scritto da Giuseppe Carratù - 21 Giugno 2026 17:04

Giovani, il lavoro torna a premiare: si riduce il gap salariale con gli over 50

Dopo decenni di arretramento, gli under 30 recuperano terreno sul fronte delle retribuzioni e della stabilità occupazionale. Formazione, calo demografico e domanda di competenze spingono una nuova stagione per il lavoro giovanile

Per la prima volta dopo oltre trent’anni, i giovani italiani mostrano segnali concreti di recupero nel mercato del lavoro. A certificarlo è un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui il divario salariale tra i lavoratori under 30 e gli over 50 si è ridotto in modo significativo nell’ultimo decennio, passando dal 36,7% del 2015 al 33,5% del 2024. Un dato che, pur non cancellando le distanze generazionali, segna un’inversione di tendenza rispetto a una lunga fase caratterizzata da precarietà, salari stagnanti e scarse prospettive di crescita per le nuove generazioni.

Il miglioramento non riguarda soltanto le retribuzioni. La ricerca evidenzia infatti una progressiva crescita della qualità dell’occupazione giovanile, soprattutto a partire dal 2022, quando il mercato del lavoro italiano ha avviato una fase espansiva sostenuta dall’aumento dell’occupazione e dalla diffusione dei contratti a tempo indeterminato. Sempre più giovani entrano nel mondo del lavoro con rapporti più stabili e in comparti ad alto valore aggiunto, dove le competenze specialistiche sono maggiormente richieste e remunerate.

Particolarmente rilevante è il dato che riguarda i laureati. La quota di giovani assunti in settori ad alta intensità di conoscenza è salita dal 22,4% al 29% nell’arco di dieci anni, confermando come il titolo di studio stia tornando a rappresentare un fattore determinante per l’accesso a opportunità professionali più qualificate. In altre parole, l’investimento nella formazione sembra finalmente tradursi in un vantaggio economico più evidente rispetto al passato, avvicinando l’Italia agli standard europei.

Dietro questa evoluzione si intrecciano fattori economici e demografici. Da un lato, la transizione digitale ed ecologica ha aumentato la domanda di profili qualificati; dall’altro, il progressivo calo della popolazione giovanile ha ridotto l’offerta di lavoratori nelle fasce d’età più giovani. Una dinamica che rafforza il potere contrattuale degli under 30 e spinge le imprese a offrire condizioni più competitive per attrarre talenti.

Il quadro resta comunque complesso. Le differenze salariali tra giovani e lavoratori più anziani continuano a essere consistenti e persistono aree di fragilità, soprattutto tra chi possiede livelli di istruzione più bassi. Tuttavia, i numeri fotografano un cambiamento strutturale che potrebbe consolidarsi nei prossimi anni, a patto che la politica accompagni questa trasformazione con investimenti nella formazione, incentivi all’occupazione stabile e misure capaci di valorizzare il merito e le competenze. Una sfida che non riguarda soltanto il futuro dei giovani, ma la competitività dell’intero sistema economico italiano.

 

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Dottore commercialista iscritto all’Ordine Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di di Salerno; Revisore legale dei conti; Docente di fascia A per corsi avviamento start-up Invitalia, l'Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di proprietà del Ministero dell'Economia. Specializzato in consulenza fiscale, consulenza gestionale-amministrativa-contabile e societaria per piccole e medie imprese; Formazione ed orientamento personale dipendente; Attività peritali di imprese e società commerciali; Direttore della pagina Fb Fiscal Coach.

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