Cuocere la pasta a fuoco spento

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Mai come ora la necessità di consumare il meno possibile di energia, come luce o gas, è di interesse generale, e più si va avanti più se ne avvertirà l’esigenza.

Se le cose continueranno di questo passo, specialmente a causa della guerra tra Russia e Ucraina, potremmo veramente avere la necessità di ridurre drasticamente i consumi di tali fonti energetiche: non vogliamo fare i menagrami, ma temiamo che ci attendano tempi più duri e tristi di quelli attuali.

È chiaro che singolarmente non possiamo influire più di tanto sul problema generale, a questo dobbiamo pensare tutti noi per sostenere in questo campo, le forze di governo che ci ritroveremo tra qualche mese; ma singolarmente pure possiamo collaborare per ridurre sprechi, come già abbiamo suggerito in numerosi articoli precedenti, sia in merito alla luce e al gas, sia in merito all’acqua.

Ora ci viene in soccorso, a livello familiare, il sistema di poter cuocere la pasta a fuoco spento.

Non è una diavoleria inventata da noi o da qualche buontempone in vena di scherzi, è una cosa che sostiene il Prof. Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica anno 2021, oggi Vicepresidente dell’Accademia dei Lincei, e questa teoria è stata recentemente pubblicata sui maggiori quotidiani nazionali.

Il Prof. Giorgio Parisi è un Fisico teorico interessato a ricerche molto varie; è noto per i suoi studi in teoria quantistica dei campi (soprattutto nell’ambito della cromo-dinamica quantistica), in meccanica statistica (in particolare, ma non soltanto, per i suoi studi sui vetri di “spin”) e per l’applicazione di quest’ultima a vari ambiti della teoria dei sistemi complessi.

“La cromo-dinamica è la moderna teoria delle interazioni cosiddette ‘forti’ che si esercitano tra i protoni e i neutroni del nucleo atomico e tra alcune delle particelle subnucleari” (da Treccani).

“I ‘vetri di spin’ possono essere definiti come insiemi di magneti elementari (spin) le cui interazioni sono, a caso, ferromagnetiche o antiferromagnetiche secondo una legge di probabilità ben definita” (idem).

Pertanto il Prof. Parisi non è uno sprovveduto che si è avventurato in un campo non suo in quanto, da studioso, ha verificato che è veramente possibile cuocere la pasta a fuoco spento.

Peraltro è una tecnica antica, già usata dalle nostre nonne durante i periodi di penuria di energia, quando si doveva centellinare anche il consumo del legno nel camino o nel focolare, e ora arriva il riconoscimento scientifico della validità di tale tecnica, chiamata anche cottura passiva della pasta, un piccolo stratagemma per risparmiare qualcosa.

“È la terza volta che provo e devo dire funziona!”, si legge nel post condiviso su Facebook dal docente dell’Università La Sapienza di Roma, con tanto di foto della pentola sul fuoco.

Ma come si può cuocere la pasta a fuoco spento?

È facilissimo: “Dopo aver portato l’acqua ad ebollizione buttate la pasta e aspettate 2 minuti… poi si può tranquillamente spegnere il gas, basta usare un coperchio e calcolare un minuto circa in più”. In questo modo si risparmiano, secondo il Prof. Parisi, almeno otto minuti di utilizzo di gas.

“Senza voler fare moltiplicazioni per famiglie italiane, credo che sia una notizia da divulgare, dovremmo cambiare abitudini e non è detto che sia un male”, prosegue il post.

In termini economici, ogni italiano arriverebbe a risparmiare fino a 44,6 chilowattora in un anno (considerando un consumo medio annuale di 23,5 kg di pasta a persona).

Il segreto di questa “ricetta”? Riuscire a mantenere una temperatura dell’acqua non inferiore a 80 C°, che permette al glutine della pasta di coagulare. Più la temperatura si abbassa, più questo tipo di cottura richiede tempo: per questo, a fuoco spento, la pasta cuoce in circa uno o due minuti in più rispetto a quanto riportato sulle confezioni. Poi ovviamente conta anche il formato di pasta scelta.

“Penso che la cosa importante sia usare il coperchio sempre”, osserva ancora Parisi. “Dopo che bolle se si lascia a fuoco bassissimo con il coperchio si consuma poco. Idem se si spegne del tutto”.

Qualche conto. Il costo medio di un Kwh in regime di maggior tutela va da o,23 a 0,25 euro; per chi ha un contratto in regime di mercato libero va da 0,30 a 0,35.

Questo sta a significare che se in un anno si risparmiassero 45 Kwh, si pagherebbero dai 12 ai 15 euro l’anno.

Tutto sommato sono importi che non sconvolgono un bilancio familiare: ma il criterio del risparmio dovrebbe far parte, a nostro avviso, del nostro Dna, dovremmo tutti ragionare secondo la teoria del miglior risultato con il minimo sforzo o dispendio di risorse.

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