smodato e alla litigiosità sfrenata, tipici vizi di una società chiusa.

Impariamo, al contrario, ad essere una società aperta: alla collaborazione, al dialogo, al rispetto delle persone e delle cose…

Cogliamo questa sfida di civiltà e vediamo se davvero, come spesso leggiamo sui social, #ioamocava.

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore di due pubblicazioni, Testimone di parte, edita nel 2006, e Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009.

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