Inflazione in accelerazione, consumi in frenata: l’allarme di Confesercenti sulla tenuta dell’economia
Con l’inflazione risalita al 5,4% e il Pil fermo, Confesercenti avverte: senza interventi su potere d’acquisto e bollette, i consumi dell’ultimo trimestre potrebbero calare di 1,4 miliardi
L’economia italiana torna a fare i conti con un’inflazione in forte accelerazione. A ottobre 2026 l’indice dei prezzi al consumo sale al +5,4%, riportandosi sui livelli dell’agosto 2023. Un aumento spinto dai rincari dell’energia, dei prodotti alimentari e dei trasporti, che si riflette direttamente sulla crescita: nel terzo trimestre dell’anno il Pil segna una variazione nulla, smentendo le attese di una prosecuzione della fase espansiva registrata nella prima metà del 2026.
È il quadro delineato da Confesercenti, che commenta i dati diffusi dall’Istat sottolineando come la frenata dell’economia si inserisca in un contesto di peggioramento generalizzato degli indicatori congiunturali. L’occupazione ha smesso di crescere, la disoccupazione è tornata sopra il 6%, mentre la fiducia delle famiglie e del commercio mostra una flessione marcata.
Secondo le proiezioni dell’associazione, l’inflazione potrebbe superare il 6% nei prossimi mesi, con effetti diretti sulle vendite natalizie e sul potere d’acquisto delle famiglie. L’aumento dei prezzi determinerebbe infatti una contrazione della capacità di spesa di fine anno di almeno il 2%, traducendosi in un calo dei consumi nell’ultimo trimestre stimato in 1,4 miliardi di euro.
Per Confesercenti, il rischio è quello di non raggiungere l’obiettivo di crescita dell’1% indicato dal Governo nel DPFP. «È necessario intervenire con la Legge di Bilancio e il DL Bollette per invertire questa tendenza» afferma il presidente Nico Gronchi, indicando come priorità il sostegno ai consumi e la tutela del potere d’acquisto. Tra le misure ritenute essenziali figurano l’implementazione degli sgravi Irpef, la detassazione fino a mille euro delle tredicesime e un intervento deciso per calmierare le bollette di gas ed elettricità.
L’aumento dei costi energetici, infatti, sta già comprimendo la spesa delle famiglie, con ricadute dirette sulle imprese del commercio e dei servizi. Un segnale che, secondo Confesercenti, conferma la necessità di un’azione tempestiva per evitare che la fiammata inflazionistica si trasformi in un freno strutturale alla crescita.







