CINEMA Ultimo, il talento di dare voce alle emozioni
Dal 22 al 30 settembre nelle sale il film concerto "La favola per sempre" dei record: viaggio nel fenomeno musicale di Niccolò Moriconi, capace di trasformare le fragilità di un pubblico immenso in un coro di riscatto
Dal 22 al 30 settembre 2026 nelle sale cinematografiche italiane è in programma la proiezione del maxi concerto “La favola per sempre” di Ultimo, tenutosi lo scorso 4 luglio, presso il Campus universitario romano di Tor Vergata. Circa 165 minuti che uniscono le immagini integrali del concerto a backstage e momenti privati dell’artista per far rivivere sul grande schermo la magia del concerto che ha registrato oltre 250.000 presenze, diventando il live con il maggior numero di spettatori nella storia della musica italiana. Un vero e proprio record senza precedenti.
Prima di lui solo Vasco Rossi si era avvicinato a numeri simili, con il concerto del 2017 al Modena Park, che aveva richiamato circa 225.000 persone, stabilendo il primato mondiale per un singolo artista.
Con il “raduno degli ultimi”, espressione che racchiude il forte senso di comunità e appartenenza dei suoi fan, Ultimo ha così riunito una folla immensa, confermando la straordinaria capacità della sua musica di creare un legame profondo con il proprio pubblico.
Come nasce questo legame così viscerale e come è possibile che un artista così giovane riesca, attraverso la sua musica, a coinvolgere un numero sempre maggiore di fan?
Il successo di Ultimo può avere diverse chiavi di lettura. Mediante le sue canzoni, il cantautore romano, all’anagrafe Niccolò Moriconi, dà voce agli “ultimi”: a chi attraversa una fase delicata della propria vita, a chi combatte ogni giorno con i propri demoni, le proprie inquietudini e i propri tormenti. I suoi testi nascono spesso da una crepa, da una fragilità profonda, e arrivano dritti al cuore di chi, in quelle parole, ritrova una parte di sé e si riconosce nelle emozioni che raccontano.
Nelle parole della canzone “22 settembre” è possibile rintracciare una palese dichiarazione di intenti: “non scriverò la musica, ma vita della gente. Io sento una missione…cantare in pieno inverno per dar la primavera” e ancora nel brano intimo e malinconico “Sogni appesi”, le toccanti parole “da quando ero bambino, solo un obiettivo: dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo” risuonano con la forza di un’eco infinita per chi vive nell’incertezza esistenziale, in attesa di realizzare se stesso e i propri desideri tenuti in sospeso.
Il grido di riscatto attraverso la sua musica si concretizza pienamente in molte sue canzoni, come “Pianeti”, considerato il manifesto autentico della sua poetica, cha parla di solitudine, e incomunicabilità e trasforma la sofferenza in speranza. La scrittura di Ultimo, essenziale e senza filtri, punta su un’immediata empatia verso chi si sente invisibile, escluso o sconfitto, offrendo parole di speranza e coraggio a chi si ritrova fuori posto come Giusy, simbolo universale delle vulnerabilità, che cerca di riafferrare la propria identità in un mondo indifferente: “e ricorda è dal dolore che si può ricominciare”.
Un ulteriore fattore certamente determinante nel consacrare il fenomeno Ultimo nel panorama del cantautorato italiano è la sua capacità di mantenere una propria riconoscibilità e non lasciarsi condizionare dall’omologazione, dalla ricerca esasperata dell’estetica e dall’uso smodato di trucchi tecnici, come l’Auto-Tune che appiattiscono la sfumatura timbrica e l’identità artistica. Una musica che insegue le mode del momento, progettata per una fruizione immediata e un consumo veloce, priva di un tratto riconoscibile e autentico, può garantire un successo istantaneo, ma difficilmente può produrre capolavori artistici che sfidano il tempo e restano nella memoria collettiva.
Tutto ciò contribuisce a spiegare la forza di Ultimo e la sua volontà di rimanere fedele a se stesso e di tradurre le emozioni personali in sentimenti universali e condivisi.







