scritto da Tina Contaldo - 11 Giugno 2026 06:45

Una visione immaginativa della nostra vita nella contemporaneità

La prossima volta che ci approcciamo ad una persona guardiamola fino a vederla, non ci limitiamo ad osservarla

Se soltanto potessimo vedere oltre che osservare chi ci circonda troveremmo anche noi stessi?

È vero siamo nel mondo delle osservazioni, dei commenti, della giustificazione negligente e negletta del narcisismo umano. Parola, incontaminata parola, parola disseminata di ingiunzioni si chiede agli idoli, parola mercificata e di parte, parola autodifensiva, parola congiunta, parola sommersa e immersa, osservazione mista a parola.

Nel 2024 una ragazzina di 12 anni si è suicidata in quanto meta le offriva contenuti sempre più contrastanti con la sua natura fanciullesca e i genitori informatici hanno denunciato i diversi social della piattaforma: primo caso in Italia e nel mondo di denuncia.

2026 l’autrice di Persepolis muore di amore.

Quindi si muore di amore ma anche della sua assenza.

La prossima volta che ci approcciamo ad una persona guardiamola fino a vederla, non ci limitiamo ad osservarla. In questa società fatta di giudizi imperfetti quante sono le imperfezioni dell’animo umano proviamo a capire cosa significhi davvero toccare con mano le visioni altrui e facciamole proprie non per appropriarcene ma per vedere tutti in un’unica direzione che non sia di categoria ma che sia mossa dall’amore, dalla vita e dal dubbio che effettivamente qualcosa in questo mondo non funziona e siamo noi a doverlo far funzionare.

La prossima che ci approcciamo alla vita amiamo fino al sembrare immaturi, perché non c’è niente di più bello che vedersi, guardarsi senza commento, in silenzio proferito da suoni lievi che tocchino l’anima.

La prossima volta che stiamo per tradire la fiducia di qualcuno o siamo mossi dagli istinti, pensiamo a che risonanza possa avere quel gesto.

La prossima volta che odiamo pensiamo che c’è chi non ha avuto mai modo di conoscere l’amore o la pace.

E con questo amore che porta alla morte per troppa incidenza nella nostra vita o per troppa influenza del io collettivo, amiamo ancora di più e siamo felici soprattutto di amare noi stessi perché ci sarà sempre qualcuno che ci amerà come deve essere fatto.

A tutte le vittime digitali

Laureata in Comunicazione Internazionale con una tesi su l’Antigone di Judith Butler, ha proseguito gli studi con un master in Europrogettazione e Internazionalizzazione delle imprese. Parla inglese, francese, greco e italiano e ha una forte passione per la scrittura che la caratterizza sin da bambina quando scriveva sceneggiature e racconti emozionanti e creativi. Fotografa e pittrice. Scrive poesie prendendo ispirazione dall’attualità soprattutto concentrandosi sul rapporto uomo/donna e sui fenomeni di migrazione volontaria o meno. Vive a Cava de' Tirreni ed è parte della Filellenica.

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