Quale futuro per le donne USA se l’aborto diventa un crimine?

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Siamo sempre più perplessi sulla democrazia USA, della quale tutti diciamo un gran bene, ma non sempre facciamo verifiche sulla sua autenticità.

Indubbiamente tanti paesi si professano democratici, pure la Russia di Putin dice di esserlo, e la Turchia di Erdogan non è da meno, tanto per citare due esempi vicini a noi e quotidianamente sulla cresta dell’onda, per non andare a scomodare i novelli Talebani in Ahganistan, quei tristi figuri che per un ventennio erano stati scacciati dal paese e che poi il democratico Biden, in verità anticipato dal repubblicano Trump (pure lui “democratico”, assalto alla Capitol Hill a parte), aveva rimesso al comando del paese, riportandolo ai secoli bui.

Strano modo di intendere la democrazia quello dell’America, che se ne fa paladina e divulgatrice, che in nome di essa organizza crociate per esportarla nel mondo, ma che di tanto in tanto pure al suo interno la trascura.

Episodio Capitol Hill a parte, e tralasciando pure le tante manifestazioni di violenza contro la popolazione di colore (come dimenticare il caso Floyd, il negro ammazzato dalla polizia?), ora viene fuori che pure l’avvenuta conquista del diritto di abortire da parte delle donne è a rischio, visto che la Suprema Corte starebbe per decidere di abolirlo per tornare al vecchio regime, in barba a tutte le lotte che le donne hanno fatto per essere libere di utilizzarlo oppure no.

Evidentemente a qualcuno, pure nella democraticissima America, sfugge che democrazia non vuol dire privare qualcuno di un diritto legittimamente acquisito, ma lasciare al cittadino la facoltà di decidere se avvalersene oppure no.

Veniamo ai fatti.

In un documento redatto dal giudice della Corte Suprema Samuel Alito (nominato da George W. Bush nel 2006), fatto trapelare dalla rivista “Politico”, sembra che la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America abbia provvisoriamente votato per ribaltare la “Roe v Wade”, la storica sentenza pronunciata dalla stessa Corte nel 1973, che rappresenta uno dei principali precedenti riguardo alla legislazione sull’aborto a livello nazionale.

Nella bozza circolata si legge che “È tempo di dare ascolto alla costituzione e restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti del popolo”.

Nel documento si aggiunge che anche altri giudici (Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett), tutti Repubblicani, hanno votato con Alito.

In pratica, essendo stato legalizzato l’aborto nel 1973 (49 anni fa) sulla base di una sentenza e non di una legge o di una consultazione popolare, i Giudici repubblicani ne hanno messo in dubbio la costituzionalità e vorrebbero che la questione venisse sottoposta a un referendum popolare.

Sulla questione si sono pronunciati altri Giudici, tra i quali Neal Katyal, un ex procuratore generale degli Stati Uniti, che ha scritto: “Ho scansionato rapidamente la bozza e sembra legittima. Ciò significa che c’è stato un voto preliminare per annullare completamente Roe v Wade e che la maggioranza della corte è d’accordo”.

Ovviamente, un documento non è ritenuto valido finché non viene presentato ufficialmente in tribunale, perciò c’è ancora la speranza che i giudici possano cambiare idea.

La notizia, ovviamente, ha scatenato molte proteste da parte degli attivisti, e di milioni di donne che si sentono private del diritto di poter decidere se abortire o meno: manifestazioni sono state organizzate davanti al palazzo della Corte Suprema.

In punto di diritto il documento divulgato non fa una piega, ma non si può prescindere da una considerazione di carattere pratico: se per circa 50 anni le donne hanno potuto decidere in merito all’aborto, e oggi dalla consultazione popolare venisse cancellato questo diritto, ciò comporterebbe un “vulnus” per la democrazia, perché priverebbe le donne, dopo un cinquantennio, di un diritto acquisito, si creerebbe una discriminazione tra il regime precedente e quello successivo.

Cosa accadrebbe, in partica, se la sentenza “Roe v Wade” venisse davvero revocata?

A quel punto, ogni stato USA potrebbe decidere di limitare o vietare l’aborto: consideriamo che diversi stati, a guida repubblicana, hanno già approvato leggi sull’aborto molto restrittive.

La Corte Suprema, dal canto suo, grazie a tre nomine fatte da Donald Trump, ora ha una maggioranza conservatrice di 6 a 3, il che potrebbe fare il gioco degli abrogazionisti.

Secondo il “Guttmacher Institute”, un rapporto sull’aborto, fatto dalla “NACDL – National Association of Criminal Defence Attorneys”, mette in luce come la caduta di “Roe v Wade” consentirebbe agli stati contro l’aborto di accusare le donne di omicidio, abuso di minori e aggressione. Anche i partner delle donne verrebbero accusati di omicidio di secondo grado, violenza domestica e abuso di minori.

Gli esperti, come riporta il “Guardian”, affermano che le accuse potrebbero essere rivolte anche contro un’ampia gamma di amici, persone care o consulenti, come le reti di fondi per l’aborto che aiutano le persone a trovare le cliniche per abortire.

Almeno 26 Stati ostili all’aborto lo bandirebbero immediatamente, molte donne, secondo gli attivisti, invece di fare viaggi lunghi e costosi per abortire in stati pro aborto come il Kansas, l’Illinois o New York, si vedrebbero costrette ad abortire in modi illegali e a volte pericolosi. I poveri, i giovani e le persone di colore farebbero uso di metodi proibiti non avendo altra scelta e si verrebbe a creare un altro livello di razzismo e classismo nel sistema di giustizia penale.

La influente Presidente della Camera Nancy Pelosi e il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer hanno rilasciato una dichiarazione, riportata dalla stampa, in cui affermano che revocare la legge “Roe v Wade sarebbe un abominio, una delle decisioni peggiori e dannose della storia moderna”.

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