scritto da Gennaro Pierri - 18 Aprile 2026 08:16

Cosa può essere liberatorio? Smettere di proteggere ciò che ti rende accettabile

La libertà allora non è fare quello che vuoi. È smettere di fare automaticamente quello che ti tiene dentro. E sì, qualcosa si rompe. Alcuni ti capiranno meno. Altri ti preferivano prima, quando eri più prevedibile

C’è una forma di prigionia che non fa rumore. È quando dici “sì” e dentro pensi “no”. Quando ridi al momento giusto. Quando scegli le parole non per dire qualcosa di vero, ma per non creare problemi. Funziona. È questo il punto. Ti rende una persona affidabile, integrata, “a posto”. Uno che non complica le cose. Solo che, a forza di non complicarle, sparisci.

Non succede in un giorno. Succede a piccoli adattamenti: eviti un conflitto, poi un altro. Trattieni un’opinione. Accetti una dinamica che non ti convince. Finché non sei più sicuro se stai scegliendo o semplicemente mantenendo equilibrio.

E allora la domanda cambia: cosa può essere liberatorio? Non fare di più. Smettere di proteggere ciò che ti rende accettabile. Per esempio: restare in una conversazione in cui tutti sono d’accordo e tu no, e dirlo. Non in modo aggressivo, ma netto. Oppure: continuare a interpretare il ruolo di “quello affidabile” anche quando ti sta stretto, solo perché sai che gli altri contano su quella versione. Non è autenticità dire tutto. È autenticità non filtrare tutto.

Qui sta il confine che molti evitano: non si tratta di diventare ingestibili o egoisti. Si tratta di smettere di sacrificare sistematicamente ciò che è vero per mantenere ciò che è stabile. Sono due cose diverse, ma spesso le confondiamo perché la stabilità paga subito, la verità no.

La libertà allora non è fare quello che vuoi. È smettere di fare automaticamente quello che ti tiene dentro. E sì, qualcosa si rompe. Alcuni ti capiranno meno. Altri ti preferivano prima, quando eri più prevedibile. È il prezzo reale della coerenza: non sei più comodo. Ma in cambio succede una cosa precisa: inizi a riconoscerti. Non sempre ti piaci, ma almeno sai da dove stai parlando.

E a quel punto la domanda smette di essere teorica: quante delle tue scelte sono davvero tue… e quante sono solo il modo più intelligente che hai trovato per restare accettabile?

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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