Caro amico ti scrivo… sulle poste a Cava

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Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’…

Non ho nemmeno lontanamente la pretesa di uguagliare l’insuperabile Lucio Dalla, né la bravura di un collaboratore di questo giornale il quale il 29 dicembre ha riscritto il testo di quella canzone, adattandolo alla triste situazione che stiamo vivendo, descrivendola piacevolmente.

Traggo solo spunto dalle prime parole della stessa per tornare, e non credo sarà l’ultima volta, sulle Poste di Cava e sui suoi dipendenti, di cui, scusami se te lo dico, non è che se ne salvino molti.

Abituato, come tu ben sai, a lavorare in una struttura privata, nella quale il cliente è sempre il benvenuto e spesso, per non inasprirlo, si è costretti a darsi tanti pizzicotti sulla pancia, penso sempre, da povero illuso, che anche in altri ambienti si usi lo stesso comportamento: non dico che il cliente ha sempre ragione, ma certamente non può essere trattato e maltrattato come tanti enti pubblici fanno, a tutti i livelli, e le poste certamente in questi maltrattamenti hanno un posto in primo piano; se non fosse così non si spiegherebbero i disservizi che penalizzano milioni di utenti in tutto il paese in quanto la situazione è, purtroppo, generalizzata; il comportamento di quelli metelliani certamente non è peggiore di quelli di altri uffici, e dispiace che vi sia qualcuno che non lo rilevi.

Noi cronisti, che osserviamo tutto, o almeno tentiamo di farlo, abbiamo il dovere di rilevare e scrivere cose positive e negative, altrimenti non siamo più cronisti affidabili, ma solo mediocri, pronti ad osannare il potere a discapito dei malcapitati utenti.

Non dico, quindi, che dobbiamo essere contro a prescindere, quando qualcuno va lodato dobbiamo farlo, ma se questo qualcuno, in altre circostanze, sbaglia, è nostro dovere criticarlo, con l’unico scopo di essere il più possibile oggettivi, non lesinare lodi quando meritate, e non lesinare critiche quando dovute.

Mi illudo di essere, ad esempio, amico e sostenitore del nostro Sindaco ma tu, lui e la città sapete quante critiche gli muovo in continuazione: onori e oneri, questo è il motto che mi ispira e, mi permetto di dire, dovrebbe ispirare noi tutti.

Non è una ramanzina che voglio farti, ma solo richiamarti alla realtà in quanto, quasi in risposta al mio scritto del 29 dicembre di aspra critica all’amministrazione postale, a cominciare da quella locale, ho rilevato qualche tuo risentimento per aver maltrattato il personale metelliano che tu dici “sempre disponibile, sempre cortese, sempre ecc. ecc. ……”

Ma vuoi vedere che ora la colpa è tutta di quei rompiscatole di cittadini?

Ma tu stesso qualche tempo fa hai scritto su un giornale nostrano della disavventura di un disabile, tale Tony Bianco Blu, che ha dovuto attendere in piedi, poggiato sulla stampelle, ben 90 minuti, cioè un’ora e mezza, per entrare nell’ufficio, nonostante tutti gli altri utenti gli avessero dato la precedenza? Quale sensibilità ha il direttore e tutto il personale verso l’utenza? Ma glielo dobbiamo suggerire noi al direttore di mettere all’esterno almeno un regola-file? Ma non sarebbe più facile per tutti prenotare telefonicamente in maniera che l’utente sappia a che ora potrà entrare per fare un versamento o una raccomandata, come già avviene per la consulenza finanziaria?

Personalmente non ho particolari risentimenti verso il personale delle poste centrali cavesi, ma non è che tutti i dipendenti sprizzino gioia da tutti i pori quando ti presenti allo sportello: ovviamente ognuno ha i propri problemi, ma pure gli utenti non sono da meno, e tu sai che alle poste ci si va quando proprio è indispensabile, e non sempre per cose piacevoli, quindi alla cortesia professionale non farebbe male aggiungere un tantino, ma proprio un tantino, di gentilezza e maggiore considerazione; molti operatori per tutta la durata dell’operazione non ti guardano nemmeno, e non è che tutti si dedichino alla tua operazione senza distrarsi, perché è frequentissimo che altri operatori, spesso provenienti dagli uffici interni, distraggano lo sportellista, e il povero Cristo di utente, che magari ha la macchina fuori posto, o va di fretta per altre incombenze, freme perché dall’altro lato del banco perdono tempo probabilmente parlando di “cavoli” loro!

Io che ho girato e giro in continuazione, non trovo un simile comportamento nemmeno negli uffici comunali, e questo è quanto dire.

Caro amico, non voglio farla più lunga, ma solo invitarti a riflettere perché andando avanti di questo passo, l’Amministrazione postale che presume di poter sostituire le Banche in tante cose, avrà molti “forni di pagnotte” da mangiare prima di poterne essere all’altezza.

Non volermene, ma non ho potuto fare a meno di dirtelo.

E voglio chiudere sempre con una strofetta della canzone di Lucio Dalla: “… /Ma la televisione ha detto che il nuovo anno/ Porterà una trasformazione /E tutti quanti stiamo già aspettando”.

Mi auguro che questa trasformazione interessi anche le Poste.

Buon fine anno e buon 2021!

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