Oltre Vannacci: la vera integrazione
In giro, da destra e sinistra è una gara a chi è più ipocrita. E' ovvio che la scuola non può che essere inclusiva, ma bisogna investire di più per renderla tale. Ed evitare di trasformare le classi in ghetti. Per i bambini provenienti da famiglie straniere, ma anche per quelli italiani
Vannacci sta avvelenando il dibattito politico nel nostro Paese. Indubbiamente sì. Tuttavia, i problemi che solleva esistono, ma le soluzioni che propone non sono accettabili. Veniamo alla scuola. In giro, da destra e sinistra è una gara a chi è più ipocrita. E’ ovvio che la scuola non può che essere inclusiva, ma bisogna investire di più per renderla tale. Ed evitare di trasformare le classi in ghetti. Per i bambini provenienti da famiglie straniere, ma anche per quelli italiani. Aiutando anche i genitori stranieri a imparare la nostra lingua e l’essenziale della nostra cultura senza nulla togliere alla loro. La verità è che l’integrazione si fa soprattutto a scuola, a cominciare dalle primarie. E scrive bene stamani Cazzullo sul Corriere della Sera. «Mi chiedo che cosa interessi ai figli degli immigrati della storia, della letteratura, della cultura italiane. Eppure dobbiamo fare di tutto per trasmetterli, quei saperi e quei valori, ai figli degli immigrati come ai nostri figli. In fondo Virgilio e Michelangelo, Dante e Galileo, Ariosto e Verdi, la Roma antica, il Rinascimento, il romanticismo hanno parlato agli uomini di ogni luogo e di ogni epoca». Giusto. E non è integrazione anche vietare il burqa in classe? Immaginiamo proprio di sì.





