Amenità e mostruosità

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foto tratta da profilo Fb

De Luca casca su Halloween

Anche i giganti hanno i loro punti deboli, e pure De Luca è inciampato sulla buccia di banana di Halloween: ha detto che è una immensa idiozia, una stupida americanata importata anche nel nostro paese, e con l’espressione del viso ha fatto intendere che è una perfetta schifezza.

Non voglio dire che sia bello o brutto, ma solo precisare che Halloween non è una tradizione americana.

Una collega, appassionata ricercatrice di tradizioni e usanze (Carnevale, Ferragosto, Santa Lucia, per ricordarne solo alcune), ha scritto sulla sua pagina FB il seguente messaggio del quale faccio omaggio ai miei cinque cortesi lettori.

“Halloween è un’antica e importante festa celebrata in Europa e in altre parti del mondo. Era il giorno di Capodanno che cadeva il 31 ottobre. Era festa di tutti i Santi. I Celti la chiamavano Samhain. Gli antichi romani lo festeggiavano ben tre volte, ad agosto, ottobre e novembre, “mundus patet – il mondo è aperto”, ovvero il giorno in cui i vivi e i morti comunicavano tra loro. La Chiesa poi lo “cristianizzò” convertendolo in festa di Ognissanti. In tutta Italia vi sono rituali e tradizioni legati a questo giorno come lo scambio di doni, cucinare legumi, soprattutto fave, e tanti altri ancora. In Messico si chiama Dia de Los Muertos, la festa dei cari defunti e della celebrazione della vita in cui si tengono feste e danze e si porgono offerte ai propri cari defunti. Insomma, è molto, molto di più della banale commercializzazione consumistica che i più conoscono. Piuttosto che deprecare, potremmo cogliere l’occasione per riavvicinarci alle nostre antiche origini e tradizioni storiche e culturali”.

La cosa più interessante è apprendere che in alcuni paesi, come il Messico, si celebra l’incontro tra vivi e defunti, e questo mi ricorda il rito della fine dell’anno che don Pietro Califano celebra la notte del 31 dicembre nel Cimitero di Nocera Superiore, del quale è il Cappellano: una cerimonia suggestiva che accomuna i vivi e i morti, sulle tombe dei quali i partecipanti, dopo la cerimonia, vanno a deporre fiori.

E che vuoi farci, pure i giganti hanno le loro “amnesie”: comunque De Luca  ha promesso che nell’ultimo fine settimana di ottobre, incluso quello di Hallowen, i locali chiuderanno tutti alle ore 22,00. Per cui i “festaioli” sono avvertiti.

I messaggi “a futura memoria” a Iole Santelli

Le brutture non hanno mai fine, gli sciacalli sono sempre vivi e vegeti, e non mi riferisco agli uccellacci, ma a quegli esseri umani che, dopo la morte di Iole Santelli, la cinquantunenne Governatore della Regione Calabria, hanno scritto sulla sua pagina FB cose orrende, indegne, indice di un bassezza d’animo inimmaginabile: comportamenti inqualificabili che fanno vergognare.

Espressioni di gioia, di soddisfazione per la morte della Santelli la quale, secondo questa gentaglia, ha il solo torto di appartenere a un partito che essi non gradiscono, di essere una donna di grande carattere e capacità, una professionista che da un quarto di secolo è impegnata in politica, che durante questo periodo si è data molto da fare, sia al Parlamento, sia come membro di governo, sempre coerente con le sua idee: nonostante il male che la tormentava è stata fino all’ultimo giorno al suo posto di lavoro.

Frasi come “una pezza di m…a in meno”, “una fascista mafiosa in meno, speriamo che chiami Silvio, Giorgio, Sergio, ecc., ecc. …,”, sono quelle meno offensive.

Una bella donna che in passato era stata offesa perfino da Berlusconi, nonostante fosse dello stesso partito, con la espressione sessista: “In 26 anni non me l’ha mai data”.

Vergognoso.

 C’è sanità e sanità

Francesco Persico è un qualificato dipendente di una impresa del bergamasco, vice-sindaco del comune di Azzano San Paolo, provincia di Bergamo, il quale, a New York per motivi di lavoro, è stato colpito dal Covid-19.

Ricoverato all’Ospedale Mount Sinai West con febbre a 41°, la prima domanda che gli hanno fatto, dopo averlo messo in isolamento, è stata: “come paghi?”.

E’ rimasto in ospedale 17 giorni, durante i quali si è ritrovato catapultato in terapia intensiva, attaccato alla maschera per l’ossigeno, per sua fortuna fino alla piena guarigione.

La degenza gli è costata 100.mila dollari (all’incirca 200.milioni delle vecchie lire), oltre a 2.500 dollari (circa 5.milioni di lire) per l’ambulanza che lo ha portato dall’albergo all’ospedale, circa 800 metri!

Non avendo copertura assicurativa, è intervenuta la sua azienda.

Quando qualcuno si permette di sindacare sugli ospedali italiani, criticare il nostro sistema sanitario, i nostri medici e infermieri, dovrebbe prima sapere cosa accade altrove e riflettere su ciò che dice.

Auguri a Massimo Giannini, Direttore de “La Stampa”

E’ ricoverato, da qualche giorno, in terapia intensiva presso il Policlinico Gemelli di Roma perché è stato contagiato dal Covid-19.

Ciononostante è ben vigile e nel pieno delle sue facoltà intellettive, tant’è che ha inviato al suo giornale un editoriale nel quale, prendendo spunto dalla sua malattia, ha riepilogato la situazione nel nostro paese.

“Scusate se riparlo di me, oggi ‘festeggio’ quattordici giorni consecutivi a letto, insieme all’ospite ingrato che mi abita dentro. Gli ultimi cinque giorni li ho passati in terapia intensiva, collegato ai tubicini dell’ossigeno, ai sensori dei parametri vitali, al saturimetro, con un accesso arterioso al braccio sinistro e un accesso venoso a quello destro. Il Covid è infido, è silente, ma fa il suo lavoro: non si ferma mai”.

E aggiunge: “A parte me, e un’altra decina di più fortunati, sono tutti in condizioni assai gravi: sedati, intubati, pronati”.

E sui sanitari spiega amaramente: “Sono in superlavoro, bardati come sappiamo dentro tute, guanti, maschere e occhiali. Non so come fanno. Ma lo fanno, con un sorriso amaro negli occhi: “A marzo ci chiamavano eroi, oggi non ci si fila più nessuno. Si sono già dimenticati tutto…”.

Ecco il punto: ci siamo dimenticati tutto”.

E infine chiude così: “L’ho scritto da sano e lo ripeto da malato: le cose non stanno andando come avrebbero dovuto”.

Bell’editoriale, scritto da una bella penna.

Auguri Massimo.

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