scritto da Gabriella Avagliano - 03 Agosto 2026 12:58

Cava de’ Tirreni, l’attrice cavese Irene Maiorino al “Magmatica Culturae Festival”

Tra autenticità e libertà, Irene Maiorino incanta il pubblico di “Magmatica” con un dialogo intenso e personale sul mestiere dell’attore, la forza delle radici e il coraggio di restare sé stessi

Si è tenuto a Cava de’ Tirreni, domenica 2 agosto, il secondo appuntamento di “Magmatica Culturae Festival”, nuova rassegna letteraria ideata e diretta dalla giornalista Angela Senatore, che sta animando l’estate cavese con incontri dedicati alla letteratura, al cinema e al dialogo tra arti, cultura e società. Dopo il successo dell’incontro inaugurale con la scrittrice Monica Acito, ospite d’eccezione della seconda serata è stata Irene Maiorino, attrice tra le più apprezzate del panorama italiano contemporaneo. Nata a Napoli e cresciuta proprio a Cava de’ Tirreni, Irene Maiorino torna nella sua terra per dialogare con il pubblico di “Magmatica” nella suggestiva cornice della “Torretta bianca”, con il Vesuvio a fare da sfondo al tramonto.

Accolta con calore da un pubblico numeroso, Irene Maiorino si concede ad un dialogo aperto e sincero con Angela Senatore, un colloquio senza filtri su temi che spaziano dal mestiere dell’attore a quelli connessi alla sfera più intima e personale. Successivamente, la conversazione prosegue con gli interventi del pubblico, in un vivace e stimolante scambio di domande e riflessioni sul valore della formazione, dell’autenticità e della libertà.

Alla domanda “Come sono stati i tuoi primi vent’anni vissuti nella città metelliana e cosa diresti alla Irene vent’enne?”, Maiorino ha risposto: “alla Irene di vent’anni darei soltanto la mano… Se ripenso davvero a quella ragazza, non riesco a giudicarla. A vent’anni ho fatto semplicemente quello che sentivo di fare, con le forze che avevo. Sentivo di avere una grande energia interiore e, in questo, credo di essere stata fortunata. Non parlo della fortuna intesa come occasioni che arrivano facilmente: quella, anzi, mi è mancata spesso. Alcune opportunità che sembrano concrete possono sfumare all’ultimo momento. Fa parte di questo mestiere: sei continuamente dentro un flipper… Se penso invece a Cava de’ Tirreni, mi viene subito in mente un’infanzia serena. Ho avuto la fortuna di vivere un’infanzia e anche un’adolescenza molto felici. Di questa città porto con me un ricordo estremamente positivo.”

Nel corso dell’incontro Irene Maiorino ha ripercorso alcuni dei ruoli più significativi della propria carriera. Un’attenzione particolare è stata dedicata al personaggio di Filumena Russo nella serie “Il commissario Ricciardi”. L’attrice ha spiegato come si tratti di una donna la cui straordinaria bellezza si trasforma in una condanna, rendendola vittima di molestie da parte degli uomini del paese e spingendola a compiere un gesto estremo: “A un certo punto lei prende una decisione estrema: sceglie di sfregiarsi. È un gesto durissimo, ma nasce da un bisogno di autodeterminazione. Vuole riprendersi il controllo del proprio corpo. Vuole essere lei a decidere della propria vita. È questo il cuore del personaggio. Una donna che arriva perfino a farsi del male pur di riconquistare la propria libertà.”

Ovviamente non poteva mancare un passaggio su Lila Cerullo de “L’amica geniale”, personaggio che ha dato la notorietà a livello mondiale all’attrice cavese. Maiorino evidenzia il temperamento passionale, libero, capace di rompere gli schemi ed essere anticonvenzionale, un tratto, questo, nel quale si identifica particolarmente: “Essere anticonvenzionali oggi non significa fare i ribelli per principio, ma avere il coraggio di restare fedeli alla propria autenticità. Lila, per me, è stata questo. Mi ha rimessa in piedi… In questo lavoro vivi costantemente sotto giudizio. Ti senti ripetere che dovresti essere diversa più bella, più elegante, più dolce, più commerciale. Ti confronti continuamente con qualcun altro e rischi di perdere il centro. Lila mi ha costretta a recuperarlo. Mi ha ricordato chi ero.”

Un rilievo particolare è stato dato alla scrittrice premio Nobel Grazia Deledda, figura che Irene Maiorino ha interpretato nel recente film “Quasi Grazia”. Attraverso questo ruolo, la conversazione si è allargata al significato della scrittrice sarda come simbolo di emancipazione femminile e di “rivendicazione del talento”. Deledda rappresenta infatti una donna che, in un’epoca segnata da forti condizionamenti sociali e culturali, seppe rivendicare con determinazione la propria vocazione letteraria, scegliendo di lasciare la Sardegna per affermarsi nel panorama culturale italiano. Un percorso che, per molti aspetti, richiama anche quello della stessa Maiorino, partita giovanissima dalla propria terra per inseguire il sogno della recitazione, affrontando sacrifici, solitudine e continue sfide prima di conquistare il successo.

Il confronto si è infine spostato sul tema delle fragilità giovanili. Prendendo spunto da una riflessione di Maiorino sul dolore, il pubblico le ha domandato quale messaggio si sentisse di rivolgere ai ragazzi che oggi crescono in una società sempre più orientata all’immagine e all’apparenza. “Trovare una persona che sia un punto di riferimento… un porto sicuro che possa comprendere queste fragilità… magari un professore di scuola con cui ci si è trovati bene. Bisogna circondarsi di persone e di attività che ci nutrano. Nel mio caso sono stata molto fortunata a trovare questi punti di riferimento proprio nella mia famiglia”.

L’attrice ha poi sottolineato l’importanza della cultura e della curiosità intellettuale: “E’ fondamentale studiare, nel senso più bello del termine, cioè approfondire e continuare a pungolarsi”. La lettura, ha spiegato, rappresenta per lei un nutrimento indispensabile, perché aiuta ad uscire dai propri pensieri e ad aprirsi al mondo.

Alla domanda sul futuro, l’attrice ha risposto con una parola che attraversa idealmente tutta la sua esperienza: apertura. Dopo anni trascorsi a inseguire obiettivi con ostinazione, oggi preferisce lasciare spazio anche all’imprevisto, senza rinunciare alla curiosità, alla scrittura, alla fotografia e, perché no, perfino al sogno di un allevamento di cavalli.

Un messaggio che vale soprattutto per i più giovani: seguire con determinazione ciò che si ama, senza lasciarsi definire esclusivamente dal giudizio degli altri e senza perdere la propria autenticità.

 

 

Laureata in Filologia con 110 e lode, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Italianistica. Ha pubblicato diversi saggi in riviste scientifiche e una monografia dal titolo “Tracce del Mezzogiorno nel documentario etnografico”, dedicata alla ricerca storico-sociale del Sud Italia, dal Secondo Dopoguerra agli anni ’70. Attualmente è docente di materie letterarie presso la scuola secondaria di primo grado.

Una risposta a “Cava de’ Tirreni, l’attrice cavese Irene Maiorino al “Magmatica Culturae Festival””

  1. Bene!
    Penso che sia stata intrapresa la strada giusta, quella della conoscenza, del confronto e della cosapevolezza( la strada con tre c).
    Non ho avuto notizie del festival, cerchero’ il programma e, ove possibile, vi seguiro’.
    Complimenti ad Irene , degna figlia di Gabriella che da tutta la classe, al liceo, era stata scelta per le sue doti di simulazione di svenimenti nell’ ultima ora di italiano.

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