La guerra in Ucraina e il pacifismo peloso

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Ad oltre tre mesi dall’inizio della guerra in Ucraina con l’invasione delle truppe russe di Putin, non si intravede nessuna reale possibilità di pace in tempi brevi.

Nel frattempo, la Russia, anche se con non poche difficoltà, continua la conquista del Donbass. E’ un’avanzata lenta, ma inarrestabile. Alla fine, la Russia dovrebbe fra non molte settimane occupare l’intera regione contesa all’Ucraina. Poi, è tutto da vedere se la controllerà per davvero e non rischierà, invece, come è assai prevedibile, di restare impantanata in quell’area.

Questo è quello che avviene sul campo. Dove si continua a morire, sparare, distruggere. E dove i civili sono le vittime più numerose.

In Italia, però, per ironia della sorte, la situazione appare politicamente molto più confusa ed incerta. Tra le forze della maggioranza, che sostengono il Governo Draghi, cresce sempre più la componente diciamo così pacifista o, se si preferisce, filorussa. Per convenienza e/o per convinzione, anche se in modo molto subdolo, questa componente punta a non dare il necessario sostegno, soprattutto militare, all’Ucraina in questa sua lotta armata contro l’invasione russa. In breve, aumenta sempre più un pacifismo peloso e ipocrita che, in pratica, vuole la fine della guerra a prescindere. In parole povere, una pace a dispetto della volontà di resistere del popolo ucraino. Incurante, poi, del fatto che ciò significa issare la bandiera bianca della resa ai disegni aggressivi ed imperialisti del despota russo Putin.

Intanto, nell’opinione pubblica italiana cresce sempre più un sentimento antiamericano che risente in parte, ma non esclusivamente, della propaganda russa amplificata da diversi programmi televisivi. Un antimericanismo che ha radici profonde nel nostro Paese, le quali affondano nelle contrapposizioni politiche dei tempi della guerra fredda. Così l’America, che ha non poche colpe e difetti, viene rappresentata come l’Impero del Male. Dimenticando, volutamente, il ruolo che ha avuto e che ha nella difesa e nello sviluppo della democrazia. Così come del fatto che è la Russia, e non l’America, ad aver invaso uno stato libero e indipendente.

E lo stesso si dica della Nato. Il suo ombrello protettivo ci consente di godere dei privilegi delle conquiste democratiche e delle libertà altrove negate e calpestate.

Questo è. E non dovremmo mai scordarcelo. Poi, che occorre premere per spingere il nostro governo e quelli dell’Unione Europea a lavorare per arrivare alla pace, è più che scontato.

Nessuno nel nostro Paese vuole la guerra. Tutti vogliamo la pace. Questo non deve impedirci, però, di leggere questo difficile momento con senso della verità storica ed onestà intellettuale.

Non fosse altro perché democrazia e libertà vanno difese per convinzione e non solo per convenienza.

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