Ripresa incerta: ancora cautela da cittadini e imprese nell’accettare assegni e cambiali

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Nonostante i segnali di ripresa, gli italiani continuano a dimostrare una grande cautela nei rapporti d’affari. Anche nel primo trimestre del 2015, come negli ultimi anni, cittadini e imprenditori sembrano più che prudenti nell’accettare promesse di pagamento, con il risultato di un peso più leggero di cambiali e assegni non onorati in circolazione lungo lo Stivale.

In termini assoluti, nel confronto tra il primo trimestre del 2015 e lo stesso periodo del 2014 il totale degli effetti protestati è diminuito di circa 50mila unità, di cui più di 37mila costituiti da cambiali e oltre 11mila da assegni. In termini percentuali, però, il calo più consistente è quello degli assegni: -23% nei primi tre mesi di quest’anno rispetto al 2014, a fronte di una riduzione nel numero delle cambiali che si è fermata al -19,2%.

Andamento speculare per quanto riguarda la dinamica dei valori in gioco. In termini monetari, il monte complessivo dei “pagherò” non incassati tra gennaio e marzo è sceso di oltre 138 milioni di euro rispetto al 2014, di cui oltre 74 dati da cambiali e di 60 da assegni. Anche in questo caso, in termini relativi a ridursi maggiormente rispetto al primo trimestre 2014 sono stati gli assegni (-29,1%), con le cambiali che si attestano a -25,5%.

Questi alcuni dei dati più significativi che emergono dall’analisi sull’andamento dei protesti, a partire dal 2011 e fino al primo trimestre 2015, in base ai dati raccolti dalle Camere di Commercio ed elaborati da InfoCamere per conto di Unioncamere.

L’analisi territoriale dei dati mostra come i protesti siano diminuiti, sia nel numero sia nel valore complessivo, più sensibilmente nel Centro (rispettivamente -25,7 e -39,9%). Osservando le regioni, nel 2014 la frenata più vistosa nel complesso dei protesti si registra nelle Marche (-28,1%), seguite da Abruzzo (-26,7%) e Veneto (-26,4%). Unica regione in controtendenza è la piccola Valle d’Aosta, dove l’anno scorso il numero dei protesti è cresciuto del 9,7%. Anche in termini monetari lo stop più evidente si è registrato nelle Marche (-48,3% rispetto al 2013) con a ridosso la Sardegna (-44,6%) e il Lazio (-39,1%).

Tra le province, quella in cui le “farfalle” pesano di più è Prato (3.125 euro il valore medio di una cambiale scoperta nella patria delle stoffe), seguita a grande distanza da Forlì-Cesena (2.441 euro). All’altro capo della classifica i residenti del Verbano-Cusio-Ossola, ultimi con 670 euro. In valore assoluto, i più protestati restano i romani, con un monte pagherò non onorati pari a quasi 221 milioni di euro, seguiti dai milanesi (162 milioni) e napoletani (142 milioni).(fonte Unioncamere)

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