Cava, Ospedale dell’Olmo: il labirinto della comunicazione

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Diario giornaliero semiserio di un povero utente

Ormai è un luogo comune, conosciuto soprattutto dall’utenza, che la Pubblica Amministrazione è inefficiente, poco professionale, in altre parole fa acqua da tutte le parti, perfino nei suoi più semplici e minimi segmenti, come quello della ‘comunicazione pubblica e istituzionale’.

Premesso ciò è il caso di riportare il caso di un povero, disgraziato, utente, che nella mattinata odierna volesse recarsi al C.U.P dell’Ospedale cavese “dell’Olmo”: è come se si inserisse -suo malgrado- nel tipico labirinto di Cnosso, di mitologica memoria, in cui regna solo confusione, incertezza, mistero ma, soprattutto, caos mentale.

Ci si reca al tipico portoncino verde (come nella foto) e ti aspetti di trovarlo aperto laddove invece vi ci trovi appiccicato un semplice, sterile, arido foglio A4, con su scritto qualcosa di fuorviante, inintelligibile, con parole ben lontane dall’indicarti dove sia andato a finire il tanto agognato ufficio per farti una benedetta prenotazione.

Un cartello che ti reinvia all’interno del nosocomio, cosa che il povero utente, ingenuamente rispetta sotto una copiosa pioggia, ma all’avvicinarsi alla porta a vetri, un’impiegata di lontano lo respinge indicandogli il luogo esattamente da dove è venuto poiché -della serie il braccio destro non sa ciò cosa faccia il braccio sinistro- detta impiegata non è al corrente che altri suoi emeriti colleghi hanno piazzato quel cartello, che tutto è fuorché dare informazioni corrette.

Che fa, quindi, il povero utente? Ritorna al portoncino verde, in modo attonito si chiede se è lui un folle a non riuscire ad aprire il portoncino, ben sigillato, o l’impiegata. Con santa pazienza ritorna verso la vetrata del C.U.P. e -vivaddio- incrocia il guardiano dell’ospedale che gli indica, invece, una tenda di fronte, praticamente quella preposta al primo step per i colpiti dal Covid, quindi praticamente ben lontano dalle prerogative del C.U.P.

Vi entra e già una donna dalle parvenze di sanitaria, lo squadra da capo a piedi in modo cagnesco come per dirgli “ma che vuole questo scocciatore di prima mattina?”.

Il povero-disgraziato-utente-scocciatore avanza le proprie richieste, tanto documentate da una prenotazione effettuata ben 2 mesi or sono, e l’impiegata vestita di verde speranza, gli risponde che non è quello l’ufficio preposto per la sua richiesta e, non si sa per quale santo in paradiso, si degna di concedergli di fornire un’informazione.

Naturalmente il povero utente le fa delle rimostranze circa un foglio A4 inutile ma soprattutto fuorviante per l’utenza e a tal riguardo, repentinamente, com’è nel costume di noi beneamati italiani a svolgere il “più bello sport in voga dello scarica-barile” si deresponsabilizza rispondendo di opporre tale rimostranze al suo diretto superiore che, semmai quest’ultimo, gli risponderebbe a sua volta di farle al Direttore Sanitario e, ancora quest’ultimo, gli risponderebbe, di farle al Ministro della Sanità, e così via dicendo, come nel sistema delle ‘scatole cinesi’.

A questo punto della storia è d’uopo un suggerimento affettuoso quanto pertinente ai vertici ospedalieri di Cava de’ Tirreni ossia di allestire un ottimo Ufficio delle Comunicazioni Esterne, che sappia dialogare con l’utenza pubblica in modo semplice ma soprattutto funzionale ad essa, come la maggior parte delle istituzioni pubbliche, poiché in questo modo com’è gestita l’informazione in quel nosocomio è miserevole e indegna per l’unico presidio sanitario di una delle cittadine più fiorenti del salernitano, ma soprattutto per non creare notevoli disagi all’utenza già fortemente penalizzata in questo periodo per l’emergenza Covid19.

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Saggista e musicologo, è laureato in “Sociologia delle Comunicazioni di Massa”. Tra i suoi libri ricordiamo: Il Canto Nero (Milano, 1982), Trecento anni di jazz (Milano, 1986), Jazz moderno (Milano, 1990), Vesuwiev Jazz (Napoli, 1999), Il popolo del samba (Roma, 2005), Ragtime, Jazz & dintorni (Milano, 2007), prefato da Amiri Baraka, Una storia sociale del jazz (Milano 2014), prefato da Zygmunt Bauman, Saudade Bossa Nova (Firenze, 2017). Per i “Saggi Marsilio” ha pubblicato l’unica Storia del ragtime, in due edizioni (Venezia, 1984 e 1989) edita in Italia e in Europa. Ha scritto monografie: due su Frank Sinatra (Venezia, 1991) e The Voice – Vita e italianità di Frank Sinatra (Roma, 2011), e su Vinicio Capossela (Milano, 1993), Francesco Guccini (Milano, 1993), Louis Armstrong (Napoli, 1997), un paio di questi col contributo amichevole di Renzo Arbore e Gianni Minà. Collabora con la RAI, per la cui struttura radiofonica ha condotto diverse trasmissioni musicali, e per La Storia siamo noi ha contribuito allo special su Louis Armstrong. Tiene periodicamente stage su Civiltà Musicale Afroamericana oltre a collaborare con la Fondazione Treccani per le voci afroamericane. Tra i vari riconoscimenti ha vinto un Premio Nazionale Ministeriale di Giornalismo, ed è risultato tra i finalisti del Premio letterario Calvino per l’inedito. Per la narrativa ha pubblicato un romanzo breve per ragazzi dal titolo Easy Street Story, (Npoli, 2007), la raccolta di racconti È troppo tardi per scappare (Napoli, 2013), il romanzo epistolare Caro Giancarlo – Epistolario mensile per un amico ammazzato, (Terracina, 2014), che gli è valso il Premio ‘Giancarlo Siani’ 2014. È il direttore artistico del Festival Italiano di Ragtime e il suo sito è www.gildodestefano.it.

2 Commenti

  1. In questo articolo si sottolinea il “presunto” atteggiamento poco accogliente di un operatore/operatrice sanitaria in servizio in una tendo struttura Covid….Secondo me, invece di puntare il dito contro chi, notte e giorno, esposto/a alle intemperie, rischia la vita per accogliere e prendersi cura degli ammalati, avrebbe avuto senso denunciare un’ASL mal organizzata, fatiscente, poco efficace ed efficiente. Chi lavora con le emergenze ha tutto il diritto di infastidirsi se, oltre a combattere il Covid, deve pure fare da servizio informazioni. Non toccate gli operatori sanitari, sono persone con famiglie che ogni giorno sono lì per noi! E siate indulgenti, abbiatene rispetto! Io sono stata in ospedale e ho conosciuto persone stupende, accoglienti, premurose,competenti ed attente….Colgo l’occasione per ringraziarli tutti/tutte dire loro che li stimo, li ammiro, li amo! ❤

  2. Gentile Alfonsina, l’articolo non è un ‘puntare il dito” verso “L’operatore/operatrice sanitaria in servizio in una tendo struttura Covid”: evidentemente Ella non ha prestato la dovuta attenzione al titolo dell’articolo che, invece, vuole evidenziare una cattiva o adeguata informazione verso l’utenza ospedaliera che, in primis, va rispettata poiché destinataria dei servizi del nosocomio. Se ci fosse un idoneo Ufficio Comunicazione o -in mancanza- spetta al Direttore Sanitario provvedere a far esporre un cartello, alla bisogna va bene anche un foglio A4, tuttavia esaustivo dell’informazione corretta e non fuorviante, aggiungerei necessaria in un momento emergenziale e quindi caotico come quello attuale, e non 4 parole buttate lì alla rinfusa ed estremamente laconiche. Da ciò si evince un palese pressapochismo e lassismo di una struttura ormai decadente. Un nosocomio che si rispetti avrebbe dovuto confezionare, per rispetto del povero utente ingenuo, la scritta che segue: “PER ESIGENZE INTERNE DI PERSONALE SANITARIO, IL SERVIZIO DI ACCETTAZIONE E 1° INGRESSO VERSO IL C.U.P. E’ TEMPORANEAMENTE SPOSTATO ALLA PRIMA TENDO-STRUTTURA A SINISTRA ENTRANDO NELL’OSPEDALE, SOLITAMENTE PREPOSTA PER IL 1° TEST COVID19. LA DIREZIONE SANITARIA SI SCUSA PER L’EVENTUALE DISAGIO E RIPRISTINERA’ A BREVE LA VECCHIA SEDE D’INGRESSO”.

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