scritto da Gennaro Pierri - 16 Aprile 2026 10:30

“So cosa voglio” non è maturità. È una responsabilità

Il punto non è alzare gli standard all’infinito. Quella è solo una forma sofisticata di fuga. Il punto è ridurre le scuse

“Non sono esigente, ma so cosa voglio.” Suona bene. Troppo bene. Perché detta così sembra una conquista, ma spesso è solo uno slogan che copre una verità più scomoda: sapere cosa vuoi ti obbliga a vivere di conseguenza. E lì iniziano i problemi.

Per anni ci hanno insegnato ad adattarci: nelle relazioni, nel lavoro, perfino nei sogni. Funziona finché non accumuli una stanchezza strana, quella di chi vive una vita che non gli somiglia. Non è stress: è incoerenza. Dire “so cosa voglio” dovrebbe significare una cosa molto concreta: ho smesso di tollerare ciò che mi riduce. Non ciò che mi mette alla prova ma ciò che mi spegne. E qui serve precisione, non slogan. Una relazione sana ti chiede fatica, non umiliazione. Un lavoro dignitoso ti stanca, non ti svuota. Se non distingui queste due linee, non sei consapevole: sei confuso.

Il punto non è alzare gli standard all’infinito. Quella è solo una forma sofisticata di fuga. Il punto è ridurre le scuse. Perché la verità è brutale: molte persone sanno perfettamente cosa vogliono. Semplicemente non vogliono pagarne il prezzo. Dire dei no. Restare soli per un po’.

Rinunciare a scorciatoie comode.

“Allora meglio accontentarsi?” No. Ma nemmeno raccontarsi di essere esigenti mentre si continua a scegliere il minimo sindacale. Sapere cosa vuoi non è una medaglia. È una linea da rispettare. E ogni volta che la superi per comodità, non stai tradendo gli altri. Stai tradendo la tua stessa lucidità. La domanda, allora, non è più “cosa voglio?”. È: sono disposto a vivere come se fosse vero?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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