Per la CGIA lo sciopero di ieri è “costato” circa un miliardo di euro
Ogni sciopero ha un costo difficilmente quantificabile che va oltre la giornata di astensione dal lavoro e ricade su cittadini, imprese, conti pubblici e sugli stessi lavoratori
In attesa di conoscere ufficialmente il grado di adesione allo sciopero nazionale indetto ieri da alcune sigle sindacali autonome, l’Ufficio studi della CGIA stima che l’astensione dal lavoro sia costata al sistema Paese fino a 817 milioni di euro. Se aggiungiamo anche i costi indiretti, verosimilmente la “perdita” potrebbe attestarsi attorno al miliardo di euro.
Una precisazione doverosa
Lo sciopero è un diritto fondamentale, sancito dall’articolo 40 della Costituzione, e costituisce uno strumento essenziale con cui i lavoratori fanno sentire le proprie rivendicazioni. Nessuna analisi, e tanto meno questa, può metterne in discussione la legittimità né sminuirne il valore democratico e sociale di questo principio. Il tema che affrontiamo, ovvero quanto costi al Paese una giornata di sciopero, nasce da un’esigenza di conoscenza e non da un intento polemico. Va ricordato che a sostenere il costo più immediato sono proprio coloro che scioperano: la retribuzione della giornata non lavorata viene infatti trattenuta, e rappresenta una rinuncia concreta, spesso non lieve, soprattutto per chi percepisce retribuzioni basse. I dati che seguono vanno quindi letti con equilibrio e rispetto, come un contributo al dibattito e non come un giudizio su chi decide di esercitare un diritto.
Effetti diretti e indiretti per cittadini e imprese
Ogni sciopero ha un costo difficilmente quantificabile che va oltre la giornata di astensione dal lavoro e ricade su cittadini, imprese, conti pubblici e sugli stessi lavoratori. Spesso basta l’effetto annuncio per condizionare il comportamento di molti utenti dei servizi pubblici che preferiscono stare a casa piuttosto che rischiare di rimanere intrappolati nel traffico, anche se poi i mezzi pubblici circolano regolarmente.
Gli scioperi comportano per le imprese, in particolare per quelle pubbliche, una perdita di produttività; meno ore lavorate significano anche meno gettito sia fiscale che contributivo. Ricordando che in Italia il Servizio Sanitario Nazionale eroga ogni giorno 2,5 milioni di prestazioni, a questi disagi si aggiungono i costi di riprogrammazione e l’allungamento delle liste d’attesa, che pesano soprattutto sui pazienti più fragili. Quando i treni merci funzionano a singhiozzo e i porti e gli interporti sono chiusi o semi-chiusi, i container restano bloccati e gli approvvigionamenti slittano. Con le scuole materne e quelle dell’obbligo non frequentabili, molti genitori devono chiedere un permesso per accudire i figli. Quando i mezzi di trasporto pubblici non ci sono, molti lavoratori del settore privato per recarsi al lavoro devono usare la propria auto e farsi carico delle spese collegate (carburante, parcheggio, ticket autostradale, etc.).
Come dicevamo più sopra, anche chi sciopera perde la retribuzione della giornata, circa 1/20 dello stipendio mensile e nella maggior parte dei CCNL per quel periodo non matura la tredicesima. Va segnalato che molte attività che subiscono la cancellazione a causa di uno sciopero vengono comunque recuperate nei giorni successivi (visite mediche riprogrammate, produzione spostata, trasporto merci che slitta di qualche giorno, etc.).
Quindi il “mancato output di una giornata” e “la perdita permanente di valore aggiunto” non sono la stessa cosa. (fonte CGIA)






