scritto da Gennaro Pierri - 20 Giugno 2026 09:43

Quando fuggi, dove arrivi?

La verità è che la maggior parte delle persone non fugge dai luoghi. Fugge dalle versioni di sé che quei luoghi conoscono. Il ragazzo che parte dal suo paese non sta scappando dalle case, dalle piazze o dai vicoli. Sta cercando di allontanarsi da tutti quelli che continuano a ricordargli chi era. La ragazza che cambia città non cerca soltanto un nuovo indirizzo. Cerca uno sguardo diverso dentro cui rinascere

Sto mettendo in ordine gli appunti di un anno di scuola e rileggo un appunto lasciatomi da un’alunna sulla “fuga”… oggi parto da questo tema.

C’è una scena che si ripete da sempre. Una valigia aperta sul letto. Una porta che si chiude. Un treno che parte. Un aereo che decolla. Una persona che guarda dal finestrino e pensa: adesso cambierà tutto. Forse è il momento più umano che esista. Perché tutti, prima o poi, abbiamo sognato una fuga. Non necessariamente da un luogo.

A volte si fugge da un fallimento. Da una delusione. Da una ferita. Da una versione di noi stessi che non sopportiamo più. Eppure c’è qualcosa di strano nelle fughe. All’inizio sembra che funzionino. Cambiano i volti. Cambiano le strade. Cambia il panorama fuori dalla finestra. Per qualche settimana, qualche mese, a volte qualche anno, sembra davvero di essere diventati qualcun altro. Poi accade qualcosa. Una sera qualsiasi. Magari in una città nuova. Magari davanti a un caffè bevuto in solitudine. Magari nel silenzio di una stanza d’albergo. E all’improvviso ti accorgi che quella vecchia inquietudine è ancora lì. Ha attraversato confini, mari, stazioni e aeroporti insieme a te. È arrivata prima ancora che tu disfacessi la valigia.

La verità è che la maggior parte delle persone non fugge dai luoghi. Fugge dalle versioni di sé che quei luoghi conoscono. Il ragazzo che parte dal suo paese non sta scappando dalle case, dalle piazze o dai vicoli. Sta cercando di allontanarsi da tutti quelli che continuano a ricordargli chi era. La ragazza che cambia città non cerca soltanto un nuovo indirizzo. Cerca uno sguardo diverso dentro cui rinascere. Per questo le fughe ci affascinano tanto. Non promettono chilometri. Promettono metamorfosi. Ma qui si nasconde il grande inganno.

Perché il mondo può offrirti un nuovo scenario, non una nuova anima. Puoi attraversare mezzo pianeta. Puoi cambiare lingua, lavoro, amicizie. Puoi persino reinventare il tuo profilo, la tua immagine, il tuo modo di parlare. Ma c’è una cosa che nessun biglietto può cancellare: l’appuntamento con te stesso. Prima o poi arriva. Sempre. E forse è proprio questa la buona notizia. Perché allora capisci che il senso della fuga non era sparire. Era vederti meglio. Come quando ci si allontana da un quadro per coglierne finalmente il disegno. A volte bisogna prendere distanza per capire.

A volte bisogna partire per tornare. A volte bisogna perdersi per scoprire che la meta non era un luogo. Era uno sguardo più sincero su chi siamo. E allora la domanda cambia. Non più: “Da cosa stai fuggendo?”. Ma: “Che cosa speri di incontrare lungo la strada?”.

Perché da quella risposta dipende tutto. La differenza tra una fuga e un viaggio. Tra un’evasione e una rinascita. Tra chi cambia semplicemente orizzonte e chi cambia davvero vita. Per la cronaca: la ragazza poi non è più fuggita di casa, tranquilli!

 

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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