Meno colori e più programmazione economica per uscire dall’emergenza e ripartire

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Proseguono da giorni, da Nord a Sud, le proteste del popolo delle partite Iva, in particolare ristoratori, commercianti, parrucchieri e ambulanti, contro la prolungata chiusura per le norme anti Covid.

La richiesta è unanime: tempi certi per le riaperture, prospettive e programmazione economica per la ripartenza piuttosto che moratorie e ristori insufficienti e offensivi per la dignità di chi chiede solo di esercitare un diritto: poter lavorare.

Le numerose manifestazioni di protesta sono la cartina di tornasole che qualcosa di grave sta accadendo in Italia. Significa che la rabbia dei contestatori non nasce da desideri rivoltosi, ma da un’autentica disperazione. La gente non ce la fa più e di fronte al divieto di lavorare, quindi di procacciarsi i mezzi per sostenere se stessi e la propria famiglia, è normale che l’insofferenza e la disperazione esplodano in protesta.

Di fronte a queste scene di disperazione dei lavoratori non è mancata la comprensione da parte delle forze di polizia che hanno manifestato solidarietà verso gli esercenti in protesta con una nota del sindacato, Fsp Polizia, nella quale si legge: “Di fronte al protrarsi di uno stato di cose che schiaccia la cittadinanza sotto al peso di sacrifici insostenibili, è inevitabile che riprenda la sequela di proteste e manifestazioni di ogni genere da parte di tutte le più disparate categorie sociali ormai allo stremo. Non possiamo che rilevare come questa esasperazione generalizzata sia comprensibile e ormai incontenibile, e ciò significa che bisogna dare ai cittadini risposte diverse“. 

Pensare di gestire questa situazione ormai non più emergenziale, dato che va avanti da oltre un anno, da una prospettiva scollata dalla realtà di chi invece non riesce più a tenere in piedi la propria esistenza costruita magari dopo una vita di lavoro, significa sottovalutare pericoli seri e reali per la sicurezza interna del paese.

Dati alla mano, come fa sapere la Fipe-Confcommercio, solo il 25% degli imprenditori è riuscito a ottenere uno sconto sugli affitti da parte dei proprietari. Il canone di locazione rappresenta un costo fisso che in questo momento è insostenibile. È indispensabile disporre la proroga del credito d’imposta al 60% sui canoni di locazione e al 30% sull’affitto d’azienda anche per i mesi da gennaio ad aprile 2021. Una richiesta contingente, così come quella di abbattere il canone Rai per i pubblici esercizi. Tra 2020 e 2021 i bar e ristoranti sono rimasti chiusi per circa 200 giorni e dunque sarebbe opportuno ridurre il canone Rai non del 30%, come attualmente previsto dal decreto, ma almeno del 50%. Stesso discorso vale per la Tari che andrebbe azzerata o dimezzata, visto che i locali chiusi non hanno usufruito di alcun servizio di raccolta rifiuti.

La classe politica che ci governa appare scollata dalla realtà in cui viviamo. Stiamo parlando di persone che fino all’anno scorso vivevano una relativa tranquillità economica ed ora stanno perdendo tutto, stanno bruciando i sacrifici di una vita, si vedono rinnegare il diritto di lavorare e hanno difficoltà a mettere a tavola il pranzo e la cena. Quando si sveglieranno dal sonno che li avviluppa i nostri politici? Quando smetteranno di parlare di ristori e sostegni ridicoli come la panacea ai mali che affliggono i lavoratori italiani e cominceranno ad attuare una seria progammazione per il rilancio delle categorie produttive? Siamo irrimediabilmente vicini al baratro del “troppo tardi”.

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