Cava de’ Tirreni, al Liceo Scientifico “Genoino” una lezione di vita nel nome di Falcone e Borsellino
Ieri al Genoino, alla vigilia dell’anniversario della Strage di Capaci, il magistrato Vincenzo Senatore ha incontrato gli studenti in una mattinata intensa e profondamente emotiva
“Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine di storia, con il coraggio di chi non si arrende mai.”
Le parole della canzone di Federico Moro hanno attraversato idealmente l’incontro che si è svolto ieri 22 maggio al Liceo scientifico Genoino, alla vigilia dell’anniversario della Strage di Capaci. Una mattinata che non è stata soltanto un appuntamento scolastico, ma un’esperienza capace di toccare nel profondo studenti e docenti, lasciando negli occhi di tutti emozioni difficili da raccontare.
Il magistrato Vincenzo Senatore ha parlato con il tono semplice di chi porta dentro la memoria di anni difficili e il peso di scelte fatte per amore della giustizia. Nessuna distanza, nessuna freddezza istituzionale: solo il racconto sincero di una vita dedicata allo Stato.
Davanti agli studenti, il magistrato ha ricordato quando da ragazzo non immaginava affatto di indossare la toga. Era un giovane pieno di sogni e inquietudini, come tanti. Poi arrivò il concorso in magistratura, le giornate infinite di studio, la tensione delle prove scritte a Roma, la paura di non farcela. E proprio in quei giorni del 1992 il destino incrociò uno dei momenti più drammatici della storia italiana.
Tra i componenti della commissione esaminatrice c’era anche Francesca Morvillo. Il giorno dopo le prove, la televisione annunciò la tragedia: Francesca Morvillo era stata uccisa insieme al marito Giovanni Falcone nella Strage di Capaci. In quell’aula il silenzio è diventato memoria viva. Un silenzio pesante, sincero, che sembrava un abbraccio collettivo a chi ha sacrificato la propria vita per lo Stato.
Il racconto si è poi intrecciato con la storia straordinaria dell’amicizia tra Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: due uomini cresciuti insieme tra le strade di Palermo, uniti non solo dall’affetto, ma dalla convinzione profonda che la giustizia potesse vincere sulla paura. Dopo la morte di Falcone, Borsellino sapeva che il tempo a sua disposizione sarebbe stato poco. Eppure continuò ad andare avanti con coraggio disarmante.
Le parole del magistrato hanno restituito il volto umano di Falcone: un uomo che cambiò il modo di combattere la mafia, introducendo metodi investigativi innovativi e creando il pool antimafia, perché aveva capito che il male si combatte insieme, mai da soli.
Poi il ricordo della Strage di via D’Amelio. Paolo Borsellino quel giorno era andato a trovare sua madredopo una giornata trascorsa al mare con la sua famiglia.
Pochi istanti dopo, il boato dell’esplosione spezzò la vita sua e quella degli agenti della scorta. Un dolore che ancora oggi attraversa il cuore dell’Italia.
Gli studenti hanno ascoltato in silenzio, con attenzione autentica, lasciandosi coinvolgere da parole che non sembravano una lezione, ma testimonianza viva. Tante le domande, profonde e spontanee: sulla giustizia, sulla paura, sul significato della libertà, sulla responsabilità di scegliere da che parte stare.
Grande la partecipazione dei ragazzi, che hanno dimostrato maturità e sensibilità, rendendo il dialogo intenso e vero. Vivo il compiacimento della professoressa Maria Antonietta Chirico, referente del progetto, del dirigente scolastico Pietro Mandia e del vice preside Antonio Fiasco, presenti al tavolo dei relatori, orgogliosi della straordinaria partecipazione degli studenti e del valore umano dell’incontro.
A chiudere la mattinata, le parole di Paolo Borsellino sono entrate nel cuore di tutti: “Voi siete il nostro futuro. Non arrendetevi davanti alle difficoltà.”
E forse è proprio questo il senso più vero della memoria: non lasciare che il sacrificio di uomini giusti resti soltanto una pagina di storia, ma trasformarlo ogni giorno in coscienza, coraggio e speranza.





