Costruire mondi: l’impalcatura di una storia

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Dialogo con Elisabetta Gnone e Mariagrazia Mazzitelli

Si è conclusa in maniera brillante la manifestazione Premio Elsa Morante – spin off , ospitata nell’ambito del Campania Libri – Festival della lettura e dell’ascolto, con la partecipazione della scrittrice bestseller Elisabetta Gnone e della direttrice editoriale di Salani Mariagrazia Mazzitelli che hanno dialogato, nella Sala Lettura della Biblioteca nazionale di Napoli, con Antonio Parlati, responsabile del Centro di Produzione RAI di Napoli, e Tjuna Notarbartolo, direttrice del Premio.

Elisabetta Gnone, un passato in Disney culminato con la creazione della serie W.I.T.C.H., pubblicata in oltre 120 Paesi, è oggi punta di diamante della casa editrice Salani, scrittrice affermata della fortunata serie fantasy FairyOak, collana di nove romanzi – per ora – giunta al quindicesimo compleanno, che le è valsa spesso la menzione di J.K.Rowling italiana.

Con lei, Mariagrazia Mazzitelli, una vita spesa nell’editoria, giungendo ad essere la direttrice editoriale di Salani, la più nota casa editrice italiana per ragazzi, che vanta, tra le sue pubblicazioni, proprio Harry Potter, nonché i libri di Roald Dahl, Luis Sepulveda, Daniel Pennac, Michael Ende, Astrid Lindgren, Jo Nesbo, Roddy Doyle.

In una sala gremita di giovani e giovanissimi, accompagnati dai loro genitori, la scrittrice e l’editrice hanno parlato di editoria e di scrittura, svelando al pubblico i retroscena della fortuna di un libro. Mazzitelli ha raccontato la capacità sua e del suo team, merito dell’esperienza prima ancora che dell’intuito, di riconoscere un buon libro fin dalle prime pagine, proprio come farebbe un sarto con una stoffa: non confonderebbe mai la lana con la seta. Naturalmente i libri che vengono pubblicati sono quelli che piacciono agli stessi editori: è necessario che sin dalle prime pagine si sia trascinati in un universo che sta in piedi da solo, dal quale il lettore non vuole uscire.

Il plot deve essere ben definito nella mente dello scrittore sin dalla prima parola e così i personaggi che devono avere tutti una funzione nella narrazione ed una unicità. Non si facciano illusioni coloro che tentano la strada del self publishing: un buon libro è frutto di una lunga strada fatta del lavoro di persone competenti che supportano lo scrittore.

Con grande onestà, la stessa Elisabetta Gnone ammette che la primissima versione del primo FairyOak somigliava più ad una sceneggiatura che ad un romanzo, perché in fondo quello era il mondo dal quale lei veniva, e probabilmente se non ci fosse stato un editore accorto ad indirizzarla, oggi FairyOak non avrebbe avuto il successo che conosciamo. Cita Cerami e il suo “Consigli a un giovane scrittore” ma al tempo stesso ammette di essere incappata in tutti gli errori più banali che uno scrittore in erba possa compiere.

A chi le chiede se pensa di scrivere un romanzo per adulti, Gnone risponde che vorrebbe certo, a patto di trovare l’inaudito, di cui ammette la straordinarietà in un panorama letterario in cui sembra si sia già detto tutto mentre l’editrice sottolinea quanto probabilmente sarebbe difficile per uno scrittore di narrativa per ragazzi approdare nel settore per adulti, per una certa diffidenza e severità della platea di lettori.

Al tempo stesso puntualizza la difficoltà di essere uno scrittore per ragazzi: è necessario avere conservato la capacità di osservare il mondo con occhi da bambini o almeno di averla conservata in un angolo del nostro essere. Sottolinea inoltre quanto la scrittura per ragazzi sia cambiata negli anni: ai classici di un tempo che si ponevano in una posizione dall’alto con l’obiettivo di spiegare la vita e di insegnare come agire, i classici moderni sostituiscono una condizione paritaria.

Un elisir per scrivere bene? Sicuramente leggere tanto e poi scrivere tanto, e soprattutto poi, tagliare tanto.

Si parla anche di libri e tecnologia: c’è ancora bisogno di libri nel mondo dei tiktoker? Non c’è dubbio, il libro ha ancora la sua funzione e conserva ancora la sua peculiarità di essere innanzi tutto esperienza individuale per poi tradursi in esperienza condivisa e veicolo di formazione di comunità, cultura, civiltà.

E infine, perché scrivere e leggere fantasy? La risposta più bella la dà Elisabetta Gnone: “Per la speranza che è possibile sconfiggere il male”.

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