Il Carabiniere volante

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La vita avventurosa del Carabiniere Ernesto Cabruna, asso dell’aviazione militare italiana, che durante la Prima Guerra Mondiale era diventato l’incubo dell’aviazione del nemico austro-ungarico

Mi è capitato di vedere, qualche tempo fa, la prima pagina della “Domenica del Corriere” del 31 marzo 1918, con i disegni di una battaglia tra un aereo italiano e diversi aerei austriaci.

La “Domenica del Corriere” era il settimanale domenicale del Corriere della Sera, all’epoca diretto da Luigi Albertini, e la prima pagina, come anche l’ultima, furono sempre opera di Achille Beltrame (nella foto accanto) il quale, con i suoi disegni, all’epoca chiamati “tavole”, descrisse la storia del costume e della società italiana della prima metà del ventesimo secolo: fatti di cronaca, di costume, sportivi e di guerra vennero illustrati con maestria, e settimanalmente erano sotto gli occhi sia dei lettori ma anche di coloro che non sapevano leggere o scrivere perché analfabeti.

La “Domenica del Corriere” venne pubblicata dal gennaio 1989 fino a ottobre 1989, sebbene negli ultimi venti anni le pubblicazioni andarono scemando in quanto erano venuti a mancare gli elementi che avevano portato al boom delle precedenti pubblicazioni.

Uno dei motivi di quel successo era la difficoltà di pubblicare foto, non sempre disponibili e non facilmente riproducibili, per questi motivi a corredo degli articoli venivano pubblicati disegni e schizzi, che riproducevano le scene descritte.

Negli anni successivi, superate quelle difficoltà tecniche, subentrarono le foto, anche se c’è da dire che in alcuni paesi, come gli Usa, vi sono scenari che non consentono di fotografare, come, ad esempio, le aule processuali, nelle quali non sono ammessi i fotografi per cui è giocoforza avvalersi degli illustratori.

Quello che ha suscitato la mia curiosità sulla copertina della “Domenica del Corriere” del 31 marzo 1918 è stata la illustrazione di un piccolo aereo militare italiano in conflitto con una decina di aereo nemici, tra i quali uno colpito e in caduta.

Ala pagina successiva era stampata la cronaca dell’episodio: pochi giorni prima il piccolo aereo da guerra italiano si era scontrato con una decina di aerei austriaci, abbattendo quello più pericoloso e mettendo in fuga gli altri di scorta.

L’aereo italiano era guidato dal carabiniere Ernesto Cabruna (nella foto accanto), aviatore coraggioso e spericolato che era riuscito in una impresa che aveva dell’incredibile, anche perché l’aeronautica nemica non era da sottovalutare.

Ulteriore elemento di curiosità è stato l’aver appreso che lo spericolato aviatore era un carabiniere, arma che pure facendo parte dell’esercito (è ancora così) non aveva un reparto aereo.

Cos’era accaduto?

Per rispondere al quesito è necessario conoscere la vita avventurosa di Ernesto Cabruna, nato a Tortona il 2 giugno 1889 (è morto il 9 gennaio 1960 a Rapallo), appartenente all’Arma dei Carabinieri, medaglia d’oro al valor militare per le sue ardimentose imprese aeree durane la Prima Guerra Mondiale, durante le quali conseguì otto vittorie aeree.

Fin da giovanissimo era stato attratto dal volo, dal quale era talmente affascinato da indurlo a progettare e realizzare rudimentali alianti.

Nel 1910 aveva ottenuto un attestato di “privativa industriale” per le sue invenzioni “Aeroplano” e “Nuova Elica”.

Nell’ottobre 1907 a 18 anni Cabruna entrò nella Legione Allievi Carabinieri di Roma, nel 1908 venne impegnato nella prima missione in favore dei terremotati di Messina e venne promosso Vicebrigadiere.

Volontario nella guerra italo-turca, nel 1912 fece parte del contingente che occupò le isole di Rodi e Coo. Poi venne nominato Brigadiere e Comandante della stazione dei carabinieri di Salbertrand in Piemonte.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale chiese di andare in prima linea e venne spedito sull’altopiano di Asiago con la 10^ compagnia Carabinieri; si distinse nell’opera di soccorso ai feriti durante i bombardamenti austro-ungarici, e ottenne la medaglia di bronzo al valor militare.

Ma, nonostante l’intensa attività a terra e i conseguenti riconoscimenti, non era soddisfatto: il suo sogno era il volo e nell’autunno del 1916 ottenne il brevetto di pilota, e il 10 novembre fu inviato in zona di guerra con un biplano Farman MF.11 nella 29^ Suadriglia, in missioni di ricognizione.

Nel 1917, appena promosso Maresciallo, conseguì l’idoneità di pilota da caccia sui biplani Nieuport.

Da quel momento iniziarono le sue missioni di guerra, la prima nel cielo di Ponte di Piave nel marzo 1918, e questo gli fece conseguire la promozione a Sottotenente: aveva attaccato da solo una formazione aerea austro-ungarica composto da un bombardiere scortato da dieci caccia; era riuscito ad abbattere il bombardiere e le sue spericolate manovre avevano messo in fuga gli altri aerei.

Questa forse fu la sua impresa più memorabile alla quale Domenico Beltrame dedicò la copertina della “Domenica del Corriere” del 31 marzo 1918 dal titolo “1 contro 11”.

Purtroppo Cabruna nel settembre successivo ebbe un brutto incidente: in fase di atterraggio venne colpito dall’olio bollente di una tubazione dell’aereo lesionata e riportò una commozione cerebrale, la frattura della clavicola destra e ferite varie.

Ancora convalescente tornò alla sua squadriglia aerea e riuscì a distruggere due aerei nemici in fase di decollo.

Durante l’intero conflitto, fu inquadrato in diverse squadriglie (29ª, 84ª Squadriglia, 80ª Squadriglia Caccia e 77ª Squadriglia Aeroplani), svolgendo missioni di ricognizione e di caccia, sul Carso e sul Piave, con velivoli Nieuport-Macchi Ni.10 e SPAD S.VII.

Ottenne otto vittorie aeree in novecento ore di voli di guerra, più due ulteriori velivoli distrutti al suolo e un pallone di osservazione Draken abbattuto.

Venne decorato con una medaglia di bronzo, due medaglie d’argento al valor militare e una croce al merito di guerra, quest’ultima concessagli dopo la distruzione a terra dei due velivoli nemici.

Nel dopoguerra, fu uno stretto collaboratore di Gabriele D’Annunzio, primo aviatore a raggiungere Fiume il 13 settembre 1919; da D’Annunzio Cabruna ottenne incarichi di fiducia e lo rappresentò dopo il cosiddetto “Natale di sangue”, gli scontri che avvennero a Fiume nei giorni del Natale del 1920 tra le truppe del Regio Esercito italiano e le truppe dell’ Reggenza Italiana del Carnaro, guidata proprio dal D’Annunzio, e che segnarono la fine dell’impresa di Fiume.

Per la sua fede indiscussa venne conferita a Cabruna da D’Annunzio, unico fra i legionari, la Medaglia d’Oro della Marcia di Ronchi la cui motivazione termina con queste parole “…diede compimento all’impresa che gli avevo affidato conducendo l’azione del 3 marzo 1922, come Capo del Consiglio Militare, e secondando così quella Annessione che pur dovrà essere allargata per tutte le Alpi Bebie e le Dinariche”.

Ernesto Carruba, pur essendosi dimesso dall’Arma dei Carabinieri Reali per partecipare all’impresa fiumana, rimase sempre legato all’Arma e non esitò a sfidare in duello alla pistola Mario Carli, autore di un articolo offensivo verso l’Arma.

Dopo l’annessione di Fiume all’Italia venne reintegrato nell’Arma dei Carabinieri, e il 24 maggio 1924 gli venne conferita, in commutazione della seconda medaglia d’argento, la medaglia d’oro al valor militare, oggi conservata presso il museo D’Annunzio Eroe al Vittoriale.

Nel 1925 fu promosso capitano con il compito di aiutante di volo del generale Piccio, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica.

Nel 1927 divenne comandante della Squadriglia Sperimentale Baracca a Ciampino (Roma). Qui venivano sperimentati i nuovi caccia Ansaldo AC 3, che manifestarono alcuni problemi strutturali, causa di incidenti mortali.

Cabruna di sua iniziativa interruppe i voli che vennero ripresi dopo una superficiale inchiesta. Nei primi mesi del 1928 si verificano altri due incidenti mortali: precipitano l’asso Guido Nardini e il maresciallo aviere Luigi Furlan. Non seguendo le vie gerarchiche Cabruna conferì direttamente con il Duca delle Puglie a cui era destinato uno degli aerei caduti. Questa fu la fine della sua carriera: dopo tre mesi di fortezza, non gradito al regime, venne trasferito in Cirenaica.

In condizioni di salute non buone, poiché malato di cuore, in seguito alla eccezionale attività di servizio da lui espletata, venne collocato a riposo nel 1932.

Durante la Seconda Guerra Mondiale ebbe rapporti con la Resistenza, tant’è che, ricercato dalla polizia, si rifugiò nell’ospedale Fatebenefratelli sull’isola Tiberina a Roma.

Nel dopoguerra, come Commissario dell’Associazione Mutilati d’Italia compì importanti missioni. Il 4 novembre 1945, a Parigi, rese omaggio al Milite Ignoto della Francia accompagnato all’Arco di trionfo dai rappresentanti dei mutilati, combattenti e partigiani francesi. Ottenne dal Governo di Belgrado (febbraio 1946) di inviare una delegazione in Jugoslavia per trattare il ritorno dei prigionieri italiani.

Ernesto Cabruna scrisse anche due libri: FIUME 10 gennaio 1921-23 marzo 1922 e Un italiano in Russia, ma la pubblicazione fu vietata fino al 1945. Il primo è il diario documentato e attento di quanto avvenne a Fiume in quel periodo poco conosciuto alla maggior parte delle persone.

Il secondo libro è una raccolta di osservazioni fatte durante un viaggio personale attraverso la Grecia, la Turchia e la Russia, avvenuto nel 1935.

Il “magnifico asso cacciatore”, uno dei protagonisti dell’impresa fiumana fu una persona molto riservata, galantuomo ostinato contro tutte le convenienze. La sua vita fu chiara e onesta, ispirata al senso del dovere e allo spirito di sacrificio così come l’Arma l’aveva temprato.

Si spense in silenzio a Rapallo il 9 gennaio 1960 e qui venne sepolto per sua espressa volontà.

Ma alcuni anni le sue spoglie dopo vennero traslate nel mausoleo di D’Annunzio, il Vittoriale di Gardone Riviera, sul versante bresciano del Lago di Como.

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