La tragedia del Mottarone: com’è possibile…

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Ma com’è possibile, ci chiediamo esterrefatti, che una persona normale, possa commettere una leggerezza tanto grave da poter provocare una tragedia come quella accaduta a Stresa, la manomissione dell’impianto di sicurezza delle cabine della funivia del Mottarone per non ritardare l’attività della Funivia?

Una persona di buon senso non avrebbe potuto commettere una leggerezza del genere sapendo che avrebbe messo in pericolo la vita di tante persone, specialmente se è un tecnico esperto, solo per motivi economici, e cioè per non rimandare di qualche giorno l’apertura dell’impianto in attesa degli interventi tecnici che lo rendessero pienamente sicuro.

Solo un folle avrebbe potuto fare una cosa del genere, illudendosi che non avvenisse una emergenza che avrebbe richiesto che la cabina dovesse frenare, come purtroppo è accaduto; sapendo, fra l’altro, che la disattivazione del freno di emergenza sarebbe stata scoperta e che i responsabili della criminale manomissione non avrebbero potuto nascondersi.

Per questo motivo ci chiediamo come sia stata possibile una leggerezza di tale gravità.

Con la conseguenza che la cabina che era salita, a pochi metri dalla stazione di arrivo si è improvvisamente fermata, la fune di trazione si è rotta, il freno, disabilitato, non l’ha fermata, la cabina è improvvisamente scivolata in giù, per la rilevante pendenza ha raggiunto una velocità di circa 100.kmh, si è sganciata dal cavo di sostegno ed è precipitata per oltre 20 metri di metri, si è schiantata sul terreno, ha continuato a precipitare per oltre 50 metri, ribaltandosi più volte, sul pendio fino ad arrestarsi definitivamente vicino a un albero.

Al primo impatto con il terreno e durante il successivo rotolamento verso il basso molti occupanti sono stati sbalzati fuori, e quando si è arrestata, accartocciata, quelli non sbalzati all’esterno sono stati trovati schiacciati dalle lamiere.

Una scena apocalittica vissuta attimo per attimo da quelle persone che avevano pensato di godersi di una giornata di pace e tranquillità su quelle montagna che viene descritta inserita in uno scenario naturale di grande bellezza: 15 persone, tra le quali 3 bambini.

Bilancio definitivo, 14 morti e un bambino di solo 5 anni, Eitan, che sta combattendo tra la vita e la morte presso l’Ospedale di Torino, sopravvissuto perché il papà lo ha protetto con il suo corpo.

Ora i tre presunti (sono tali fino alla condanna definitiva) responsabili, due dipendenti tecnici della società che gestisce l’impianto, che hanno ammesso la loro responsabilità, i quali materialmente hanno disattivato i freni, e l’amministratore della stessa, che non poteva non sapere, sono agli arresti, e dovranno rispondere di accuse molto gravi, omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione degli strumenti atti a prevenire gli infortuni aggravato dal disastro e lesioni gravissime.

Qualcuno, giorni fa, si è chiesto di chi fosse la proprietà della funivia, non si sa ancora bene se del Comune di Stresa o della Regione Piemonte; saperlo non cambia niente perché nulla mette o nulla toglie alla gravità dell’accaduto in quanto al proprietario certamente non crediamo possa essere addossata nessuna responsabilità penale. Probabilmente si potrà attribuire una responsabilità politica, la qual cosa lascia il tempo che trova.

I soccorritori, compresi gli addetti al Soccorso alpino, i Vigili del fuoco e gli Agenti di Polizia e Carabinieri, di fronte alle condizioni dei corpi delle vittime, sono rimasti costernati: una carneficina.

Il Presidente Sergio Mattarella, Papa Francesco, il Premier Draghi e tutti gli altri personaggi politici del Parlamento e del Governo hanno espresso la loro solidarietà alle famiglie delle vittime.

Papa Francesco ha espresso “grande dolore” per la tragedia: in un messaggio di cordoglio, inviato tramite il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin al Vescovo di Novara, Giulio Brambilla, si legge che “il Santo Padre pensando con commozione a tante vite tragicamente spezzate mentre erano immerse nella meraviglia del Creato, assicura la preghiera per quanti sono scomparsi, per chi li piange e per il piccolo Eitan, la cui delicata vicenda segue con trepidazione”.

E anche noi di Ulisse facciamo nostre queste espressioni di cordoglio, augurandoci che la coscienza di ogni uomo si faccia sempre  carico della responsabilità che ciascuno ognuno deve avere nei confronti degli altri, senza mai far prevalere l’interesse economico fino al punto da mettere a rischio vite umane.

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