Ascensione: la festa più sottovalutata del cristianesimo
Noi immaginiamo sempre Dio come uno che interviene, sistema, protegge, risolve. Un supervisore cosmico. Invece il Vangelo fa qualcosa di destabilizzante: Dio si sottrae. Lascia spazio. Costringe alla libertà. Gli apostoli, infatti, dopo l’Ascensione non ricevono superpoteri. Restano fragili
Tra tutte le feste cristiane, l’Ascensione è probabilmente la più incomprensibile.
Natale è semplice: nasce un bambino. Pasqua è potente: uno torna dalla morte. Ma l’Ascensione? Un uomo risorto che se ne va. Fine della scena. Sembra quasi un anticlimax.
E invece è qui che il cristianesimo smette di essere favola religiosa e diventa rischio umano. Perché l’Ascensione è il momento in cui Cristo rifiuta di sostituirsi agli uomini. Noi immaginiamo sempre Dio come uno che interviene, sistema, protegge, risolve.
Un supervisore cosmico. Invece il Vangelo fa qualcosa di destabilizzante: Dio si sottrae. Lascia spazio. Costringe alla libertà. Gli apostoli, infatti, dopo l’Ascensione non ricevono superpoteri. Restano fragili, impulsivi, contraddittori. Però smettono di aspettare che sia un altro a vivere al posto loro. È una lezione feroce anche per noi. Viviamo nell’epoca delle dipendenze invisibili: dipendenza dall’approvazione, dall’algoritmo, dalla gratificazione immediata.
Abbiamo trasformato perfino la spiritualità in consumo emotivo: preghiere che “devono farmi sentire qualcosa”, esperienze che “devono funzionare”. L’Ascensione spezza questo ricatto interiore. Dice una cosa quasi scandalosa: la maturità comincia quando non hai più qualcuno che ti controlla da vicino.
Per questo gli angeli domandano ai discepoli: “Perché state a guardare il cielo?”. È una frase durissima. Significa: basta nostalgia, basta attesa passiva, basta usare Dio come scusa per non decidere. La fede, qui, diventa responsabilità concreta: lavoro, giustizia, perdono, coraggio, scelte.
Terra, non evasione. E forse il vero dramma è questo: molti oggi non rifiutano Dio. Rifiutano l’idea che la propria vita abbia una missione. L’Ascensione allora non è la festa di uno che sale in cielo.
È la festa di uomini finalmente costretti a diventare adulti.







