Droni ucraini su Mosca
L’attacco con oltre 500 droni segna una svolta nella guerra, mostrando la nuova capacità offensiva di Kiev. La Russia non avanza più e il Cremlino appare sempre più sotto pressione
L’Ucraina ha lanciato oltre 500 droni contro Mosca, colpendo aree industriali, residenziali e una raffineria Gazprom-Neft vicino alla capitale: il più grande attacco mai condotto sul territorio russo. È una risposta diretta ai bombardamenti che da mesi colpiscono infrastrutture civili, centrali elettriche e perfino la cattedrale del patriarcato ortodosso ucraino. La svolta è arrivata con il cambio alla Casa Bianca. Con Trump gli aiuti americani si sono ridotti e Kiev ha accelerato la produzione autonoma di droni a lungo raggio, ora capaci di penetrare lo spazio aereo russo. Gli obiettivi sono chiari. Far percepire ai cittadini russi ciò che gli ucraini subiscono. Costringere Putin ad ammettere che la guerra non è “limitata” e alimentare un malcontento interno che possa indebolire il Cremlino. Paradossalmente, il timore che l’Ucraina diventasse una preda facile si è ribaltato. La Russia non avanza più, mentre Kiev colpisce con crescente efficacia il territorio russo. La guerra che sembrava già vinta da Mosca si sta trasformando in un fallimento sempre più evidente per Putin e il suo regime.





