scritto da Gennaro Pierri - 17 Maggio 2026 13:00

Ascensione: la festa più sottovalutata del cristianesimo

Noi immaginiamo sempre Dio come uno che interviene, sistema, protegge, risolve. Un supervisore cosmico. Invece il Vangelo fa qualcosa di destabilizzante: Dio si sottrae. Lascia spazio. Costringe alla libertà. Gli apostoli, infatti, dopo l’Ascensione non ricevono superpoteri. Restano fragili

Tra tutte le feste cristiane, l’Ascensione è probabilmente la più incomprensibile.
Natale è semplice: nasce un bambino. Pasqua è potente: uno torna dalla morte. Ma l’Ascensione? Un uomo risorto che se ne va. Fine della scena. Sembra quasi un anticlimax.

E invece è qui che il cristianesimo smette di essere favola religiosa e diventa rischio umano. Perché l’Ascensione è il momento in cui Cristo rifiuta di sostituirsi agli uomini. Noi immaginiamo sempre Dio come uno che interviene, sistema, protegge, risolve.

Un supervisore cosmico. Invece il Vangelo fa qualcosa di destabilizzante: Dio si sottrae. Lascia spazio. Costringe alla libertà. Gli apostoli, infatti, dopo l’Ascensione non ricevono superpoteri. Restano fragili, impulsivi, contraddittori. Però smettono di aspettare che sia un altro a vivere al posto loro. È una lezione feroce anche per noi. Viviamo nell’epoca delle dipendenze invisibili: dipendenza dall’approvazione, dall’algoritmo, dalla gratificazione immediata.

Abbiamo trasformato perfino la spiritualità in consumo emotivo: preghiere che “devono farmi sentire qualcosa”, esperienze che “devono funzionare”. L’Ascensione spezza questo ricatto interiore. Dice una cosa quasi scandalosa: la maturità comincia quando non hai più qualcuno che ti controlla da vicino.

Per questo gli angeli domandano ai discepoli: “Perché state a guardare il cielo?”. È una frase durissima. Significa: basta nostalgia, basta attesa passiva, basta usare Dio come scusa per non decidere. La fede, qui, diventa responsabilità concreta: lavoro, giustizia, perdono, coraggio, scelte.

Terra, non evasione. E forse il vero dramma è questo: molti oggi non rifiutano Dio. Rifiutano l’idea che la propria vita abbia una missione. L’Ascensione allora non è la festa di uno che sale in cielo.

È la festa di uomini finalmente costretti a diventare adulti.

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista Il Cooperatore Paolino, docente di teologia spirituale presso l’Istituto Diocesano di Scienze Religiose dell’Arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, direttore editoriale del mensile diocesano Fermento, bioeticista nel Comitato Etico dell’ASL Salerno. E’ cultore di materie filosofiche e teologiche, docente di I.R.C. in alcune Scuole Superiori di Cava de’ Tirreni e Presidente del sodalizio Cavalieri della Bolla Pontificia.

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