(E)Lezioni da non sprecare

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(foto Angelo Tortorella)

Talvolta accade che il pregiudizio e la sottile presunzione di conoscere meglio di chiunque altro le cose del borgo natio possono compromettere le capacità di giudizio e visione con cui guardiamo l’attorno e l’oltre.

Ad esempio, il momento di campagna elettorale che Cava ha vissuto in queste settimane è un esempio: è stato difficile trovare un cittadino elettore che non fosse sconcertato o disorientato (ccanun se capiscnient) dal grande numero di candidature e proposte emerse.

Sette candidati a Sindaco (con diciotto liste di appoggio), ciascuno (in bocca al lupo a tutti!), nel bene o nel male, portatore di un programma, di un’idea di presente e di futuro e, soprattutto, animatore di un gruppo di persone che, vuoi per interesse ma anche per passione e amicizia, si sono impegnate in discussioni, hanno distribuito volantini, hannopensato e scritto contenuti, il tutto anche e soprattutto a carattere puramente volontaristico.

Se da un lato il numero dei candidati a sindaco ha creato smarrimento, dall’altro lato questo fatto si presta a una serie di considerazioni di denso e profondo significato.

Anzitutto, il numero e la varietà di proposte e dei programmi, sebbene riconducibili ai classici partiti, indipendentemente dai colori e dalle posizioni, sono l’espressione di un vivace e dinamico fermento che in questo momento caratterizza la città. Chi ha passeggiato, anche solo per poche sere, e ha sentito qualche comizio ha avuto occasione, forse, di rendersene conto.

Ovviamente, u riavl è pazz, e qualcuno potrebbe pure dire che le candidature possono pure essere “posticcie”, create ad hoc solo per dimostrare la “presenza”.

Quello che però non si può creare in modo posticcio è il fermento fatto dall’impegno di quanti si sono attivati contribuendo alla campagna di questo o quel candidato.

Indipendentemente dalla linea e dal colore politico, tanti sono i giovani e meno giovani che in queste settimane si sono dati da fare per sostenere, sempre interessi e amicizie considerando, un’idea di futuro della città.

Questi elementi sono la dimostrazione dell’esistenza di un protagonismo civico che, indipendentemente dal Sindaco che verrà, se valorizzato potrà rappresentare un fattore di sviluppo per la città. Non favorire questa vitalità, e chi racconta ha l’onore e l’onere di stimolare a la presa di coscienza, sarebbe uno spreco fatale.

In secondo luogo, come il periodo della pandemia e le misure restrittive prese dal governo non hanno causato nessuna deriva autoritaria dimostrando anzi la forza delle nostre istituzioni democratiche, così dal micromondo cittadino è venuto fuori che la democrazia a livello locale c’è e si respira.

La terza considerazione riguarda una connessione interessante tra il contesto nazionale e quello locale: la candidatura di “Padre Gigino”, ex sacerdote francescano, indipendentemente dai pro e contro di questa o quella parte, rende Cava un laboratorio interessante a livello nazionale.

Indipendentemente dai pregi e difetti del candidato (questo articolo non ha l’intento di violare la sacralità del Silenzio pre-elettorale), il fatto che un ex sacerdote si sia candidato a Sindaco è la dimostrazione di una forte necessità di rinnovo proveniente dai soggetti e dalle categorie che sono stati o sono maggiormente a contatto con gli strati più bassi e in difficoltà della società.

Ogni candidato, in questa competizione elettorale porta con sé la consapevolezza della necessità di lottare contro la marginalità e le crescenti diseguaglianze.

Più che di rinnovo si tratta di una vera e propria esigenza di trasformazione della politica, delle sue istituzioni e dei suoi rappresentanti.

Un’esigenza che Nessuno, a parte randomiche e inconcludenti trovate mediatiche ed elettorali, ha interpretato in modo concreto e praticabile a livello nazionale. E di cui, ça va sans dire, c’è bisogno più del pane.

La Politica nazionale ha bisogno di nuove idee e soprattutto di nuove leadership (N.B. “nuove” non vuol dire “giovani” ma vuol dire anzitutto capaci di contenuti nuovi). Al più presto.

E la politica locale, come in alcuni casi della nostra storia recente e passata è stato, può dare una grande mano.

A tutti noi che, nel bene o nel male, contribuiamo al racconto del presente, ai cittadini e soprattutto alla nuova amministrazione che verrà, qualunque essa sia, possiamo chiedere anzitutto una cosa: non sprechiamo con la miopia del presente la parentesi di fermento che Cava ha vissuto in queste settimane. Manteniamola in vita attraverso tutte le forme possibili di incentivazione e stimolo della partecipazione civica.

Prendiamo spunto da tutte le cose buone venute fuori per il racconto, la progettazione e, magari, la realizzazione, di un’idea di futuro della Città.

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