Reggia di Caserta: in pensione Mauro Felicori, il direttore che lavora troppo

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Mauro Felicori (foto Gabriele Durante)

Con un post fu Facebook, mezzo che ha sempre usato come rilevante finestra di comunicazione, ha fatto sapere di dover lasciare il suo incarico prima del previsto e la notizia ha fatto rapidamente il giro del web, diffondendosi a macchia d’olio e destando non poco scalpore.

Stiamo parlando di Mauro Felicori, il “superdirettore” della Reggia di Caserta che dal 31 ottobre non sarà più alla giuda della sontuosa residenza reale.

“In ragione della legge sulla quiescenza obbligatoria per limiti di età dei dipendenti pubblici, il mio contratto con lo Stato come direttore della Reggia di Caserta cesserà con il prossimo ottobre, in anticipo di un anno rispetto alla scadenza indicata. Peccato”. Così ha scritto Felicori, annunciando di essere costretto a lasciare il suo incarico in anticipo sui tempi previsti dal contratto quadriennale. Felicori è uno dei “superdirettori” nominati dall’allora Ministro Dario Franceschini, a seguito del concorsone che aveva nel 2015 scelto i nuovi dirigenti alla guida di 20 tra le più importanti istituzioni culturali nazionali.

Nel corso di questi tre anni di mandato, Felicori si è distinto in tutti i modi. Come non ricordare le critiche portate avanti dai sindacati nei suoi riguardi perché lavora troppo, restando in ufficio anche oltre l’orario di lavoro. O quando fece fittare parzialmente l’architettura del Vanvitelli per 30.000 euro da Angela Ammaturo, AD del brand di moda Frankie Morello, per festeggiare il proprio matrimonio insieme a 250 invitati.

Ma del mandato di Felicori saranno ricordati soprattutto i numeri da record fatti registrare. Il direttore ha reso noto che il 2018 sarà chiuso con un nuovo record di visitatori, 900mila (837.848 erano stati i ticket emessi dalla biglietteria del Palazzo Reale per l’anno 2017, contro i 497.038 del 2015 e 681.101 del 2016).

“C’è stata una bella inversione di tendenza. Il bilancio è molto positivo. La Reggia di cui prima non si parlava per nulla (o se ne parlava male) è diventata giustamente di nuovo l’oggetto del desiderio di molti. Marciamo verso un milione di visitatori, mi sembra che sia cambiata l’atmosfera, i visitatori tornano con piacere, chi lavora lo fa con nuove idee, tanta partecipazione e molto volentieri. Ho rimesso in gioco tanta gente. E in una terra come il sud, aver creato fiducia invece che rassegnazione, beh… questo per me vale molto”, sono state le sue parole.

Come sarà il dopo-Felicori? Oggi c’è un nuovo governo e un nuovo ministro che, a giudicare dalle prime azioni, non pare voler mantenere per intero l’impianto della riforma del predecessore. Il pensionamento di Mauro Felicori probabilmente aiuterà a capire le intenzioni del ministro Bonisoli nei confronti del cambio alla guida anche di alcuni dei principali musei italiani.

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