scritto da Gennaro Pierri - 05 Giugno 2026 10:57

Quando il desiderio diventa un dovere

I sacrifici che facciamo ogni giorno stanno servendo un desiderio autentico oppure stiamo pagando il prezzo di un sogno che non ci appartiene?

La tragedia dell’uomo moderno non è fare troppe cose per dovere. È aver trasformato perfino il desiderio in un dovere.

Dobbiamo essere felici. Dobbiamo realizzarci. Dobbiamo viaggiare, coltivare passioni, curare il corpo, vivere esperienze, trovare la nostra strada, diventare la versione migliore di noi stessi.

Persino i sogni, ormai, hanno il sapore delle scadenze. Ci avevano promesso la libertà. In molti casi abbiamo ottenuto soltanto una lista diversa di obblighi. Per secoli il dovere è stato il grande protagonista della storia umana. Bisognava sopravvivere, lavorare, costruire, obbedire. Oggi, almeno in una parte del mondo, il copione è cambiato.

Eppure l’ansia è rimasta. Anzi, è cresciuta. Perché? Forse perché il problema non era il dovere. Il problema era credere che la libertà consistesse nell’eliminarlo.

La verità è più scomoda. Ogni vita significativa contiene dei doveri. Un amore è un dovere. Un figlio è un dovere. Un’amicizia vera è un dovere. Persino la fedeltà ai propri ideali è un dovere. La domanda allora non è come liberarsi dai doveri.

La domanda è: da quale desiderio nascono? Pensiamo a una cattedrale. Chi la osserva vede pietra, fatica, impalcature, anni di lavoro. Ma nessuno trascorrerebbe decenni a sollevare blocchi di marmo soltanto per senso del dovere. Prima della pietra c’era una visione. Prima della disciplina c’era un desiderio. Ogni grande opera umana nasce così. Anche le nostre vite.

Il guaio è che molti oggi ricordano le pietre e hanno dimenticato la visione. Continuano a lavorare, correre, produrre, accumulare risultati. Ma non sanno più per cosa. E quando il significato scompare, il dovere diventa peso. Diventa stanchezza. Diventa cinismo. Forse la vera maturità non consiste nel fare ciò che si  vuole. Consiste nel riconoscere quale desiderio è abbastanza grande da meritare la nostra fedeltà.

Perché i desideri piccoli chiedono emozioni. I desideri grandi chiedono impegno. E a quel punto accade qualcosa di sorprendente: il dovere smette di essere una catena e diventa una direzione. Forse dovremmo smettere di domandarci se stiamo seguendo i nostri sogni.

La domanda più onesta è un’altra. I sacrifici che facciamo ogni giorno stanno servendo un desiderio autentico oppure stiamo pagando il prezzo di un sogno che non ci appartiene? La differenza è invisibile agli occhi degli altri.

Ma è esattamente lì che si decide la qualità di una vita.

 

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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