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Attualità

La tratta cambia volto: in Italia emergono nuove vittime, nuovi sfruttamenti, nuove rotte

La nuova rilevazione Istat (2021-2025) sulla tratta di esseri umani mostra un fenomeno in profonda trasformazione: cresce lo sfruttamento lavorativo maschile, cambiano le rotte migratorie e aumentano i minorenni coinvolti

La tratta cambia volto: in Italia emergono nuove vittime, nuovi sfruttamenti, nuove rotte

Un fenomeno in espansione e in trasformazione

Nel quinquennio 2021-2025 il sistema SIRIT ha intercettato 13.927 persone potenzialmente vittime di tratta, con un aumento del 46,8% rispetto al 2021. La capacità di individuare le vittime cresce, ma cambia anche la natura del fenomeno: “negli ultimi anni, l’incidenza dello sfruttamento lavorativo di uomini adulti ha superato quella dello sfruttamento sessuale di donne” .

Le valutazioni aumentano del 58,1%, mentre le prese in carico crescono meno (+19,3%), segno che emergono forme di sfruttamento che richiedono interventi diversi dall’accoglienza tradizionale.

La svolta di genere: gli uomini diventano maggioranza

La trasformazione più evidente riguarda la composizione di genere. Gli uomini, che nel 2021 erano il 26,1% delle persone registrate, nel 2025 diventano il 52,5%. In valore assoluto quasi triplicano (da 625 a 1.848), mentre le donne diminuiscono (da 1.697 a 1.564).

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Per la prima volta, nel 2025 le vittime formalmente identificate mostrano una prevalenza maschile: 966 uomini contro 915 donne.

Questa inversione è legata al boom dello sfruttamento lavorativo, che nel 2025 rappresenta il 58,1% dei casi accertati, mentre lo sfruttamento sessuale scende al 34,3%. “Fra le vittime di lavoro forzato gli uomini sono 883 su 1.088” .

Minorenni: pochi, ma in forte aumento

I minorenni registrati crescono del 270,2%: da 47 nel 2021 a 174 nel 2025. La loro incidenza passa dal 2% al 4,9%, con una presenza più alta tra i maschi.

L’aumento riguarda soprattutto sedicenni e diciassettenni, che nel 2025 rappresentano il 4,2% del totale. Non si tratta quindi di bambini, ma di adolescenti prossimi alla maggiore età, spesso coinvolti in attività illegali: “nei minori lo sfruttamento nelle economie criminali raggiunge il 14,9%” .

Le nuove rotte: crolla la Nigeria, esplode il Bangladesh

Il quadro delle cittadinanze cambia radicalmente. La Nigeria, storicamente dominante e legata allo sfruttamento sessuale femminile, passa dal 57,8% del 2021 al 18,2% del 2025, più che dimezzandosi in valore assoluto.

Parallelamente, il Bangladesh decuplica: da 55 a 544 casi, diventando la seconda cittadinanza più rappresentata.

Le composizioni di genere sono opposte:

  • Nigeria: 91,4% donne
  • Bangladesh: 95,6% uomini

Crescono anche Marocco, Tunisia, India ed Egitto, confermando un’espansione delle rotte legate allo sfruttamento lavorativo.

Sfruttamento: il lavoro forzato prevale, il sesso si sposta online

Il settore agricolo è il principale ambito dello sfruttamento lavorativo (47,6%). Una parte dei casi riguarda persone entrate regolarmente con visto per lavoro (342 nel 2025), segno di vulnerabilità anche nei flussi autorizzati.

Lo sfruttamento sessuale non scompare: si trasforma. L’Istat segnala la crescita delle forme indoor e online, difficili da intercettare. È plausibile che la diminuzione dei casi registrati rifletta una maggiore invisibilità, non una reale contrazione.

Forme emergenti: matrimoni forzati, servitù domestica, economie criminali

Accanto alle due forme principali, crescono tre tipologie:

  • Servitù domestica: da 12 a 42 casi
  • Matrimoni forzati: da 7 a 32 casi (tutti riguardano donne)
  • Economie criminali forzate: da 16 a 30 casi

Si tratta di fenomeni concentrati in specifiche cittadinanze, come Costa d’Avorio e Tunisia, più che di dinamiche diffuse.

Autori dei reati e costrizioni sulle donne

Nel 2025 le persone segnalate all’Autorità Giudiziaria per reati legati alla tratta sono 2.428:

  • 64,9% per sfruttamento sessuale
  • 25,1% per sfruttamento lavorativo

L’Indagine sulla sicurezza delle donne aggiunge un tassello importante: il 3,2% delle donne straniere non ha scelto liberamente di venire in Italia, e l’1,3% dichiara di aver lavorato in condizioni di schiavitù.

Un fenomeno che cambia volto

La tratta in Italia non è più dominata dallo sfruttamento sessuale femminile. È un fenomeno più ampio, più complesso, più frammentato. Crescono gli uomini, cresce il lavoro forzato, aumentano gli adolescenti coinvolti, cambiano le rotte migratorie.

La componente sessuale si sposta online, rendendo più difficile l’intercettazione. Le nuove forme di sfruttamento – matrimoni forzati, servitù domestica, economie criminali – mostrano che il fenomeno si diversifica e richiede strumenti di protezione più articolati.

 

clicca qui per leggere la news ISTAT

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Redazione Ulisseonline

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