Lia Cigarini e La libreria delle donne
Entrare nella Libreria delle donne è solcare un varco spazio-temporale e ritrovarsi in una stanza tutta per sé. La libreria, come è scritto nel manifesto che ho appeso nel mio studio, è “un luogo di incontri, di scambi, di conflitti, di amori.” È stato sempre così, sin dal momento della sua nascita, nel 1975, ma soprattutto è “una libreria politica”
A Milano, oggi in via Calvi 29, resiste La libreria delle donne. Resiste perché la libreria non è sempre stata qui e, per un momento, avrebbe potuto non esserci mai. La prima sede era a due passi dal Duomo, in Via Dogana, in un locale messo a disposizione dal Comune di Milano a fronte di un canone di locazione particolarmente conveniente. Erano gli anni Settanta e forse qualcuno avrà pensato che fosse una buona idea sostenere l’iniziativa di un gruppo di una decina di donne che avevano avuto l’idea, chissà se e quanto ritenuta bizzarra, di aprire una libreria per valorizzare la scrittura femminile. Poi, negli anni Novanta, lo sfratto. L’affitto in centro era diventato insostenibile e l’unica alternativa sembrava abbassare la saracinesca per sempre. E invece le fondatrici e la rete di donne che negli anni hanno iniziato a sostenere la libreria, come anni prima erano state determinate ad aprire, così, con immutato entusiasmo, sono state determinate a trovare la nuova sistemazione in zona Porta Vittoria, in una traversa di Corso 22 marzo, via Calvi, meno centrale forse ma non meno d’impatto.
La libreria, come è scritto nel manifesto che ho appeso nel mio studio, è “un luogo di incontri, di scambi, di conflitti, di amori.” Entrare nella Libreria delle donne è solcare un varco spazio-temporale e ritrovarsi in una stanza tutta per sé. È soprattutto “una libreria politica”. Così me la definì Nuccia Nunzella, la libraia che mi accolse la prima volta in cui entrai. Capii subito che la nostra conversazione sarebbe stata memorabile e così in un attimo avevo in mano il mio taccuino per prendere appunti.
Grazie a lei, ho conosciuto Lia Cigarini e Luisa Muraro avvocata una, filosofa l’altra, entrambe femministe e attiviste. Sono loro che, con un gruppo di donne, nel 1975, di ritorno da un evento femminista a Parigi, decisero di aprire la libreria sulla scorta di una omonima Librairie des femmes a Parigi.
A chiedere a Nuccia di lavorare in libreria fu proprio Lia Cigarini. Ieri come oggi, la libreria si basa su un principio di solidarietà: a mantenerla aperte sono le volontarie che a turno ci lavorano dentro.
Nuccia mi parlò di Lia Cigarini con affetto e ammirazione definendola è un punto di riferimento del femminismo italiano. Dalla fondazione, l’idea della libreria fu quella di un contenitore di soli libri scritti da donne o da “amici delle donne”. Fu la prima e, per molto tempo, unica libreria ad avere le opere di Carla Lonzi.
La libreria ha anche una rivista, Via Dogana. L’anno scorso, per i cinquanta anni della libreria, i primi tre fascicoli sono stati stampati in cartaceo. Anche Via Dogana è una rivista di politica, politica delle donne che non esclude gli uomini così puntualizza la descrizione. Sulla rivista, oltre Cigarini e Muraro, negli anni hanno scritto Natalia Aspesi, Annarosa Buttarelli, Luciana Castellina e molte altre pensatrici e attiviste.
Nuccia Nunzella, nel nostro dialogo – intervista, durato più di un’ora, in una parentesi post lavoro che mi è sembrata un’oasi di pace e bellezza, ad un certo punto ha smesso di raccontarmi della libreria e ha iniziato a parlarmi di me, ad invogliarmi a partire da me, a trovare parole mie, a vivere e narrare le esperienze anche col corpo. “Non ci sono parole univoche per tutti. Se decidi di esporti, di parlare della tua esperienza e così stai già facendo un lavoro di trasformazione di te e del mondo.”
In una intervista per L’isola deserta su RadioRai3 ospite di Chiara Valerio (disponibile al link RaiPlay Sound: radio, podcast e audiolibri), Lia Cigarini, definendosi una curiosa, disse: “Se c’è una cosa per cui non vorrei morire è perché voglio sapere come va a finire.”
Ecco, sarebbe stata forse felice di sapere che, in un pomeriggio milanese, una femminista, reclutata alla libreria delle donne proprio da lei, come una levatrice, mi spronava a partorire le mie idee e la mia esperienza di donna per trasformare il mondo. È come una staffetta in cui di donna in donna si sviluppa un passaggio di testimone. E così Lia Cigarini vive, germoglia rigogliosa e resiste.









