Se si incazzano le élite

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Lunedì scorso, 26 novembre, al Teatro Verdi, si è tenuta l’assemblea annuale di Confindustria Salerno. Un parterre di tutto rilievo. Oltre ad Andrea Prete, presidente di Confindustria Salerno, nonché presidente della CCIAA di Salerno e vice presidente nazionale di Unioncamere, avrebbero parlato il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ed il presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia. Nonché, intervistati dal giornalista Franco Di Mare, l’ambasciatore della Germania in Italia, Viktor Elbing, il presidente Unioncamere e Confcommercio italiane, Carlo Sangalli, ed ancora Daniele Vaccarino, Massimiliano Giansanti, Ettore Pradini ed il prof. Francesco Rullani, rispettivamente presidenti di R.E TE. Imprese Italia, Confagricoltura, Coldiretti ed economista della Luiss.

In un primo momento non avevo notato il sottotitolo dell’invito, gentilmente trasmessomi, “L’IMPRESA AL CENTRO – Le forze produttive contro la società del non lavoro”, più un manifesto politico che un’usuale locandina per un convegno di categoria. Vi ero andato perciò, come tutti gli anni, per attingere notizie sullo stato di salute dell’economia salernitana. Mi sono trovato in un’assemblea di imprenditori incavolati neri verso il governo nazionale. Preparavano la mobilitazione nazionale, già convocata a Torino per il prossimo lunedì 3 dicembre da ben dieci organizzazioni rappresentative di altrettante categorie produttive del nostro Paese.

La scelta di Torino è eloquente. Lì, il 14 ottobre del 1980, scesero in piazza i ceti medi della Fiat e della città, mettendo la parola fine alla stagione degli autunni caldi e dell’operaismo sessantottino. Lì, sabato 10 novembre del corrente mese, convocati dalle “madamine” si sono adunati migliaia di cittadini per dire SÌ alla TAV, contro le velleità regressive di parte del governo nazionale.

Torino è ormai il luogo simbolo del rifiuto degli ideologismi e lì le élite italiane si sono date appuntamento lunedì prossimo per dire SÌ agli investimenti in infrastrutture. È appena il caso di precisare che uso qui il termine élite in termini generici. Come ha precisato il presidente Prete nel suo intervento, in Italia i primi precari sono gli imprenditori, che rischiano in proprio tutti i giorni e che, abbandonati a se stessi dalla politica, vivono quotidianamente nell’incertezza del proprio futuro. Èlite o no che siano, industriali, artigiani, commercianti, agricoltori, costruttori, imprenditori dei servizi hanno prenotato gli spazi delle Ogr, le Officine delle Grandi Riparazioni ferroviarie di inizio novecento, di solito riservati ai concerti. Gli organizzatori vi prevedono un afflusso di minimo duemila partecipanti.

Lunedì prossimo, quindi, i ceti produttivi si dichiareranno pronti a “scendere in piazza” se il governo continua a volerli bastonare. Due giorni dopo, mercoledì 5, una loro delegazione sarà ricevuta a Palazzo Chigi dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, e dai ministri Di Maio e Toninelli. Poi, lunedì 10, sempre a Torino, sfileranno i NO TAV, NO TAP, NO alle infrastrutture… insomma, quelli della decrescita felice. La vicenda sociale, prima ancora che politica, del nostro Paese, si sta schiarendo e pare essere giunto il momento delle scelte.

Il fatto è che i soldi, in un paese indebitato come il nostro, sono quelli che sono, o li metti in infrastrutture, o in assistenza. Se il governo fosse solo pentastellato, la sua scelta sarebbe scontata; loro, i grillini, il malcontento delle élite lo hanno messo nel conto. La loro priorità è il sociale. Non è così per la componente leghista, che peraltro è quella che sta dettando i tempi e le strategie della compagine governativa. Che farà Salvini? A ben vedere la polarizzazione in corso mette in difficoltà proprio lui.

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