scritto da Gennaro Pierri - 01 Maggio 2026 12:29

La fuga perfetta: distrarsi per non pensare (e per non vivere davvero)

Forse il punto non è eliminare le distrazioni, ma smascherarle. Capire quando sono una pausa… e quando sono una fuga

Non è vero che non abbiamo tempo per pensare. È che siamo diventati bravissimi a impedircelo.

La distrazione oggi non è un incidente: è un sistema. Un ecosistema perfetto che ci protegge da una cosa semplicissima e devastante: restare soli con noi stessi. Apri il telefono. Scorri. Ridi. Ti perdi. Funziona. Sempre. Ma chiediti questo: quando è stata l’ultima volta che sei rimasto in silenzio senza cercare una via d’uscita? Distrarsi è una forma elegante di evitamento. Non fa rumore, non scandalizza, anzi è socialmente approvata.

“Mi tengo occupato”, diciamo. Traduzione: non voglio sentire quello che c’è sotto. E sotto cosa c’è? Non mostri, come spesso temiamo. Ma verità scomode: relazioni che non funzionano, direzioni sbagliate, stanchezze ignorate. La distrazione non le cancella. Le sospende. Come mettere in pausa una bomba con il timer ancora attivo. E qui arriva il punto che di solito evitiamo: non tutte le distrazioni sono uguali.

Esiste una distrazione che nutre (sport, arte, amicizie vere) e una che svuota (consumo passivo, dipendenza da stimoli). La differenza? Una ti restituisce energia. L’altra te la prende in prestito… con interessi. Il paradosso è brutale: più cerchi di non pensare, più diventi fragile. Perché perdi allenamento. Pensare è faticoso, sì. Ma è una palestra. Se non entri mai, alla prima crisi crolli.

Forse il punto non è eliminare le distrazioni, ma smascherarle. Capire quando sono una pausa… e quando sono una fuga. Perché la domanda vera non è “quanto riesco a non pensare?”, ma: quanto mi costa, alla fine, non farlo?

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.