Santa Lucia: rituali d’amore e miti pagani nella notte più lunga dell’anno

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Quella di Santa Lucia è una storia drammatica ma assai affascinante da cui, nel corso dei secoli, hanno avuto origine miti, leggende e tradizioni.

Secondo alcune credenze popolari quella di Santa Lucia è la notte dell’amore per chi è alla ricerca dell’anima gemella. Per farsi aiutare dalla santa si fa così: prima di dormire, la notte tra il 12 e il 13 dicembre ci si pettina con un pettine mai usato da altri (deve essere tutto nostro, trasmettere la nostra energia), e poi si mette sotto il cuscino. In questo modo, secondo la leggenda, Lucia dovrebbe far comparire l’uomo della nostra vita in sogno.

Questo è soltanto uno dei tanti rituali e dei miti legati al culto della santa. Nata a Siracusa alla fine del III secolo, Lucia morì decapitata il 13 dicembre del 304. E’ la protettrice degli occhi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini. La giovane santa ha nel nome (e nella data della festa nel calendario) l’origine stessa del suo culto.

Come spesso accade per le festività religiose, anche quella dedicata a Santa Lucia nasce dalla necessità del cattolicesimo di soppiantare le festività pagane nel cuore e nelle abitudini del popolo. Non a caso la santa viene festeggiata nel giorno che veniva tradizionalmente definito “il più corto dell’anno”, il 13 dicembre. Un tempo, infatti, secondo il calendario giuliano, il solstizio d’inverno cadeva esattamente il 13 dicembre.

Il nome Lucia deriva dalla radice latina lux, la donna che porta il dono della luce. La ricorrenza ha antiche origini pagane connesse al solstizio d’inverno e al ritorno della Luce. Probabilmente Lucia è una trasposizione della greca Artemide, dea della luna, particolarmente adorata a Siracusa, che guarda caso, è il luogo di nascita di Lucia. Artemide è considerata a tutti gli effetti una dea della luce e il suo appellativo era Lucina. Inoltre, ad entrambe sono sacre l’isola di Ortigia e la quaglia, ed entrambe sono vergini.

Varie sono le usanze per la festa di santa Lucia che si originano dalla cultura magno-greca. Q uella più diffusa è la distribuzione del granturco bollito, detto con nome antico “cuccìa” (voce rimasta dai greci bizantini, presso i quali coucia rispondeva alla voce fava, e che riguardava le Pianèpsie, antica festa religiosa ateniese in onore di Apollo, che si celebrava con l’offerta al dio di fave cotte).

Una delle leggende più accreditate narra di una grave carestia che colpì la Sicilia, e in particolare la città di Siracusa  nel XVII secolo. Proprio il 13 dicembre, giorno della Santa molto venerata in Sicilia, una nave carica di grano sarebbe arrivata in porto assicurando la salvezza alla popolazione che, troppo affamata, non avrebbe atteso di macinare il grano per avere pane, ma avrebbe lessato i chicchi per nutrirsi.

Fu così deciso che da allora in poi si mangiasse, ogni anno in quel giorno, solo cuccìa, legumi o altri cereali di piccole dimensioni, tra cui il riso nella forma della famosa arancina.

Secondo la tradizione scandinava, la notte del 13 dicembre, Lussinatt, è la notte più lunga dell’anno. Soprattutto in Svezia e in Danimarca, all’alba del 13 dicembre, le bambine, vestite di bianco, sfilano per le strade delle città con una candela accesa in mano, offrendo dolcetti e cantando canzoncine di Natale.

In alcune zone del Nord Italia i bambini sono soliti scriverle una lettera per chiederle dei regali e sistemano del cibo sul davanzale delle finestre. Ma guai a farsi trovare svegli, perché, racconta la leggenda, se Santa Lucia trova i piccoli alzati li acceca lanciando loro della cenere negli occhi.

Al Sud si accendono candele nella notte tra il 12 e il 13 dicembre: il fuoco, infatti, simboleggia la vittoria della Luce contro il Buio e, di conseguenza, del Bene che vince sul Male.

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